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Pubblicazione 15 Dicembre 2011

Low

Magazzini Generali, Milano (28 Novembre 2011)

I Low incantano Milano nella loro unica data italiana regalando ai propri fan un viaggio unico negli anni Novanta più lenti e malinconici...
Low
2011

A quattro anni di distanza i Low, alfieri dello slow core, ritornano nel Bel(?)paese per l’unica data in programma ai Magazzini Generali di Milano. Ed è subito inverno, duro come ossa. Buio in sala e tra i corpi, silenzio da cripta. L’inizio è quasi incestuoso, tanta è l'intensità vitale: Lazy ha, nella sua innocenza sfacciatamente anni Novanta, tutta la parvenza di un amore giovane, in crescendo, così dimessa e sputata in apertura. Classe divina. Lullaby è il temporale con cui un Alan Sparhawk teso all’inverosimile scortica la sua chitarra, indifesa tra lo zampettare di spazzole di Mimì Parker, occhi bassi e ritmo del sangue. Violent Past è distorsione, la presa dell’aria attorno alla freddezza dei battiti ritmici, devastante, senza remore e fuggita dalla mansuetudine di un Drums and Guns che la disegnava così immobile.

Movimenti e ritorni. Nessun passo indietro a sintetizzare i primi venti minuti di un concerto travolgente, intenso, come le nevicate del Minnesota. Le note ovattate e misurate di Witches eleggono la successiva Especially Me a straccia cuori e mozza fiati: il canto si fa sofferente, la mascella di Sparkwark serrata come in una rincorsa finale verso un salto nel vuoto della melodia più sinuosa. Dopo il coito interrotto di On The Edge Of, un muro di suoni ripetuti che vengono dal mare; la struggente Murderer, introduce l’ancor più delicata dal vivo Majesty/Magic, grazia e movenza con Mimì nel ruolo di vittima prescelta e intimidita sotto lo sguardo del marito.

A seguire lo sporco lavoro di Monkey, divina marzialità trattenuta: l’ago della bilancia nella carriera dei Low, il (tentativo, o meglio, l’ammiccamento) pop di The Great Destroyer che scompare dalla scaletta. Stessa sorte per Trust. Nothing But Heart è ripetizione allo strenuo delle forze, gospel bianco dalle sfumature espressioniste insostenibile e divino nella sua coda infinita. La sindrome di Stoccolma stende tutti i presenti. L’arma – una stranamente sincopata Sunflowers – ci riconcilia con il passato, il silenzio, l’oscurità di un gruppo unico, uccidendo tutti con la semplice bellezza.

Scheda: Low

copertina pdf #91
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