Tune in
Pubblicazione 01 Aprile 2008

Death From Abroad

Twelve inch dancey

Stilemi d’antan e luci strobo per la sub label di James Murphy
Gucci Soundsystem
2008

Forse covava da tempo, James Murphy, l’idea di una sub-label. Forse il logo Vertigo – satellite art-rock della Phonogram che nei ’60 rivaleggiava con Harvest (vedi Emi) e Deram (vedi Decca) - capeggiante la t-shirt del Nostro nel clip di Daft Punk Is Playing at My House non celava solo l’amore per certi suoni, ma anche intenti altri.

Tutto nasce per gioco, tra una birra e l’altra, quando il capoccia della DFA e il manager Jonathan Galkin seduti ad un tavolo si interrogano, in una tarda notte insonne, sul perché molti act dance non riescono ad oltrepassare i propri confini recintandosi, senza volerlo, in elitarie nicchie ai più sconosciute. Problemi di distribuzione e/o mancanza di coraggio degli addetti ai lavori. E negli States per di più, cioè la terra che dall’Europa prese spunto per fare di Chicago e Detroit le capitali house e techno oggi note, pare che certe realtà non godano di alcuna priorità per via di chissà quale stratega marketing.

Peculiarità che la stessa Death From Above, in virtù di un variegato roster (arricchitosi recentemente degli Hercules And Love Affair, MA ne riparliamo in spazio recensioni) che ad esclusione dei neozelandesi Shocking Pinks copre solo il territorio stellestriscie, asseconda. Quindi da una discussione nata, ripetiamo, come gioco  - una di quelle tavolate tra amici dove tra il serio e il faceto si cambiano i corsi delle proprie vite – e terminata non appena la pinta di birra regala l’ultimo sorso le conclusioni già si ritrovano su carta che non basta un solo foglio a contenerle.

Pochi punti che risuonano come dogmi: affidarsi al nero vinile, rigorosamente nei e non oltre i 12 pollici di capienza, e terzo occhio al di là dell’oceano. Una strategia rétro che omaggia le intuizioni di Tom Moulton (l’inventore del famoso Twelve inch Singles) e di tutta l’estetica clubbistica d’antan che l’uomo Murphy – metà Iggy Pop metà Larry Heard - non ci ha mai nascosto e bastasse la sola combine house-wave dei Rapture a confermarlo. E neanche si nasconde ora, dacché il nuovo acronimo sotto il quale andrà quanto detto avrà sì l’eguale facciata della più nota Death From Above solo che l’ultima sigla, ineluttabilmente, muterà in Abroad. Ci sarà, forse, un’iniziale confusione fisionomica, ma come biologia insegna due gemelle/i (le divide qualche anno, ma sono dettagli) non devono necessariamente condividersi caratteristiche fisiche e/o mentali per cui, se da una parte troverete, ad esempio, l’indie dei Shocking Pinks e la vena cosmica di Delia Gonzalez & Gavin Russom dall’altra il mood sarà cassa dritta e pedalare. Giusto che sia cosi visto che l’intento era dare sfogo a delle passioni, il solo il 12", senza saturare e snaturare un catalogo, quello Death From Above, avviato nelle sue leggi interne.

Un’idea di fondo rallegrante i tanti aficionados del vinile – in crescente aumento di stagione in stagione - che, sorretto dal fido Technics SL-1200 MK2 e poggiato alla statuaria testina Stanton, pare dar testa in modo sempre più convincente al vacuo CD. Ed è poi logico, inoltre, che tale ragionamento venisse fatto da un over 30, il Sig. Murhpy,  che dividendosi tra scrivania, il palco e qualche telefonatina coi vertici Nike continui ancora a mietere musica in dj set incandescenti (circola un interessantissimo Fabric 36 capitanato da Nostro e Pat Mahoney) alla stregua del mitologico Larry Levan.

E se tra di voi c’è qualche fortunato spettatore capitato a transitare dalle parti di un club londinese chiamato Druzzi’s Baltimore Rave Club, avrà notato come il Nostro tra un pezzo della Love of Life Orchestra di Peter Gordon, Donna Summer, Beatles, Donald Byrd e Stooges abbia missato una strana cosa chiamata Acarpenter con molti presenti ai piedi della consolle speranzosi di adocchiarne il logo.
Gli altri, tutti, a ballare il Gucci Soundsystem, disco pret-a-porter – si scherza, eh – dalla coppia Riot e Ben Fat Trucker che oltre ad essere i proprietari del detto club vantano remix per conto di Tiefschwarz (Wait & See) e Soulwax (Time To Get Away), collaborazioni con Outpur Records, Dj Gigolo, Get Physical, City Rockers e tre dischi, due di Riton per Grand Central e uno di Fat Trucker per la stessa Gigolo, di culto assoluto. Rilasciato nel 2006 in sole 500 copie dalla Bugged Out, Acarpenter armonizza epica kraftwerkiana e battito ipnotico in otto minuti di trance dancey, mentre la successiva Lord A Mercy alza il tiro dalle parti techno minimal sponda Kompakt. La facciata B - ovvio che d'ora in avanti ragioneremo in vinile – presenta un rmx della stessa Acarpenter redatto per l’occasione da Joakim Bouaziz che ne acuisce la vena ipno.

