Tune in
Pubblicazione 15 Luglio 2007

Gianluca Becuzzi

Intervista

Un temperamento per niente nostalgico, un passato vissuto da studente di Belle Arti a Firenze, negli anni '80 capitale del dark italiano, ascoltando Eno e John Cage, Throbbing Gristle e Pierre Schaeffer, per poi virare a 360° il suo percorso musicale, approdando all'elettronica sperimentale. Gianluca Becuzzi (già noto con il moniker Kinetix), insieme a Fabio Orsi è, allo stato attuale, uno dei nomi più altisonanti del panorama avant-elettronica italiano. Ne abbiamo parlato con il diretto interessato...
Gianluca Becuzzi
Il Lunk 2006

In principio fu Kinetix. Nel 1999 ha inizio la tua attività con questo moniker, ma la tua carriera comincia già a partire dalla metà degli anni '80. Cosa è successo in quegli anni?

Negli '80 studiavo pittura all'Accademia di Belle Arti di Firenze e contestualmente facevo le prime esperienze musicali suonando post-punk, coldwave, industrial et similia. Quello era il suono "più eccitante" dell'epoca, soprattutto se, come capitava a me, avevi 18 anni e vivevi a Firenze, la capitale italiana del "popolo nerovestito". Così ho iniziato e così ho proseguito per buona parte degli anni '90, pubblicando album e suonando in giro per mezza Europa sotto svariate sigle. Alla fine dello scorso decennio i miei interessi artistici sono mutati radicalmente e ho indirizzato la mia ricerca espressiva verso forme maggiormente sperimentali rispetto al passato. Oggi tendo ad archiviare la prima fase della mia produzione (una quindicina di album circa) sotto la voce "opere giovanili", siccome non ho un temperamento nostalgico e quindi mi capita raramente di ripensare al passato. Tutte le mie energie si convogliano sul presente, quando non addirittura sul futuro.

Attraverso quali ascolti Gianluca Becuzzi è diventato il musicista che conosciamo? In pratica, quali sono le musiche che ti hanno formato?

Tantissimi ascolti, tra loro diversi, che vanno dalla musica cosiddetta "colta" a quella "extra-colta".
Dovendo comunque trovare un "fil rouge" che collega ciò che mi ha maggiormente influenzato, parlerei di tutte quelle musiche capaci di esprimere idee forti, compiute, autonome, innovative, che si esprimono attraverso forme quanto più possibile essenziali. A mio modo di vedere in questa categoria trasversale possono convivere uno a fianco dell'altro artisti come Brian Eno e John Cage, Throbbing Gristle e Pierre Schaeffer, Ryoji Ikeda e Karlheinz Stockhausen, Iannis Xenakis e John Duncan, Pauline Oliveros e Pansonic, Bernhard Guenter e Morton Feldman.

L'elettronica italiana, soprattutto nel campo della musica d'arte, ha una storia di tutto rispetto, legata a persone e luoghi fondamentali come Bruno Maderna, Luigi Nono, Luciano Berio e lo Studio Fonografico della RAI. Che rapporto hai con le forme primordiali di elettronica e in generale con i compositori contemporanei che con essa hanno sperimentato?

Nutro grandissimo rispetto e ammirazione nei confronti dei pionieri che hai nominato. Senza la loro fondamentale opera, il mio modo di concepire il suono e lavorare con esso non sarebbe lo stesso. Credo che questo "debito artistico" vada assolutamente riconosciuto ed esteso anche a coloro che, pur ignorando opere e nomi dei compositori citati, beneficiano inconsapevolmente delle loro "idee rivoluzionarie" quando, ad esempio, considerano "pratica ordinaria" inserire suoni di sintesi e/o loop campionati all'interno delle proprie musiche.

La Small Voices con il suo coraggio è riuscita a trasformarsi presto in punto di riferimento imprescindibile per l'elettronica sperimentale nostrana. Come sei venuto in contatto con l'etichetta pugliese? Quali sono i vostri rapporti oggi?

