Tune in
Pubblicazione 16 Gennaio 2012

Diaframma

Intervista a Federico Fiumani

Qualcuno sostiene che abbia inventato il cantautorato rock (in) italiano. Forse non è un'esagerazione. La nostra intervista a Federico Fiumani.
Fiumani
Diaframma
2008
Fiumani

"Mi accorgo che non abbiamo parlato quasi per niente del nuovo disco e che quindi non sono stato bravo a spostare gli argomenti in quella direzione. Fino a un mese fa stavo con una ragazza che mi aiutava a fare le interviste e mi dava le dritte per essere più opportunista... A lei dedico questa chiacchierata, ciao Claudia". Ecco, questo è Federico Fiumani. Uno che non gli puoi chiedere programmazione, raziocinio, equilibrio. Opportunismo. Uno che tira dritto e avanti per una strada che passa in mezzo agli altri, lui intruso con lo sguardo sensibile e il ciuffo scostante. Quella che segue è la chiacchierata di cui sopra.

Mi sembra che questo Niente di serio si inserisca perfettamente nel solco di quel "cantautorato punk" che ormai - permettimi la banalità - può essere considerato il tuo marchio di fabbrica. Credi di avere trovato la tua calligrafia definitiva?

Si, questo è il mio stile e non cambierà. A che serve ormai imparare a suonare qualche altro strumento ?

E' un disco diretto, non bada alla perfezione dei dettagli né ai preziosismi, a tratti sembra un live in studio. Un tuo quasi coetaneo - Giorgio Canali - sta seguendo una traiettoria per certi versi simile. La vostra generazione ha sviluppato una sana repulsione per i fronzoli?

Mah. Rispetto ai precedenti questo mi appare più curato, con molte tastiere e registrato meglio... Il fatto è che mi sembra sempre che manchi qualcosa nei miei dischi ma non so bene cosa... Forse un suono "sotto" che tenga insieme gli strumenti, è difficile da spiegare. Per esempio i dischi degli Stranglers (che ho ascoltato molto in questo periodo) quel qualcosa ce l'hanno. Spero di scoprirlo prima o poi cosa manca. Riguardo a Canali, conosco il suo lavoro e lo apprezzo, lui è più punk.

C'è un pezzo, Entropia, che mi sembra sorprendentemente alla Pavement o meglio in stile Stephen Malkmus. Allora Fiumani come ascolti non e' rimasto a Television e Damned... Voglio dire, ascolti e apprezzi quel che gira intorno. O no?

A me Entropia sembra un perfetto pezzo in stile Diaframma anni '80. I Pavement mi piacevano ma non fanno parte dei miei modelli, senz'altro Television e Damned li sento più vicini, è quella la musica che ho amato.

"La botta di energia del rock nessuno sa cos'è".  Proprio questo mistero basale insolubile è ciò che ti fa andare avanti sul "lato selvaggio" del rock?

Direi di sì, se ne può parlare all'infinito e con cognizione di causa ma il mistero rimane insoluto. C'è irrazionalità e violenza in molte espessioni dell'animo umano ed è bello così.

Considerata la discografia col gruppo e solista, possiamo dire che i Diaframma sono l'alibi rock del cantautore Fiumani?

Sì. Alla fine, della formazione originale son rimasto solo io...

A febbraio esce il nuovo album di Miro Sassolini. Hai avuto modo di sentire qualcosa?

Innanzitutto sono contentissimo del ritorno di Miro. Ho sentito un pezzo che ha fatto dal vivo a Modena qualche mese fa. Si tratta di un progetto molto ambizioso e molto lontano dalle cose che abbiamo fatto insieme. E' un lavoro basato sulla parola... Non saprei definirlo esattamente. Aspetto di sentire il disco finito per esprimere un giudizio ma diciamo che a me piacciono cose più dirette, meno cerebrali. Miro ha partecipato come ospite nel nostro disco dal vivo uscito mesi fa, è stato piacevole ritrovarsi sul palco e nella vita.

Mi ricordo un concerto alla Festa de l'Unità, era l'86 credo, sbagliaste due volte l'attacco di Io ho in mente te. Miro si scusò confessando che si trattava d'una serataccia. A me - diciassettenne - alla fine il concerto piacque un casino. Mi sembravate degli addicted to music totali. Stai a vedere che proprio questo è il punto della questione: la disponibilità e capacita di mettersi totalmente in gioco. Ed è una cosa che si sente a pelle. Credi che continui ad essere la molla fondamentale del rock'n'roll? Il pubblico e' ancora sintonizzato su queste frequenze?

Si tratta di trovare un giusto equilibrio fra spontaneità e tecnica ma senza cercarlo, dovrebbe venire da sè. Io quando vado a vedere un concerto mi voglio emozionare, dovrebbe essere come una prova aperta al pubblico,somigliare alla vita, cioè a un flusso di energia continuo, inarrestabile.

Hai dichiarato spesso che la tua musica esprime un disagio. In un certo senso era uno degli ingredienti del rock fino a qualche anno fa. Per i rocker di oggi sembra che non sia più così. Possibile che decenni di benessere abbiano determinato un "problema di ruolo" del rock? Ovvero che il rock si sia in qualche modo anestetizzato dal benessere diffuso? E d'altro canto, credi che l'attuale crisi possa rimettere tutto in discussione?

