Tune in
Pubblicazione 01 Aprile 2008

WHY?

Pop why not?

Incontro con Yoni Wolf, al suo ritorno come Why? (insieme al fratello Josiah e Doug McDiarmid) con il secondo album Alopecia, una prova convincente in cui il trio si mostra più a suo agio con il passato, riprendendo l’hip hop degli esordi. Di questo ed altro abbiamo parlato con Wolf.
WHY?
2008

Dalla scissione dei cLOUDDEAD, l’anima più pop del trio di Oakland, Yoni Wolf aka Why?, nativo di Cincinnati, ma approdato giovanissimo nella città californiana, ha provato a fare le cose da solo, mettendo su un progetto insieme al fratello Josiah e Doug McDiarmid. Una vera e propria band, anche se tutto, in realtà,  gira attorno alla sua figura carismatica, tanto da far pensare ad un solo project.

L’esordio fortunato, ma non pienamente soddisfacente di Elephant Eyelash, per chi riponeva più di una speranza nella “moltiplicazione dei cLOUDDEAD”, ha rappresentato non uno, ma due passi indietro rispetto alle arditezze del passato: frasi semplici, ritornelli moto orecchiabili, che a volte funzionano a meraviglia,altre no, l’hip hop appena sfiorato, canzoni che starebbero benissimo (e magari gli donerebbero un po’ di freschezza in più) in uno degli ultimi album degli U2, una voce fragile, mai sopra le righe, a tratti ingenua e delicata.

La seconda prova del trio appare senz’altro più convincente nella sua maggiore complessità. Un album più completo, Alopecia, che, dopo una fase di rottura con un passato difficile da scrollarsi di dosso facilmente, si guarda indietro con più disinvoltura, rivalutando l’hip hop, trascurato nel primo album. Avevamo un po’ di cose da chiedergli. Lo abbiamo fatto.

Yoni, subito una curiosità: da dove viene il nome WHY? A quale domanda volevi rispondere?

Lo si può intendere come una grande domanda dal finale aperto, una sorta di risoluzione di ciò che non si conosce. E una parola alla quale arrendersi.

Hai fatto parte di quella sorta di “rivoluzione” in ambito hip hop chiamata cLOUDDEAD. Questo lo sanno in molti, ma pochi conoscono il tuo passato…

Prima che si formassero I cLOUDDEAD, Adam (Doseone) mi aveva introdotto all’hip hop underground, quello disponibile solo attraverso la distribuzione di audiocassette pirata. Di quelle cose che suonano come rumore bianco con qualche accenno di beats e il rapping brillante di qualcuno. Mi piaceva molto quel periodo. Ci mettemmo a fare anche noi quelle cose, registrando nastri con il vecchio Sharp di mio padre per poi mandarli a P-minus a San Francisco per farli distribuire. In quel periodo ascoltavo anche molte registrazioni di reading poetici: Dylan Thomas, Galway Kinnel, Marilyn Hacker, Philip Levine.

Più in generale, qual è la musica con la quale sei cresciuto?

Sono cresciuto ascoltando musica religiosa e successivamente il Christian glam metal (Stryper) [finalmente qualcuno che li ricorda! N.d.i.]. Ma la prima musica che ho “toccato con mano” è stato il rock classico. Ricordo che ascoltavo il rock anni ’60 e ’70 alla radio quando avevo più o meno 13 anni e ne ero molto coinvolto. Bob Dylan, Beatles, Bowie, gli Stones, Zombies… quella roba lì.

Forse questa domanda te l’hanno fatta già in molti: perché avete deciso di concludere l’esperienza cLOUDDEAD proprio nel momento migliore?

Era come se cLOUDDEAD avesse fatto il suo corso e qualsiasi continuazione sarebbe nata da ragioni sbagliate. E’ vero, se avessimo lavorato di più sulla promozione del secondo album [Ten, N.d.i.] (tour, interviste ecc…), sono sicuro che avremmo avuto un buon successo e avremmo potuto vivere una vita tranquilla. Ma resta il fatto che tutto ciò non era più divertente. Tutti e tre, dopo un po’ non ne potevamo più, era diventato più un lavoro che una passione (almeno per me). Pensavo che fosse arrivato il tempo di smetterla e lavorare a qualcosa che sentivo di più: WHY? per l’appunto.

Come definiresti la parola “pop”? Qual è il tuo rapporto con questo grande calderone definito pop music?

Non penso sia compito mio definire questi termini, sei tu il giornalista! Questi termini servono a voi per categorizzare e descrivere le cose. Il nostro compito di musicisti è comporre musica onesta che provenga da un luogo reale dentro di noi. Se ci mettiamo a pensare a queste categorie mentre lavoriamo, rischiamo soltanto di fare confusione. Detto questo, ci piace usare melodie accattivanti e arrangiamenti e produzione brillanti, per rendere la nostra musica digeribile e facilmente memorizzabile. Immagino che questi possano essere considerati elementi del pop..

