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Pubblicazione 09 Gennaio 2012

Lapingra

Coralità e surrealismo

E' stato sufficiente un disco come Salamastra per accorgersi dei Lapingra. Dal canto loro, Angela Tommassone e Paolo Testa ribadiscono l'elasticità estetica e organizzativa alla base del progetto
Lapingra
2011

Gli abitanti di un paesino nei pressi di un lago fuggono terrorizzati da un cigno gigante che chiamano “La Pingra!”. Dal sogno - perché di questo si tratta - al disco il passo è breve, almeno per Angela Tommassone e Paolo Testa. Convertiti da questo aneddoto in stile Flaming Lips a un surreale domestico e imperfetto in cui mixare strumenti giocattolo, beat sintetico, pianoforti, fiati e tutto quel che capita loro sotto mano.

Tra il 2007 e il 2008 escono due EP destinati a sondare il terreno: il primo, omonimo, in bilico tra elettronica povera, synth e qualche timido accenno alla musica contaminata che verrà; il secondo, Farewell Gallinella, già più consapevole sulla direzione da prendere. Preludio a un album d'esordio come il Salamastra uscito nel 2011 che parte dal pop per poi coinvolgere, in una deriva quasi “cartoonesca”, classicismo orchestrale, wave, cori sbracati da pub: «Ci piace l’idea di far succedere tante cose all’interno di ogni pezzo, un po’ come accadeva nei film d’avventura anni Ottanta. Di solito uniamo diversi frammenti di canzoni e ne facciamo una macedonia, da cui vengono fuori pezzi come Run Atreyu Run. Ci piace molto l’estetica del riciclo musicale. In Inghilterra si dice “Feast on scraps”, ovvero “si può fare un buon banchetto anche con briciole e frattaglie"».

Contemporanei e passatisti al tempo stesso, i Lapingra fissano buona parte del materiale su un pc e registrano gli archi in uno studio vero e proprio (l' M.House di Mattia Candeloro), si dichiarano estimatori di internet e al tempo stesso rifiutano l'estetica DIY Apple tanto in voga oggi in favore di una scrittura basata ancora sulla strumentazione acustica. A cui aggiungere una coralità di apporti strumentali e non, costruita nel tempo grazie a un gruppo di amici fidati ed evidente in brani come la piratesca Whop!: «Quello della coralità inteso anche come potenziale narrativo all’interno dei pezzi (come nel teatro greco) è un elemento che ci piace da impazzire. Ci sono un paio di pezzi nuovi che stiamo arrangiando pensati solo per un coro. Whop! era un pezzo un po' vecchio a cui non riuscivamo a dare una forma convincente. Così ci siamo chiesti se non fosse il caso di provare un arrangiamento bandistico nel quale noi non comparissimo affatto.»

All'orizzonte, ci rivela la band, c'è la voglia di approfondire lo studio delle favole classiche, della mitologia e delle storie di folklore, con un disco incentrato sull'evoluzione del concetto di spettacolo nei secoli che parli il linguaggio del musical come dell'elettronica scarna. Viste le premesse, che altro possiamo fare se non rimanere in attesa fiduciosi?

Scheda: Lapingra

copertina pdf #91