Conosco Pasquale Lomolino da molti anni. Così, quando lui fondò Small Voices assieme a Pierpaolo Marchio, per me è stato del tutto naturale proporre loro i miei lavori. Pierpaolo e Pasquale sono stati i primi a credere nel mio nuovo corso artistico offrendomi l'opportunità concreta di far circolare il nome di Kinetix con la pubblicazione in CD di Selected e_missions e White Rooms. In seguito hanno continuato a supportarmi pubblicando Memory Makes Noise, l'album a mio nome dello scorso anno e quello del duo-project con Fabio Orsi Muddy Speaking Ghosts Through My Machines. Insomma con Small Voices e la sua sister label A Silent Place è un continuo work in progress.

La tua ricerca non si ferma al versante musicale, ma comprende anche le arti visive e il rapporto spazio-suono (come in White Rooms), rendendo la dimenzione performativa /installativa imprescindibile per comprendere la tua arte. In questo senso il supporto discografico non rischia di essere un limite?

Parallelamente alla produzione di lavori compositivi (per i quali il supporto digitale è ovviamente quello appropriato) ho realizzato anche tutta una serie di lavori "altri" rispetto alla modalità del puro ascolto: installazioni sonore, audio-visive, sonorizzazioni di spazi, sound design, performance. Personalmente considero CD come White Rooms o Gestaltsystem01::Possible Forms::come i cataloghi delle due installazioni che portano lo stesso titolo e niente più di questo, cosciente che per "godere pienamente dell'opera" è necessario fruirla nella dimensione percettiva per la quale è stata progettata. Queste forme d'arte mi interessano a tal punto che io e il mio amico Marco Formaioni abbiamo ideato un festival chiamato Piombino eXperimenta, interamente dedicato alla sound art.

Che fine ha fatto Kinetix? Quando e perchè hai deciso di abbandonare questo moniker per presentarti con il tuo nome anagrafico? E, soprattutto, è una scelta definitiva?

Kinetix è la sigla che ho utilizzato ogni volta che la mia ricerca si incentrava sul sound processing digitale. Attualmente sto lavorando principalmente con sonorità elettroacustiche-concrete e per questo motivo, a partire da Memory Makes Noise, ho preferito firmare con il mio nome i lavori che andavano in questa direzione, relegando la sigla a semplice suffisso mnemonico. Kinetix potrebbe saltare nuovamente fuori se decidessi di dare alle stampe alcune registrazioni inedite che sono rimaste nel cassetto. Diversamente non so...

Con Memory Makes Noise, pur senza abbandonare il radicalismo che ti è sempre stato proprio, hai inserito elementi elettroacustici e lo stesso hai fatto nei due lavori con Fabio Orsi. Del resto,  è divenuta una pratica diffusa da parte degli ex "puristi" dell'elettronica, quella di arricchire il sound con elementi acustici. Cos'è, una sorta di ripensamento o la nuova frontiera dell'elettronica post-moderna?

Non sta a me dire se questa sia l'ultima frontiera, per certo è un terreno di ricerca estremamente stimolante, che negli ultimi tempi ha attratto a se diversi altri artisti del giro avant internazionale. Quello che posso dirti è che i field recordings, la manipolazione di oggetti sonori e gli strumenti acustici che ho utilizzato per realizzare le composizioni più recenti, mi hanno dato risultati talmente soddisfacenti da convincermi a proseguire in direzione elettroacustica. Questo non significa che in futuro non potrei tornare a "pensare" in termini di elettronica pura. Mai dire mai...

Quella con Orsi è stata solo una collaborazione estemporanea o avete in progetto altri lavori assieme? Come è nata l'idea di fare musica insieme?

Quello formato da me e Fabio è un vero e proprio duo-project destinato a rimanere stabile nel tempo e produrre altro ancora. Il nostro sodalizio si fonda su un'autentica amicizia e su una stima reciproca che investe tanto il piano umano quanto quello artistico. Ci siamo conosciuti nell'estate del 2004 in un luogo virtuale, il forum di IXEM (Italian eXperimental Electronic Music), dove  è avvenuto un primo scambio di opinioni. In seguito, spedendoci le rispettive produzioni per via postale, abbiamo capito che all'uno piaceva la musica dell'altro ed abbiamo iniziato a collaborare a distanza. Tutto il resto è venuto da sé: i primi due mp3works a doppia firma, messi in rete da Sinewaves.it (Snow Palace Hotel e Stella Maris Hotel), Osci, il solo-debut di Fabio, al quale ho lavorato in veste di produttore del suono, fino ad arrivare ai due recenti CD in duo.

