Drop Out
Pubblicazione 01 Luglio 2012

Love To Hear You Baby: The Ladies Of Rhythm [part 2]

Storia della donna nell'universo dance

La scomparsa di Donna Summer ci spinge a ripercorrere il ruolo decisivo della figura femminile nella storia della dance. Un viaggio, player alla mano, lungo le hit storiche rese grandi dalle donne.
Sophie Ellis-Bextor
2012

 

Segue da Love To Hear You Baby [part 1]

 

Material Girls: pop conjunctions & electro feelings

Non è questo ovviamente il posto giusto per discutere della donna lungo il pop (se per l'argomento trattato oggi ci vorrebbe un libro, per quell'altro non ne basterebbero tre). Però è doveroso far risaltare quanto spesso gli artisti abbiano converso sulla linea di confine tra pop e dance, perché di fatto la figura femminile è l'anello di congiunzione perfetto tra la semplicità di meccanismi della musica popolare e l'energia seduttiva di quella da ballo, oltre che il caldo e morbido contraltare al taglio sovente freddo e pungente delle sonorità elettroniche. E qui non parliamo di vecchie volpi come la Madonna di Material Girl e Vogue, la Kylie Minogue di Can't Get You Out Of My Head, gli ABBA di Gimme! Gimme! Gimme! o la Lady Gaga di Poker Face, entertainers che han sempre abilmente (e furbescamente) accarezzato il sottile confine della dance pur restando piantate sull'orizzonte pop.

No, qui vogliamo dar rilievo a quei casi in cui l'artista ha cavalcato intenzionalmente il potere femminile con obiettivi dance dal risvolto dichiarato pop, magari cambiando pelle per l'occasione, o sacrificando le proprie attitudini, o ancora vendendosi l'anima al diavolo. Come Cher, che dopo oltre 30 anni di onorata carriera discografica nel '98 si ripresenta al pubblico tirata (tiratissima) a nuovo e tira fuori Believe, suo malgrado una delle hit più popolari degli anni '90, di sicuro l'autotune pop per eccellenza. Ma anche le Bananarama di Venus, il pezzo pop '80 studiato apposta per gli irriducibili della disco e la consegna definitiva delle tre londinesi a un'immagine da seduttrici che non avevano mai avuto, o ancora gli Eurythmics di Sweet Dreams, con la Lennox prestata appositamente per fabbricare uno dei pezzi più cantati, ballati, remixati e rielaborati di sempre.

E quante altre volte, poi, son stati esponenti di stili e generi differenti a voler ricorrere al modello femminile per raggiungere il pubblico pop. Gli alfieri nordici Röyksopp l'han fatto ben due volte, prima con la Andersson dei The Knife in What Else Is There e poi con Robyn in The Girl And The Robot, non a caso le loro hit di maggior successo. I Groove Armada han voluto farlo nel 2001, mettendo un attimo da parte il percorso big beat e coinvolgendo Celetia Martin per My Friend, una voce celestiale e cristallina a cui vien concesso lo spazio assoluto (quando canta lei, tutt'intorno è silenzio), per poi riempire il refrain di chitarre per addolcire il ritmo. Dal suo hip-hop Kanye West era sfuggito più volte per un pelo al "pericolo" pop, ma quando nel 2008 fa coppia con Estelle è il botto definitivo e American Boy sfodera un cantato femminile strepitoso e impossibile da mandar via.

Incrociare electro, pop e dance è un gioco che troppo bene si presta alla voce femminile. Ancora qualche esempio? Saltando di palo in frasca: Girls Just Want To Have Fun e Cyndi Lauper che urla uno degli inni più scanzonati e liberatori del decennio di plastica, riacchiappando l'eredità disco che il pop stava assorbendo a quel tempo; Samantha Fox e quel Touch Me innocente e malizioso che ha incantato la generazione '80; i Propellerheads di tutt'altra sponda su History Repeating, con Shirley Bassey che tira fuori un cantato poderoso e graffiante che legge il big beat agli antipodi rispetto alla My Friend di pocanzi; il nostro Spiller che sfonda nel 2000 il mercato discografico con Groovejet insieme all'astro nascente Sophie Ellis-Bextor nella sua prova più aggraziata; i La Roux di Bulletproof, con una Elly Jackson così leggera che non poteva non spopolare nel pubblico indie; le Sugababes che nel 2002 toccano un mostro sacro come Gary Numan campionando Are Friends Electric in Freak Like Me, con un'efficacia del cantato che quasi fa sfigurare l'originale.

