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Pubblicazione 01 Giugno 2007

Andrew Bird

Il mistero della semplicità

Un folk che diventa pop tra cascami esotici e onirici retaggi swing. Un terso gioco d’ombre e palpitazioni. Una traiettoria raccolta ma ben definita, eterea ma risoluta: la seconda vita artistica di Andrew Bird
Andrew Bird
2007

Andrew Bird non sembra condividere la materialità di questo mondo. O, almeno, non del tutto. Difficile associare la naturalità e la disinvoltura con cui si manifesta alla sequela biografica che lo descrive violinista–chitarrista–songwriter, nato a Chicago, cresciuto aRavel e Charley Patton, membro o semplice frequentatore di compagini eterogenee quali Squirrel Nut Zippers, Neko Case e Throwing Muses. Capace quindi di trovare il tempo – tra una partecipazione alla soundtrack del film Cradle Will Rock di Tim Robbins e un tour con Ani Di Franco – per allestire un gruppo, i Bowl Of Fire, assieme ai quali ha inciso ben cinque album materializzando proteiformi attitudini stilistiche (rock, soul, folk, blues, swing.). Per poi dedicarsi, a partire dal 2003, alla sua carriera solista: artisticamente, è quasi una seconda vita.

Sembrerebbe il curriculum di uno dei tanti arrivisti del gran bazar del rock alternativo (o "adulto"), e invece più ti avvicini a Weather Systems e all’ultimo The Mysterious Of Prodution Of Eggs, più i secondi fini sembrano poco plausibili, tanto è evidente la genuinità, la risoluta noncuranza per qualsivoglia scena o filone. Specialmente per quel NAM ormai decrepito che però continua a divorare quel che gli capita a tiro e che potrebbe – previo disgraziate strategie promozionali – fagocitarlo nel suo recinto di eminenti mediocrità. Invece no: come già i Sufjan Stevens o gli M.Ward – a lui assimilabili più per la sensibilità che non per lo stile – Andrew Bird non è uno che si fa prendere. Non lo calcoli, non lo inquadri. Sembra arrivare da lontano e gettare lo sguardo verso un orizzonte per noi indecifrabile, ma così leggero da far sognare.

Nella sua musica si (con)fondono mille suggestioni, l’eredità di mille impronte, eppure non sembra essere così importante: il passato è intangibile, è appena un tremore, la premessa di un presente che nello stupore di esistere, di generarsi sempre alla vita, scorda d’essere tempo. Ne resta qualcosa di molto simile alla magia, cui l’ascolto di queste canzoni vuole – il più possibile – somigliare.

Scheda: Andrew Bird

copertina pdf #91