Patrick Carney picchia duro sulle pelli e produce, Dan Auerbach mette in gioco le pastose corde vocali e fa incendiare una chitarra straordinariamente intensa e consapevole: il loro è uno scontro armonico di sensibilità sincronizzate, di congetture melodiche elementari e perciò ad un tempo letali e divertenti. Un blues-rock grezzo, primordiale, ma sempre visto da un'ottica bianca che lo rende subito acido, feroce. Una versione scarna dei primi Fleetwood Mac, un John Mayall senza alcuna fregola jazz.
Il sound è chiaramente costruito, eppure riesce a suonare naturale, uno schianto ruvido ad amplificatori sgarbati, che quasi lo credi reperto d'epoca. Frutto di una convivenza lunga e approfondita con la materia, divorata e metabolizzata così da restituirne le forme con stringente immediatezza. Roba al cui confronto il blues-revival dei White Stripes sembra poco più che un capriccio da poseurs, mentre quello irrorato post-punk dei The Immortal Lee County Killers una corruzione eccessiva (per quanto trascinante).
Eppure, ai primi del millennio Patrick e Dan erano ancora due ragazzi che masticavano tempo e prospettive per quanto permetteva loro Akron, Ohio. La città della gomma, la chiamano, per via degli stabilimenti Goodyear. Ma, stando a quel che si dice, anche un bel ricettacolo di desolazione e strade senza uscita. Da cui però un glorioso giorno – un millennio fa - spuntarono i Devo, e scusate se è poco.
Proprio a quei pazzoidi geniacci guardò inizialmente Patrick, pestando pelli in band post-punk. Dan invece era quello che annusava arcaiche vibrazioni blues, almeno per quanto gli consentiva l'odore di pneumatici nell'aria. Forse il Delta del Mississippi - quel raglio di vita aspra, quelle vene aperte come una strada tra perdizione e redenzione - rappresentava per lui il corrispettivo del poster esotico per Carlito-Al Pacino, con la differenza che Dan lo ha strappato prima di ammuffire (morire), se lo è messo in tasca a stretto contatto di cuore. Infine, se lo è suonato. Assieme a Patrick, ben presto convertito alla brusca flagranza professata dall'amico. Una complicità nata e assodata nella cantina del batterista, ottima location per questa cospirazione. Che nel 2002 azzarda la luce del sole con un bruciante debut-album.
Scheda: Black Keys
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