Turn on
Pubblicazione 01 Maggio 2008

Ettore Giuradei

Panciastorie

Teatro e canzone

Surreale e onirico, Giuradei è cantastorie in chiave e musicale teatrale con un immaginario istintivo e straripante.
Ettore Giuradei

Una tradizione di cantastorie che continua, mutuando il teatro musicale degli ultimi quattro decenni (Gaber/Jannacci, Paolo Rossi), la canzone d’autore, la letteratura e l’oralità. Questo l’humus del bresciano Ettore Giuradei, un’etichetta in proprio (Mizar Records) e una precedente incarnazione musicale con i Malacompagine (con l’onnipresente fratello Marco al piano) sfociata nel primo album, Panciastorie (Mizar Records / Audioglobe, 2005) con cui aveva cominciato a farsi notare tre anni fa. 

Non è di certo difficile ipotizzare la provenienza teatrale del Nostro, che già parallelamente all’attività musicale iniziata a fine anni ’90, lavora come attore per la compagnia Teatro Distratto realizzando alcuni spettacoli. Background che ci sta tutto considerando le prove successive. Panciastorie (“è il tentativo di creare una canzone d’autore che non si appoggi solo malinconicamente sulle parole ma che trovi nell’arrangiamento lo sfogo della sua motivazione più viscerale”, dal libretto del CD) cerca di andare al di là del classico binomio songwriting/testi in italiano, con un folk rock robusto ed espressivo che fa dell’energia e del sarcasmo i suoi punti di forza. Surrealtà ed onirismo, echi di Capossela, Paolo Conte e Nick Cave, la canzone francese alla Leo Ferrè, il maledettismo alla Bukowski che permea i testi. Liriche dove prevale il racconto del vissuto, anche autobiografico sia pur trasfigurato letterariamente, con un’accentuazione di chitarre distorte e batteria molto presente, che mettono in evidenza gli aspetti più oscuri delle canzoni.

Per il secondo album Era che così (Novunque / Mizar Records, marzo 2008, recensioni su SA #41) Giuradei si lascia dietro i Malacompagine, ad eccezione del fratello, asciugando abbastanza la parte musicale in favore di un equilibrio espressivo che ben bilancia musiche e testi. È il piano ora a prevalere, per ballad nelle quali rock, folk e songwriting si mescolano alle liriche apparentemente paradossali, riflessioni sui generis sulla realtà. Un universo istintuale e straripante, fatto di cabaret, teatro canzone e letteratura maudit, filastrocche e nonsense, tra donne, vino, sbronze, culi sudati sulla lavatrice d’estate, ma anche fiorellini, mucche, stelle, surrealtà insomma. Con più di un’eco di certi Mariposa.

Situazioni a volte lasciate in sospeso (è difficile capire l’incertezza delle cose / la verità che passa in ogni calice), amarezze, paradossi, sofferte storie d’amore. Cantautorato classico 2.0.

copertina pdf #91