Questo per dire che quando la dance ha voluto essere commerciale ne ha avuto le piene potenzialità, ed erano tutte femminili. Pensate allora quando veniamo proprio al mainstream spinto...

Who's That Chick: the mainstream affair

Forse il capitolo potenzialmente più fastidioso del nostro excursus, che dopo aver toccato nomi più o meno nobili della storia della musica al femminile si appresta a gettarsi nel marasma delle tracce del sistema Mtv. Eppure la cosa mainstream è il terreno di gioco ideale in cui confrontare e misurare l'efficacia del genere femminile quando parliamo di dance. Le prove più lampanti arrivano quando producers provenienti da un ambito apparentemente estraneo a questi meccanismi, come la trance, si tuffano a pesce nel mondo radiofonico, scegliendosi compagne eccellenti al microfono (e trasformando in parte l'immaginario collettivo del sound trance verso i risvolti di marketing meno nobili).

Lo san benissimo due pezzi grossi dell'arena come Tiësto e Armin Van Bureen, da anni sempre ai primi posti delle top DJ chart eppure ogni anno sempre così attenti a non perdere il treno mainstream. E sempre con nomi femminili eccellenti: con Tiësto ci son finite addirittura Nelly Furtado e Anastacia, piega melodica per la prima in Who Wants To Be Alone, taglio graffiante su synth grasso per la seconda in What Can We Do, mentre insieme a Van Bureen scorriamo tra le altre la sognante Sharon Den Adel dei Within Temptation in In And Out Of Love (che a dirla tutta non rinnega neanche troppo lo spirito originario del genere), di nuovo la Ellis-Bextor in posa sciantosissima in Not Giving Up On Love e la diva del genere Jennifer Rene nella autunnale Fine Without You.

Rihanna
2012

Capitolo a parte andrebbe fatto per il mostro più cattivo David Guetta, che interamente immerso nel sistema commerciale da un decennio (curioso che il figlio più compiuto dell'electroclash sia un divo) ormai ne conosce ogni meccanismo, e forte del valore catalizzatore del suo nome non fatica a trovare le collaborazioni più clamorose possibili. Nell'ordine, e parlando solo di tempi recenti: Kelly Rowland (When Love Takes Over), Estelle (One Love), Fergie (Gettin' Over You), Rihanna (Who's That Chick) e Nicki Minaj (Turn Me On), sound sempre sfacciato e arrogante ("F**k Me I'm Famous", d'altronde...), costantemente fondato su facili effetti e citazioni ad hoc per far scattare la scintilla e rimuovere gli ostacoli alla larga fruizione.

Si potrebbe continuare trattando il nuovo gettonato nome della videomusic culture Wynter Gordon (già all'attivo tre hit come Dirty Talk, Til Death e Buy My Love, un album personale e anche l'ospitata sull'ultimo Steve Aoki in Ladi Dadi) oppure le frequenti collaborazioni di un'altra colonna come Martin Solveig con i Dragonette di Martina Sorbara (pezzi riuscitissimi quali Hello, Boys & Girls, Big In Japan e Can't Stop), ma qui vogliam chiudere con un pezzo storico della dance italica nel suo momento di culmine assoluto: il Benny Benassi degli inizi, quello che con la sua electro-house senza fronzoli ha contribuito al varco dei confini italiani verificatosi nei primi 2000. Quel Benassi ha partorito eccellenti pezzi rimasti fissi nella memoria di molti, e le voci femminili erano sempre a dir poco perfette: i lavori più calzanti al nostro discorso nei Benassi Bros, insieme a Sandy nel suo capolavoro Illusion, uno dei simboli più compiuti della migliore onda italo-dance, e con Dhany in pezzi altrettano epocali come Rocket In The Sky, Every Single Day e Make Me Feel.

