Come tradizione vuole, l’anno nuovo porta con sé tanti bei dischetti in vinile. Iniziamo perciò questo nuovo percorso alla velocità che più ci aggrada, quella a 45 rpm.
Avete presente i King Crimson? Beh, fateli suonare alle velocità dei Napalm Death cresciuti col nintendo e circoscriveteli in un immaginario cinematico che non esca dal polizziottesco italiano d’epoca ed avrete Bologna Violenta. Il moniker dietro cui si cela Nicola Manzan ha appena rilasciato un 7” split-omaggio ai b-movie italiani con i Gunzard, gustoso anticipo dell’album per Wallace previsto a breve. Bologna Violenta piazza 3 schegge di noise-core tra sarcasmo e violenza, samples filmici e aggro-punk unico. Non da meno l’altro lato: i Gunzard – quintetto affine alla visione musical-cine-citazionista del trevigiano – ci offrono una Non Si Sevizia Un Paperino di Fulciana memoria, resa però con meno irruenza e più disturbo mentale, tra flauti, samples vocali, evanescenze e white noise.
Ad allietare questo freddo inizio d’anno anche un paio di split italo-stranieri. Il primo ce lo offre la Lemming Records e vi si confrontano a colpi di mazze ferrate i ritrovati Bogong In Action con i krukki Don Vito. Se dei secondi è apprezzabile lo squilibrio addossato ai crinali punk-noise con cui maciullano il proprio sound (GPS IS Not Punk ne è ottimo esempio, ma il tritacarne di There Will Be Snops e Fük Gümrük non è da meno), dei primi abbiamo sempre amato la follia strumentale no compromise. Le stoiche ed autoironiche reiterazioni di Fuckin’ Change e l’assalto al calor bianco memore dei tempi d’oro dell’AmRep più squallida e sboccata di No Way, sono segnali non trascurabili. Vi vogliamo sulla durata lunga.
L’altro split vede protagonisti glorie del sottobosco garage più scapicollato e grezzo. Margaret Doll Rod è lei, un terzo dei Demolition Doll Rods e prima one-woman-band al mondo. La bionda da Detroit è lasciva e graffiante, come quando si esibisce come ballerina nei suoi due pezzi: una Psycho lenta e fedele al titolo e una Oh Yeah più southern-garage e ossessivamente corposa. A rispondere è una nuova formazione romana, Plutonium Baby, dove ritroviamo le Motorama Nicotina Stix e Black Guitarra in trio sesso-misto con Fil Sharp Cactus. Il neo-trio è alle prese con un punk-wave-garage tanto semplice quanto efficace nelle linee vocali riverberate quanto nella secchezza strumentale, ispida e riconoscibile.
Protagonista di un altro ottimo 7” è un duo inglese sul quale poco è dato sapere se non che si è totalmente perso sulla via della California trance d’inizio ’80. La roba del giro Savage Republic, per intendersi, sembra essere il pane quotidiano dei Vision Fortune ad ascoltare il 7” edito dalla romana Mannequin: le spirali etno-prog trascendentali di Void Of The Valley ma soprattutto l’eccellente strumentale posto sul lato A (Black Coral) dicono di un post-punk non in b/n ma ubriaco di visioni psichedeliche, cangianti e illuminate.
Prima di affondare nelle oscurità a stelle&strisce, un paio di ultime segnalazioni. In primis,Where The Beat Sound The Same, ep digitale della band band furlan-triestina Iran Iran che smuove culi e mischia post-punk a elaborazioni post-Rapture. Belle chitarre taglienti (Lotta) e ritmi dancefloor oriented senza la necessità di essere apertamente innovativi (Mason Rocca, Pee And Not Tea) convivono con squarci altri (una vena math emerge di tanto in tanto) e una certa malinconia in b/n a scorrere sottotraccia come uno dei tanti fiumi carsici delle loro zone. I Q And Not You, così come Fugazi e Duran Duran hanno un posto di pregio nei loro cuori.
Tutt’altre atmosfere sono quelle che Siddhi, i siciliani Delfo Catania (anche Comet III) e Elena Mandolfo, affida a Dark Leaves, cassetta per l’americana Sweat Lodge. Lunghe distese di suoni dalle pretensioni cosmiche e dall’afflato ancestrale tra corde etniche (String), crescendo siderali (Moonlight), oscure ed umorali dilatazioni di echi e riverberi (Pale Flowers) sono evoluzioni di una stessa idea di fondo. Una sorta di trance music, folk nel senso più ampio del termine e infinita nelle sue profonde suggestioni.
L’ennesimo lavoro di un sempre più stakanovista Ninni Morgia arriva sotto forma anch’esso di nastro e si infila nella tradizionale linea guitar-solo con cui il siciliano ci aveva deliziato nelle uscite targate Setola di Maiale. Ladyboy Sonata è un album a tutti gli effetti, per complessità e lunghezza e mostra il lato più ostico e no-compromise di Morgia, tra eruzioni di chitarre in modalità noise (i 9 cataclismatici minuti di Freakcore sono esemplari), disturbanti vuoti fatti di sfregamenti e tapping infernale (Questions, Waiting, Mind And Spirit) e ipnotiche circonvoluzioni al calor bianco (Vomit Reflex). Ennesima conferma della statura di Morgia.
Tra le ultime novità edite per la fine dell’anno troviamo ancora una volta i witch-housers White Ring che rilasciano una nuova stampa del loro unico disco Black Earth That Made Me per l’inglese Rocket Girl. Uniche differenze rispetto alla prima edizione su Disaro la tiratura più dignitosa e l’aggiunta in scaletta di Suffocation (senza dubbio il pezzo migliore, già pubblicato come 7 pollici dalla canadese Hi-Scores Recording Library). La copertina finalmente a colori e il vinile blue arricchiscono l’uscita che raccoglie tutti i pezzi ad oggi pubblicati dal duo newyorkese (ad eccezione del singolo Felt U). Discorso analogo per i texani //Tense// che, in attesa del prossimo album, danno alle stampe un nuovo 7 pollici con due pezzi, di cui uno (TV Teach Me) già sull’EP Consume e qui remixato. Niente di nuovo, solo un ulteriore, breve episodio con cui celebrare il rito preferito della coppia di Houston: EBM vecchia scuola incalzante e aggressiva, di ottima fattura per quanto l’uscita in questione sia necessariamente di minore interesse. Che il 2012 sia in grado di consegnarci un nuovo full-length per entrambi?
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