Tune in
Pubblicazione 19 Dicembre 2011

Jazzsteppa

In Da Club #6

Dubstep in formato acustico

Incontro con Jazzsteppa per andare a fondo nella filosofia "live dubstep" e discutere del dinamismo mostrato dal filone...
Jazzsteppa
2011

Oggi come oggi il dubstep è forse il filone stilistico più dinamico e sfaccettato del momento, ed è per questo che diventa importante parlarne e sentire l'opinione dei protagonisti diretti. Giusto il mese scorso vi abbiamo presentato un lungo approfondimento su Jakes, come percorso di carriera simbolico per evidenziare l'influenza ancora presente dell'eredità 'ardkore sui nuovi fronti filthstep. Oggi abbiamo la possibilità di presentare il dubstep in un versante ancora alternativo, che sembra portare sul lato pratico quello che vi andiamo dicendo da diverso tempo, ossia la morte dello stepping inteso come genere definito e circostanziato e la sua trasformazione in una prassi di composizione, un linguaggio fatto di formalismi e elementi comuni col quale è possibile esprimere praticamente qualsiasi cosa, dalla dance dei Magnetic Man al pop di Joker passando per la darkwave di Zomby, il soul di James Blake, l'idm dei Sepalcure e ancora funk, r'n'b, ambient fino ad arrivare al footwork 2.0 di Machinedrum.

Il processo sembra inarrestabile, un continuo susseguirsi di nomi vecchi e nuovi ad alternare le fasi, le mode e i gusti del dubstep in itinere. Il 23 Dicembre vanno in scena all'Auditorium Flog di Firenze i Jazzsteppa, uno dei live-act più originali e interessanti del momento. Il progetto nasce nel 2006 per mano dei due producers BarBie e Xperimentalist, con un arduo concept stilistico: rendere il dubstep nel suo contesto più acustico, trasformarlo in materiale da concerto (o meglio, da arena). Come? Innanzitutto interpretandone il suo lato più divertente e "caciarone", capacedi  toccare senza distinzione hip-hop, bass, r'n'b e pop pur mantenendo sempre un'identità sonora riconoscibile; e poi abbondando con strumenti "atipici", come trombe e percussioni.

Con queste premesse il rischio di partorire un suono-Frankenstein difficile da digerire era alto, eppure lo stile dei Jazzsteppa sorprende per quanto si faccia apprezzare già dal primo impatto. Già due album all'attivo, e il secondo in particolare (Hyper Nomads, uscito a giugno e ben accolto in queste pagine) bravo a sintetizzare tutte le possibili direzioni del loro sperimentare: l'obiettivo primario oggi più che ieri è far divertire e scatenare il pubblico, quindi largo alle ibridazioni più sfacciate (si passa dal mainstream di Raising The Bar al filthstep più duro di Shamen) e a cambi di rotta repentini (19 tracce, senza soluzione di continuità).

Un approccio libero da catene che non esitiamo a definire "sregolato" e che rappresenta la loro migliore peculiarità. L'uso delle trombe nell'ultimo album, poi, finisce per ricondurre l'intero progetto ad una visione "pulp", nel senso più tarantiniano del termine: c'è nei Jazzsteppa la stessa irriverenza indelicata con cui la materia più sanguigna viene sbattuta in faccia al pubblico, la stessa freneticità d'azione presa dagli strati più sporchi e underground dell'ambiente urbano, e nello stesso tempo è chiaro il loro contributo nel rappresentare il cruento nella sua forma più voluttuosa ed eccitante.

Siamo riusciti a contattarli (ci ha risposto Xperimentalist), e abbiamo sfruttato l'occasione per farci raccontare il loro punto di vista da testimoni e protagonisti sulle recenti evoluzioni dubstep e sulle possibilità future, sulla filosofia alla base del loro progetto e su quanto sia realistico l'accostamento a Pulp Fiction. L'In Da Club questo mese segue il dubstep sul palco e vi presenta i Quentin Tarantino del filone (definizione particolarmente apprezzata dagli stessi protagonisti). A voi.

 

Il 23 Dicembre Firenze avrà l'occasione di assistere alla vostra idea di "live dubstep", quell'impegno di far dubstep con strumenti acustici che vi ha sempre contraddistinto fin dagli esordi. Come è nata l'idea?

In precedenza stavamo lavorando su tanti progetti differenti, sia insieme che autonomamente. Avevamo una band drum'n'bass live, un'altra free jazz e alcuni altri progetti grunge/rock (ci conosciamo fin da bambini e abbiamo sempre fatto musica insieme). Nei due anni precedenti alla nascita dei Jazzsteppa non abbiamo lavorato insieme affatto: Gal si è trasferito a Londra un anno prima che io andassi a Berlino. A quei tempi lui stava lavorando in una band indie-rock e continuava le sue sperimentazioni elettroniche, mentre io ero impegnato in alcuni progetti dub, facevo parte di qualche band reggae e facevo un sacco di swing music a Berlino.

Un giorno stavamo parlando al telefono e abbiamo deciso di iniziare a lavorare su un progetto dubstep. E dal momento che entrambi suonavamo degli strumenti e che io conoscevo un sacco di strumentisti berlinesi, è venuto spontaneo muoverci in questa direzione.

Il dubstep è nato come un movimento oscuro di sperimentazione, inizialmente rivolto ai pochi eletti più confidenti con quel suono. Solo diversi anni dopo lo stile si è evoluto aprendosi ad un pubblico più ampio, e anche il vostro modus operandi si muove in questa direzione. È come se a un certo punto, nella secona metà dei '00, è emersa una nuova necessità di rendere lo stile più fruibile, rifiutando il suo carattere più introspettivo. Cosa ne pensi? Sono queste anche le intenzioni della vostra musica?