Quanto è importante per te accrescere il pubblico? Non ti spaventano un po’ l’industria della musica e le masse?

No, non mi spaventano, né l’industria nè le masse. Penso che se resti con la testa sulle spalle e mantieni un certo grado di cinismo riguardo alla situazione, puoi mantenere la tua personalità, nonostante una fama considerevole e le pressioni del mercato. E’ vero anche, però, che è difficile trovare una persona rimasta indenne dalle conseguenze di quel risucchio.

Senti di appartenere ad una particolare scena musicale?

Mi sono sempre sentito un outsider, in tutti gli aspetti della mia vita e la musica non fa eccezione. In fin dei conti, sono sempre IO, non LORO.

Vivi ancora ad Oakland? Com’è fare musica negli U.S.A. lontano da megalopoli come New York e Los Angeles?

Sì, vivo ancora qui e penso che se sei un musicista per natura puoi lavorare dovunque tu voglia. Ogni posto in cui sei influenzerà il tuo stile e i contenuti di quello che fai, ma sarai sempre in grado di farlo.

Il vostro nuovo album mi è sembrato più orientato verso l’hip hop rispetto a Elephant Eyelash. E, in più, in questo periodo sei tornato a collaborare con Odd Nosdam e Doseone. Stai per caso pensando di tornare sui tuoi passi?

Direi che, in effetti, c’è molto più rap di quanto ce ne sia nelle precedenti release di WHY?. Non direi però che stiamo cercando di guardarci indietro né stiamo lavorando guardando al passato. Piuttosto, ci siamo spostati verso una direzione completamente nuova.

Come lavorate in studio?

Ogni album, ogni canzone, è differente, ha un suoi iter e una sua storia. Nel caso di Alopecia, ho registrato versioni demo di quasi tutte le canzoni, contenenti idee sull’arrangiamento e la produzione, prima di farle ascoltare agli altri ragazzi. Siamo partiti da quelle idee e le abbiamo arricchite provando i pezzi insieme, aggiungendoci lo stile personale di ognuno di noi. Infine siamo andati in studio e abbiamo registrato i brani principali tutti insieme, per poi in seguito lavorare sulla post-produzione.

Elephant Eyelash è stato pubblicato quasi tre anni fa. Cosa avete fatto durante questo lungo periodo?

Siamo stati molto in tour, abbiamo scritto le canzoni per Alopecia e per il prossimo album e abbiamo registrato e mixato il tutto..

Quanto sono importanti le parole nella tua musica? Ci dici qualcosa sui tuoi testi?

Le parole sono estremamente importanti per me. Immagini e fili di parole mi arrivano quando meno me lo aspetto, le trattengo in mente e poi le scrivo. Poi torno indietro, metto insieme ciò che ho scritto e correggo tutto, tagliando senza pietà. In seguito immagino una melodia che potrebbe accompagnare i versi o un ritmo sul quale possano essere “parlate”, se necessario aggiungo qualcosa ed ecco la versione grezza di una canzone!

WHY?
2008

Come mai hai scelto il nome Alopecia per il disco? Ha qualche significato simbolico questa parola?

“Alopecia” è una metafora personale. Riguarda il modo di rivelare ogni angolo brutto e insicuro di me stesso, senza orpelli.

Ho trovato Alopecia più complesso rispetto all’album precedente: rock, electro, hip hop, songwriting, sono mescolati insieme e incollati tra loro dalle strutture melodiche. Mi sbaglio? Quali sono per te le principali differenze tra i due album?

Sono d’accordo con te sul fatto che Alopecia sia un album più meditato e maturo in termini di scrittura e produzione, rispetto ad Elephant Eyelash. Ma è anche molto più minimale nel concentrare l’attenzione su alcuni elementi importanti, sviluppandoli in profondità. E’ questa l’idea principale. Spero abbia funzionato.

Come sono cominciati I tuoi rapporti con la Anticon? Come va oggi?

Conobbi un gruppo di ragazzi verso la fine degli anni ’90. Alcuni di loro diedero vita ad un’etichetta discografica per produrre tutta la nostra musica che, altrimenti, non avrebbe visto la luce in alcun modo. Oggi, il mio grande amico Shaun continua a portare avanti l’etichetta e lavora davvero duro.

Stai lavorando a qualche altra collaborazione a parte i tuoi progetti solisti?

Al momento sto lavorando ad un brano con Alias per il suo nuovo album. Ho anche fatto una cover di Bob Dylan per uno split 7” con Cryptacyse.

Siete stati a suonare in Italia. Come ti è sembrato il nostro pubblico?

Il pubblico italiano mi ha dato l’impressione di essere, allo stesso tempo, osceno e coinvolto, rauco ed entusiasta. Ci siamo divertiti tantissimo nel vostro paese e non vediamo l’ora di ritornarci!

Sarà vero?...

Scheda: WHY?

copertina pdf #91