Gianluca Becuzzi
Il Lunk 2006

Mi piace immaginare Muddy Speaking Ghosts.. come una sorta di dimostrazione di quanto, in epoca post-moderna, le radici del folk possano legarsi al suo estremo opposto, l'elettronica. Come è nata l'idea (tra l'altro molto interessante e originale) di rivisitare le registrazioni di Alan Lomax?

L'idea è nata proprio dalla volontà di creare un cortocircuito estetico tra dimensioni storico/culturali tra loro tanto distanti da risultare pressoché inconciliabili. Da una parte i mondi delle tradizioni popolari registrate da Lomax, dall'altra la nostra contemporaneità tecnologica e disincantata. Una sorta di incontro/scontro tra termini antitetici: natura e cultura, passato e presente, tradizione e avanguardia. Un lavoro basato sulla regia (sequenze, montaggi, tempi) tanto che per certi versi, alla fine, somiglia più a un film che a un disco.

L'idea delle forme variabili espressa in Gestalt System01::Possible Forms::, quella cioè di far suonare due CD contemporaneamente, fornendo all'ascoltatore la possibilità di creare nuove forme, mi sembra vada nella direzione del superamento dell'ascolto passivo. Un modo di superare le modalità d'ascolto tradizionali, unendo ricezione e creazione. E' a questo che pensavi quando hai pubblicato il disco?

Esattamente, la qual cosa vale anche come ricerca sulle possibilità autogenerative del suono, che può riconfigurarsi in forme sempre diverse se la composizione si basa su strutture modulari come avviene nel caso di questo doppio CD. Nella sua versione installativa, invece, Gestaltsystem è stato presentato nell'estate 2005 durante la prima edizione di Piombino eXperimenta. In quel caso avevo diffuso la composizione all'interno di tre celle del Castello di Piombino. L'ascoltatore era invitato ad entrare nel buio delle tre anguste prigioni chiudendosi la porta alle spalle per fare esperienza diretta del suono prodotto dai CD-player selezionati in modalità random / repeat. Data l'esiguità dello spazio, il suono prodotto dagli speaker risultava assai prossimo e dunque "fisicamente avvertibile".

Puoi parlarci brevemente della IXEM, della quale sei membro?

IXEM è una comunità virtuale attiva in rete da alcuni anni, che riunisce una significativa rappresentanza di artisti italiani dediti alla sperimentazione: compositori, performer, videoartisti etc.  L'emanazione pubblica di IXEM attualmente più visibile è Live-IXEM-Festival, una rassegna annuale proposta sotto forma di contest.

Immagino non sia facile per un musicista sperimentale (diciamolo pure: "di nicchia") vivere con la propria musica. Tu ci riesci? Quali sono le maggiori difficoltà che incontri?

No, io non vivo di sola arte, svolgo altre attività lavorative per garantirmi quel minimo di tranquillità economica difficilmente ottenibile altrimenti. Qualche volta mi capita di pensare quanto sarebbe bello se potessi occuparmi di musica a tempo pieno, senza alcuna distrazione; altre volte, invece, mi convinco che far dipendere unicamente dagli introiti artistici i pagamenti dell'affitto, delle bollette e la spesa al supermercato potrebbe finire per rovinare tutto. Quindi, forse, è preferibile lasciare le cose come stanno...

Del resto sono tanti i grandi artisti per i quali l'arte, almeno fino a un certo punto, non ha rappresentato la principale fonte di guadagno. Basti pensare a Italo Svevo e Charles Ives, entrambi assicuratori. Spero ti sia di augurio... La più classica delle domande per chiudere un'intervista: progetti per il futuro?

Ho composto un nuova nuova pièce elettroacustica intitolata [in]visible Fields a firma Gianluca Becuzzi e sto attualmente trattando la sua pubblicazione all'estero. Entro l'anno uscirà anche il primo di una serie di quattro volumi che ristampano materiale TRAX, alla quale partecipo con composizioni inedite specificamente create per l'occasione. Il terzo lavoro coofirmato con Fabio Orsi sarà pubblicato nel prossimo autunno per l'etichetta statunitense Last Visible Dog e si intitolerà Wild Flowers Under The Sofa. Come produttore del suono ho lavorato invece all'album solista del "solito" Fabio Find Electronica e a Enso, l'esordio di Luigi Turra, un altro giovane talento nazionale dal quale aspettarsi grandi cose.

copertina pdf #91