Mi piacciono le nuove direzioni intraprese dal dubstep. E penso che le tue considerazioni si possano applicare a qualsiasi altro tipo di popular music. Penso che il cosiddetto dubstep old school abbia ancora grande risonanza e tanti appassionati, e sarà così anche in futuro. La nuova scuola è più commerciale in termini di sound, marketing e ogni altro aspetto, e c'è posto per entrambi nella scena attuale.

Il dubstep è qualcosa che muta volto praticamente ogni sei mesi. Avete una previsione su come possa suonare nel prossimo futuro?

Conto di avercela!

Possiamo considerare il dubstep un genere nato in tempi relativamente recenti che fortunatamente continua ad evolversi. È vero, praticamente ogni mese o due viene fuori un nuovo artista con un nuovo stile/artifizio, ma penso che a un certo punto la cosa si interromperà. E probabilmente siamo vicini a quel momento.

In occasione del vostro ultimo album ho definito la vostramusica "pulp-step": mi sembra di vedere nel vostro disco lo stesso che è stato Pulp Fiction nel gangsta-movie, l'espressione della freneticità della vita da strada. E certe volte mi è venuto in mente proprio Green Hornet di Al Hirt, usata da Quentin Tarantino in Kill Bill. Insomma, vi sentite i Tarantino del dubstep?

Oh, sì che lo siamo! Grazie del complimento, mi piacerebbe che la gente ci paragonasse più spesso a Quentin! Ma sinceramente dobbiamo ancora fare tanta strada prima di arrivare al suo livello. Grande artista.

Jazzsteppa
2011

La vostra musica è in grado di esprimere sia il lato più duro del dubstep (mi riferisco a brani come Going Down o Shamen, realizzata con Borgore), sia la sua attitudine più easy-listening (per esempio I-doser). Quante ricette avete nel vostro repertorio? E quali di esse riuscite a portare sul palco?

Beh, di fatto portiamo entrambi questi lati sul palco, e ci divertiamo a suonare tutt'e tre le tracce che hai menzionato. Il motivo per cui i Jazzsteppa sono così versatili sta nel fatto che la musica è scritta da entrambi (spesso con la collaborazione di produttori esterni), e questo evita di rilassarsi su formule consolidate e rende il progetto unico e caratterizzato da diverse correnti interne.

Preferite suonare in un club al chiuso, con una relazione più intima con il pubblico, o in una grande arena che vi permette di suonare più come un vero concerto?

Preferiamo suonare in un bar strapieno di gente che in un'arena vuota. E ovviamente preferiamo suonare in un'arena ricolma che in qualsiasi altro posto! Fondamentalmente quel che vogliamo è un pubblico ricco, non importa come e dove.

Avete già qualche idea da sperimentare per il futuro? Qualche nuova direzione dubstep da provare?

Oh, lo vedrete!

 

English version

 

The 23th of December, Florence will assist to your concept of "live dubstep", the mission to play dubstep with acoustic instruments, something that distinguished you since the beginnings. How this idea was born?

We were working on many different projects before, together and separately, we used to have a live d&b band, free jazz band, and some other grunge/rock bands ( we know each other from childhood and been always working on music together ). In the 2 years before we started Jazzsteppa we did not work together at all: Gal moved to London a year before I moved to Berlin, at the time he was working with an indie rock band and did his own experimental electronic stuff. I was working on some Dub projects, been to some reggae bands and did lot's of swing music in Berlin.

One day we were talking on the phone and decided to start working on a dubstep project. Since both of us could play an instrument and I knew lots of other instrumentalists living in Berlin it was obvious that this is what we should do.

Dubstep was born as a dark movement of experimentation, directed to few people confident to dub sound. The style evolved for opening to large audience only several years after, and also your live predisposition moves into this direction. It's like a new need emerged at a certain time on the second half of '00, for making dubstep more likeable, refusing its introspective feature. What do you think about? Is it also the intention of your music?

I like dubstep's new direction. I think you could always say these things about any other popular music genre… I do think that the so called old school dubstep is still getting a big exposure and lot's of followers and it will always stay like that. The new school dubstep is more commercial in terms of sound, marketing and any other expect. and there is a place in this world for both of them.

Dubstep is something that changes its face every 6 months. Do you have a forecast about how it will be sound in the next future?

We hope we do!

Dubstep is a relatively new genre which luckily is still evolving. It is kind of true that every month or two there is a new artist coming up with a new trick, but I think although it will stop at some point, and probably we are really close to this point already.

I defined your music "pulp-step": I feel your last album as the Pulp Fiction of dubstep, its animated life on the streets. Sometimes it reminds just the Green Hornet of Al Hirt used by Quentin Tarantino on Kill Bill. Are you the dubstep's Tarantino's?

Oh, yes we are! Thanks for your words brother, I would love to have more people around me whispering in my ear that I am dubstep's Quentin! But honestly we've got a long way to achieve what he has.

He's a great artist You are able to express both the hard side of dubstep (I refer to tracks like Going Down or Shamen with Borgore) and its easy-listening nature (I-doser, for example). How many recipes have you got? And which of them do you bring on live sets?

Well, basically we bring both on stage and we are happy to play all three tracks you have mentioned. The reason why Jazzsteppa's sound is so versatile is because we both writing the music (sometimes even collaborating with a third producer), and this is how you avoid recipes and get a unique project with many different sounds within.

Do you prefere more an indoor club, with a more intimate relationship with people, or a big arena that allows you to play more like a concert?

We prefer to play a packed bar gig on an empty arena. And a packed arena on any other thing! Fundamentally we like packed shows, does not really matter where when and how.

Jazzsteppa
2011

Have you got some idea to experiment for the next future? Some new face of dubstep to try?

We'll see!

Scheda: Jazzsteppa

copertina pdf #91