Penso sia abbastanza vero, cioè che il rock si sia anestetizzato. Suonare rock adesso non ha lo stesso significato che aveva nei 60 e 70, che paura vuoi che faccia un ragazzino che suona la chitarra adesso? A me nessuna. Se uno vuole ricercare il pericolo, l'emozione, in una parola il "nuovo", deve rivolgersi ad altre forme di espressione.

E comunque le donne, Federico. L'ossessione delle. Oggi come sempre la ostenti come una poetica. Ed è qualcosa di ben diverso dalla sensualità coreografica che pervade tanto pop contemporaneo... Quanto c'è di reale, di biografico, e quanto invece è espediente narrativo?

Direi di autobiografico il 90 %. Sono stato tirato su da due donne, una madre e una sorella più grande avendo perso mio padre ad appena cinque anni. Quindi le donne sono state il mio mondo e non penso sia una bella cosa perchè se ci fosse stata anche la parte maschile sarei venuto su più equilibrato e più felice.

Lou Reed sosteneva che il difficile riguardo allo scrivere canzoni comincia quando ne hai già scritte un centinaio. E' una quota che hai superato da un pezzo... Com'è scrivere una canzone dopo 30 anni abbondanti di carriera?

Forse Lou ha ragione ma non è un buon motivo per smettere di provarci, a scrivere una bellissima canzone. Spesso il reale è sotto i nostri occhi e non lo vediamo perchè siamo pieni di sovrastutture e di condizionamenti. Per me l'intuizione artistica arriva quando ti liberi di tutto ciò.

I primi due album dei Diaframma hanno marchiato a fuoco il post punk italiano. Forse anche perchè già in quelli la vena cantautorale - la frenesia di comunicare, di raccontarti - era palpabile sotto la vena wave. Sei d'accordo?

Penso di sì, era musica che esprimeva un disagio e lo faceva in modo poetico. Il post punk era abbastanza questo, basti pensare ai Joy Division o ai Josef K.Ma c'erano anche dei gruppi più allegri come gli Orange Juice o gli Aztec Camera che a me piacevano moltissimo.

Eri un punk che adorava Paolo Conte. In concerto mettevate in scaletta classici della canzone come Una carezza in un pugno. Secondo te il post-punk italiano avrebbe dovuto coltivare maggiormente la propria italianità, fare i conti cioè senza preclusioni col repertorio leggero italiano?

In realtà a parte un breve frammento di quel brano, non abbiamo mai fatto dal vivo i Classici della canzone italiana. Credo che in musica "si nasce incendiari e si muore pompieri", cioè a vent'anni ti ribelli alla musica dei padri poi col tempo scopri che era quella che ti piaceva di più. Invecchiando si torna indietro, non sempre ma a volte sì.

Diaframma
1985

Scusami se ti utilizzo come esperto in materia: la pratica del fare musica  quanto e' cambiata dagli anni Ottanta (non solo da un punto di vista tecnologico)?

E' cambiata moltissimo! Ma non per me che per registrare i provini vorrei usare ancora il vecchio walkman a cassette. Mi vengono incontro le competenze dei miei musicisti, altrimenti io starei ancora all'età della pietra. La musica viene usata, violentata ed è giusto che sia così..sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo.

Un tempo esistevano le scene. Voi coi Litfiba e i Neon eravate i capofila della Firenze wave. Oggi i contesti si sono polverizzati in un milione di camerette con vista sul web, parlare di scene geografiche è ormai una forzatura, lo stesso si può dire dei movimenti stilistici. Al di là della retronostalgia a gratis, credi ci siano degli aspetti del passato da rimpiangere?

Io sono un grande nostalgico ! Ai miei tempi si passavano intere giornate nei negozi di dischi ad ascoltare più musica possibile e in questo modo si conoscevano un sacco di persone con cui socializzare, scambiarsi pareri, formare gruppi... Che bellissimo periodo è stato quello della Firenze degli anni Ottanta! C'era un'energia pazzesca, eravamo felici e non lo sapevamo (si dice sempre così).

Che pensi dei giovani cantautori alternativi, i Dente, chessò, i Vasco Brondi, i Brunori ecc.

Ne penso bene, c'è un ritorno alla dimensione cantautorale, quindi la gente non ha perso del tutto il gusto per la musica artigianale, fatta in casa coi buoni ingredienti di una volta. Ma i miei preferiti sono i gruppi : Baustelle, Il genio, Superpartner, Karibean.

Credo che siano in molti quelli che ti devono qualcosa, da Benvegnù a Bianconi fino a Paolo Zanardi. Che ne dici? Mi sto scordando qualche nome di rilievo?

Mi fa piacere ma in realtà penso di non avere influenzato nessuno se non a livello di approccio. Sono un perdente che in qualche modo ce l'ha fatta a realizzare il suo sogno, cioè a vivere di musica dopo trent'anni di grandissimi sacrifici. Nessuno mi ha regalato niente in questo mondo,anzi.

Immaginati ventenne rockettaro oggi: chi sarebbero i tuoi eroi?

Jack Kerouac e tutti i poeti della Beat generation.

Scheda: Diaframma

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