Comunque, nell’ordine temporale ad inaugurare il catalogo Death From Abroad sono stati i Mock & Toof, altra coppia – e non sarà l’ultima – già nota ai frequentatori del catalogo DFAbove alla luce dei trattamenti dati a Love Is In The Air per Juan Maclean e Over And Over per Hot Chip che si aggiungono ai rmx per Scissor Sisters, Maps, Gomma e Rebirth & Supersoul.

Hanno un singolo uscito per Tiny Sticks, Black Jub, già reliquia dei mercatini più cool e il contatto con DFAbroad è nato grazie ad una demo che i Nostri hanno spedito alla coppia Murphy/Galkin che impossibilitati nell’accasarli alla più nota sorella, prima gli commissionano i rmx di cui sopra e poi decidono – e vuoi vedere che siano loro l’inizio di tutto questo?! – di lanciarli come overture della novella label.       
K-Choppers è tra i pezzi più pregiati dell’intero catalogo, un groove à la Yr City's A Sucker di Lcd Soundsystem memoria spoglio di voce e portato al di là delle nuvole. Prossimità Paradiso. Lo senti pulsare misterico che senza volerlo ti ci trovi catturato. La side B invece, Brown Bred, ripiega su lidi mutant-disco stile Liquid Liquid con quei campanacci che ci fanno desiderare già un album lungo.

Con la terza release abbandoniamo il vecchio continente per le sponde del sol levante. All’anagrafe Yamaga Takashi, Altz è un rocker pentito – al suo attivo trascorsi in band ammiccanti Lynyrd Skynyrd, Little Feat, Rolling Stones come Funkadelic e Yellow Magic Orchestra - convertitosi alla cassa in quattro dopo un viaggio in terre indiane. Lì avverte il lato trance del pentagramma e dal 2000 comincia la sua avventura come produttore, concretizzatasi fin qui in quattro lavori  di cui uno, La La La del 2005, ristampato anche in Europa per conto dell’inglese Bear Funk.

Cosmo Vitelli
2008

Max Motion si avvale delle vocals di Yoshimi dei Boredoms (e J.O.Y.) che salmodia su di un canovaccio tra p-funk e certa wave mutante sponda New York mentre Yello, l’estratto dal disco anzidetto, riecheggia la disinvoltura dancey degli Out Hud di S.T.R.E.E.T. D.A.D.  Sul lato opposto due trattamenti della stessa Yello da parte dei Idjut Boys ne fanno uno strano pastiche tra Zz Top in dance (?!) nell’Hoe Down Mix e bagnato dub nel Down Mix che già girano regolarmente nei set, tra i tanti, di Prins Thomas et simila.
Non poteva mancare la Francia. Scenari exploitation per i Bot'Ox di Julien Briffaz e Cosmo Vitelli, nick dietro il quale si cela un Banjamin Boguet cosi ribattezzatosi in onore del Ben Gazzarra de L'assassinio di un allibratore cinese (John Cassavetes, 1976, per chi fosse interessato). Entrambi titolari di varie vesti - Julien Briffaz alla guida dei [T]ÉKËL e Boguet dietro la scrivania  della I'm A Cliché Records – si conoscono in virtù di un condiviso amore per certe atmosfere euro-disco-dark dei ’70 e gli scenari dei poliziottesci italiani d’antan. Debuttano per I'm A Cliché nel 2006 col singolo Hummer Party/Crashed Cadillac e approdano alla DFAbroad con Babylon By Car, due tracce di  morbosa disco corvina armata di Rayban a goccia e stomp euro. Nella title track, Vitelli al basso e chitarra e Boguet alla batteria, suonano come gli irrinunciabili Goblin di Buio Omega in MDMA di contro a Tragedy Sympathy che, invece,  parafrasa Fujiya & Miyagi nella stessa maniera in cui i Sunn O))) fanno con i Black Sabbath, li candidano a nome da seguire con attenzione. Fossi nei Justice mi guarderei le spalle… 

Termina qui lo smilzo catalogo Death From Abroad ma fin da ora si parla di un CD riassuntivo (il mercato è pur sempre il mercato…), altre band, forse quattro, da monitorare e poi serate in tema, libri e addirittura un film con, magari, una De Tomaso Pantera GT5-S del 1989 – la label vista dagli occhi di Jonathan Galkin – sfrecciante in quarta e assoluta protagonista. La soundtrack di certo non mancherà, ma nel caso occorra un titolo direi che Abroad From Above ci starebbe bene. (Tutti i singoli analizzati li trovate su http://revolverusa.com).

copertina pdf #91