Ma adesso torniamo a questioni più serie.

Big Fun: house, techno & girl power

Anche quando il dancing è stato pienamente orientato al club, e dunque doveva fondarsi soprattutto sull'incisività ritmica, le opportunità delle figure femminili non sono state sprecate. Persino un genere come la techno, nato sotto il segno della durezza, della meccanicità e dell'alienazione, il suo apice di successo assoluto l'ha vissuto proprio nel momento in cui ha incontrato la giusta vocalist: la mente responsabile della rivoluzionaria intuizione è proprio il Kevin Saunderson che abbiamo intervistato recentemente, il terzo anello della trinità fondante e colui che con gli Inner City ha raggiunto un nuovo livello di percezione del sound. La voce soulful di Paris Grey è stato il gancio per raggiungere l'orecchiabilità techno-soul definitiva e con due hit planetarie come Good Life e Big Fun il genere esce prepotentemente dal meccanismo club e guarda la luce del sole, restando impresso come una delle cose memorabili degli '80. Qualcosa che alla techno successe soltanto in queta sua prima fase, poi mai più.

Lato house, le cose andarono un po' meglio: una delle vocalist più presenti nell'ascesa dei 4/4 è stata Kym Mazelle, che a cavallo tra gli 80 e i 90 ha dato voce ad alcune big hit house come I'm A Lover (in una bella combinazione acid-soul), Taste My Love (già più psichica), Was That All I Was (prodotta da Marshall Jefferson, che la taglia su misura per la linea vocale) e Don't Scandalize My Name (vicinissima agli Inner City), per poi gettarsi anche lei nella mischia eurodance (Love Me The Right Way). Menzione d'onore anche per le Jomanda di Got A Love For You (pieno USA style, fianco a fianco alla hip-house), gli S'Express del loro Theme (bravi a unire vigore acid house e assetto pop full '80), Cookie Watkins con I'm Attracted To You (la deep che va aprendosi sempre più al soul), ed Helen Bruner con Gimme Real Love (come sopra ma più spigliata), mentre Robin S è quella che nel '93 ha fatto impazzire il Regno Unito con Show Me Love, pattern così acido che è già trance e linea vocale praticamente eurodance. Tra quelle che non si dimenticano, la Barbara Tucker di Beautiful People tutta stile e funky soul e il jingle killer di Lady Kier su Groove Is In The Heart taggata Deee-lite.

Inner City
1990

In tempi più recenti abbiam visto la riscoperta dei 4/4 su un versante più emotivo, nostalgico e referenziale, che partiva spesso da prerogative fatte per l'ascolto sposando però senza grosse preoccupazioni (anzi, con rinnovata grinta) la materia house. Sempre con le voci femminili protagoniste: nella line-up dei primi Hercules And Love Affair ad esempio c'era Nomi Ruiz, che con la sua voce melodiosa e importante dava uno smalto irreprensibile a You Belong o virava sul lascivo Hercules Theme, quando non partiva per la tangente errebì-soul nello storicismo acido di I'm Telling You. E la Ruiz è la stessa che poi, come Jessica 6, tirerà fuori altri due pezzi drittissimi come White Horse e Fun Girl, due risvolti fashion & erotic della stessa medaglia.

I Gus Gus, invece, la brava Earth l'han sempre avuta, ma il meglio del suo profilo più esplicitamente tech-house l'han tirato fuori in Forever del 2007, con una manciata di pezzi da insegnare a scuola di clubbing come Hold You (implacabile e serratissima), You'll Never Change (la ragazza che si diverte mentre il producer gli dà di cassa) o Need In Me (reminescenze trance sotto un cantato sempre caldo e accorto). E parlando sempre di glacial act dance-oriented, per correttezza van citati anche gli SCSI-9 di The Line Of Nine: la voce fredda è di Katya Ryba, il resto è ghiaccio russo.

