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Pubblicazione 04 Aprile 2008

Girls In Hawaii

Equilibrismi pop

Colorati e frizzanti arcobaleni indiepop riscaldano il plumbeo cielo del Belgio. I Girls In Hawaii, con una pozione precisa e misurata, evocano la primavera tramite delicate e vivaci melodie tanto semplici quanto stratificate
Girls In Hawaii
2008

I giovani “nonnetti” del Belgio, così potremmo definire i Girls In Hawaii. Infatti, sono proprio i Grandaddy il riferimento più vicino ai Nostri. Subito dopo potremmo annoverare anche i loro connazionali dEUS e in rapida successione i Belle And Sebastian. Questo solo per fare un breve quadro della situazione. Perché, magicamente, i Girls In Hawaii, nonostante le palesi influenze, sono riusciti a ritagliarsi un proprio spazio di manovra all’interno di certo indie-rock contemporaneo. Non un’impresa titanica, ovviamente, ma per una giovane band proveniente da una piccola e, dal punto di vista musicale, poco accreditata nazione come il Belgio - ad eccezion fatta dei già citati dEUS e poche altre minori realtà come Soulwax e Venus - niente può essere dato per scontato. Il gelido Nord Europa sembra, invece, aver donato loro un’attitudine pop in grado di evocare, paradossalmente, soavi paesaggi colorati e primaverili.

Ma questo è soltanto il punto d’arrivo di una ricerca stilistica che i cinque di Bruxelles hanno attuato sin dal 2002, anno in cui un loro demo capitò tra le mani del manager della 62tv Records, già etichetta - indovinate un po’? - dei dEUS. Alla quale bastò soltanto un anno per lanciarli nell’orbita indie con l’esordio From Here To There, che da subito riuscì a infiammare pubblico e critica inanellando dodici brani dal tocco leggero e intimamente lo-fi, che nascondono, in realtà, una minuziosità armonica stratificata mai troppo invasiva.

I Nostri spaziano con semplicità da episodi intrisi di sbarazzina freschezza (l’iniziale arpeggio di 9.00 AM, la successiva Short Song For A Short Mind) ad una riflessiva malinconia (Bees & Butterflies), passando per una genuina urgenza elettrica (Time to forgive the winter e il singolo Found in the ground) fino ad arrivare alle delicate derive acustiche di Casper e Catwalk (come fossero uscite dal più ispirato Tom Barman dei tempi che furono). Tutto molto scarno, ma impreziosito timidamente da ornamenti sonori che regalano alle parti il giusto equilibrio pop. (7.0/10)

Poi il silenzio. Cinque anni lunghissimi, che per l’odierno mercato discografico potrebbero rivelarsi fatali, fino a Plan Your Escape. E siamo ancora qui a parlare positivamente di dosata delicatezza pop, di perfetti congegni armonici, di gentili fraseggi vocali, ma, diciamolo, dato il tempo impiegato per mettere insieme una formula solo più curata, ci aspettavamo almeno qualche novità. Il futuro ci dirà.

copertina pdf #91