Il vero colpo di coda della house al femminile però avviene proprio ai giorni nostri: un gruppetto di ragazze terribili negli ultimi anni han preso in mano il sound deep, donandogli una gentilezza e una dolcezza delle forme che nessun esponente maschile poteva toccare. I nomi li abbiam già fatti, e son quelli da tenere d'occhio per i mesi a venire: Steffi è la donna di cuore, prima splendida nelle cadute emotive malinconiche di Sadness, poi decisiva nell'impronta dritta di Yours; Deniz Kurtel è la virtuosa capace sia del tocco duro che del fascino enigmatico, e Music Watching Over Me è ancora il suo pezzo più avvolgente, una base fatta per il club e i sottili interventi vocali a ribadire presenza e gusto; Nina Kraviz è la forza dell'underground che alza la testa, capace di una Ghetto Kraviz sporca e cattiva o di tocchi raffinati come Taxi Talk, ma sempre attentissima a non invadere l'efficacia del ritmo con eccessi di protagonismo; infine, Maya Jane Coles è il faro che illumina chi le sta vicino, con una collezione di riconoscimenti alle spalle che la rende vero personaggio di riferimento, una trentina di pezzi di clubbing irresistibile nel repertorio e certi interventi vocali personali da urlo, come in Nobody Else, dove viene fuori il vero senso del groove reso vocale sotto un trip delicato e deciso allo stesso tempo, o Senseless, dove lei è sempre presente ma da dietro il telo, aggiungendo solo i tocchi indispensabili per stregare.

Katy B
2012

Ovunque ti giri, trovi sempre la donna che mette l'ingrediente segreto e fa luccicare l'intero genere. È successo a filoni come techno e house, quando han deciso di potenziare la recettibilità del sound, ed è successo anche sotto altri generi, che proprio appena han scoperto le opportunità a disposizione, han partorito una vera e propria generazione di vocalist flessibili e sempre pronte a cantare la next big hit. Siam proprio alle battute del presente, seguiteci.

Right Things To Do: dubstep, funky & post-stuff

Vogliamo parlare del dubstep? Per anni un filone fondato su un'oscurità intransigente, un suono duro, netto e cattivo che non prevedeva strappi alla regola. Poi, è inevitabile, vien fuori la tangente che ammorbidisce il passo e punta ad ampliare l'offerta: "il maledetto post-dubstep", pensarono i puristi; l'unica possibilità per tener davvero vivo il genere, osserviamo noi guardandoci alle spalle.

Ed ecco che il contributo femminile si è subito fatto vivo: Katy B è stata una delle prime ad aver bucato il dubstep con la sua femminilità, lo stacco netto delle due tracce coi Magnetic Man, Perfect Stranger e Crossover, a far da trampolino di lancio per il breakthrough definitivo del 2011, e On A Mission diventa fabbrica di singoli come Katy On A Mission, Witches Brew o Broken Record. I tratti unici? Un approccio controllato e metodico che si adatta sempre perfettamente al mood, nella durezza o nella melodia.

Tolto il tappo, l'intuizione diventa fenomeno. Ms. Dynamite risorge dalle ceneri di nuovo coi Magnetic Man e produce uno dei pezzi più esaltanti del nuovo dubstep, Fire, l'aggressività di marchio Skream che incontra la fierezza dell'hip-hop. La nuova arrivata Jessie Ware conquista la scena nella poppissima (troppo, probabilmente) The Vision di Joker e in un asso future-garage come Right Things To Do, con SBTRKT a disegnare il nuovo astro della dancing d'ascolto. Anneka presta la sua voce a una serie di pezzi di grande suggestione con Vex'd (Heart Space), Starkey (Stars), iTAL tEK (Restless Tundra), Falty DL (Gospel Of Opal) e Phaeleh (Unwanted), diventando così la voce più riconoscibile del dubstep moderno, mentre Roses Gabor vien chiamata da SBTRKT per l'altra sua hit, Pharaohs, un tocco sottile e arguto per un ritmo incontestabile.

Il bello è che viene a formarsi un serbatoio di voci femminili condiviso con l'altra grande tendenza dance di oggi, vale a dire lo UK funky: lo stile eclettico, frizzante e variopinto è il terreno ideale per far crescere le circonvoluzioni delle voci femminili, al punto che una hit modello funky non può più prescindere dalla presenza di un'artista donna. Le stesse Ms. Dynamite, Katy B e Roses Gabor han fatto parte della scena, la prima tramite Redlight (pirotecnica What You Talking About) e Zinc (Wile Out e la maestria di un inventore), la seconda con DJ NG (Tell Me What It Is) e con lo stesso Geeneus che poi produrrà il suo album (As I), la terza ancora con Redlight (nell'immancabile Stupid). La parabola funky comprende comunque diverse altre dive, quali Lily McKenzie (la personalità più completa del filone, coinvolta da Falty DL, FunkyStepz e Brackles), Anesha (in bilico tra dubstep e funky in I Need Love di Roska, tra i pezzi più noti dei tempi recenti), Fatima (fenomenale voce gospel-soul, Traveller con Zinc ma anche Mind con Floating Points) e le varie Natalie May, Egypt e Meleka.

In tutti questi casi la donna è stata indispensabile per riempire di vitalità stili che altrimenti risulterebbero monchi. Il contributo femminile quasi sempre ruba la scena e cattura l'attenzione per tutta la traccia, lasciando al producer il solo compito di esaltarne le venature e spingerne le prerogative ritmiche. Non solo la donna che valorizza la ballabilità del pezzo, ma la dance che si inchina sotto ogni aspetto all'efficacia offerta dalla diva. Altro che maschilismo: questo è amore, baby.

Outro

Il quadro ovviamente non può dichiararsi esaustivo e durante il tragitto son rimasti fuori tanti esempi importanti (siam colpevoli sicuramente sulla Neneh Cherry di Buffalo Stance, su Shannon e Let The Music Play e su Last Night a D.J. Saved My Life). Quello che abbiamo fatto resta comunque un viaggio significativo, che tocca uno degli spunti di riflessione più importanti e affascinanti che la musica può offrire: fermo restando che le discriminazioni sessiste esistono ovunque, in arte (e dunque in musica) c'è sempre stata un'intelligenza intellettuale capace di accogliere ciò che di interessante ha da offrire ogni attore. E il percorso seguito oggi serve a mettere in risalto il tocco decisivo che la donna ha saputo dare sempre alla musica dance: quel passo felino, aggraziato e sensuale, luccicante o colorato, estroso o languido, attraente, folle e istintivo, senza il quale nulla, che sia la musica o la vita in generale, varrebbe la pena di essere vissuto.

 

Female-addicted dance: the essentials

Donna Summer - I Feel Love (1977)

Cheryl Lynn - Got To Be Real (1978)

Blondie - Heart Of Glass (1979)

Indeep - Last Night a D.J. Saved My Life (1982)

Samantha Fox - Touch Me (I Want Your Body) (1986)

Inner City - Good Life (1988)

Snap! - Rhythm Is A Dancer (1992)

Baby D - Let Me Be Your Fantasy (1993)

Ace Of Base - All That She Wants (1993)

La Bouche - Sweet Dreams (1994)

Gala - Come Into My Life (1997)

Miss Kittin & The Hacker - Frank Sinatra (2001)

Groove Armada feat. Celetia Martin - My Friend (2001)

Benassi Bros feat. Sandy - Illusion (2003)

Röyksopp feat. Karin Dreijer Andersson - What Else Is There (2005)

GusGus - Hold You (2007)

Kanye West feat. Estelle - American Boy (2008)

Hercules And Love Affair - You Belong (2008)

Redlight feat. Roses Gabor - Stupid (2010)

Maya Jane Coles - Nobody Else (2010)

Magnetic Man feat. Katy B - Crossover (2010)

SBTRKT feat. Jessie Ware - Right Things To Do (2011)

Brackles - I Can't Wait (2012)

 

copertina pdf #103