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Pubblicazione 04 Aprile 2008

Chris Bathgate

Dark Side

Tra Wilco e letteratura, chamber folk e introspezione, le alchimie di un songwriter ombroso.
Chris Bathgate
2007
"Scrivo canzoni alcune sono semplici altre no alcune nostalgiche altre vengono dall’oscurità alcune sono scritte dalla vostra prospettiva altre dalla mia e altre ancora vanno avanti e indietro dal mio al vostro punto di vista…”

Un flusso di coscienza che si snoda joycianamente, l’incipit dell’autopresentazione sul myspace del songwriter Chris Bathgate. E che ne rivela anche l’attitudine introspettiva e brumosa; una laurea in Arte conseguita da pochissimo, la provenienza dalla cittadina universitaria Ann Arbor, Michigan e una presenza costante nella scena folk locale per Chris, che passa dalle classiche autoproduzioni e collaborazioni, ad essere oggetto, negli ultimi due-tre anni, di un passaparola su web, come molti di questi tempi; infine l’accasamento presso la locale Quite Scientific, e da qui alla Tangle Up, che gode di una distribuzione più ampia attraverso la One Little Indian. Sembra essere fatta. E A Cork Tale Wake, l’album uscito l’anno scorso e appena distribuito da noi, è l’ultimo capitolo di una storia ancora tutta da raccontare.

Bathgate sembra riassumere perfettamente la figura del folk singer fai da te, profondamente influenzato da letteratura e poesia, nel più classico dei percorsi di formazione che appartengono sia a scrittori che a musicisti. Tra racconti di viaggio ed epopee americane, miste a poetiche introspettive, comincia a prender vita il carattere ombroso del Nostro, anche musicalmente, influenzato in modo evidente dalla scrittura di un Jeff Tweedy e in generale dal rock-folk di derivazione classica, sia americano che inglese. Tra proiezioni Elliot Smith, inflessioni Will Oldham e una spiccata propensione verso un lato chamber folk della scrittura, che la rende più ariosa, Chris comincia ufficialmente la sua attività con un album autoprodotto, Silence Is For Suckers del 2005 (6.5/10). Produzione che mostra, in embrione, le sue potenzialità. L’anno dopo tocca a Throatsleep (poi ripubblicato dalla Quite Scientific), e il salto è immediato: unità compositiva, scrittura personale, sonorità che vanno dal folk al country-rock¸ tra più di un’eco del solito Oldham, Okkervill River e in generale un songwriting teso e vibrante, ricolmo dei soliti fiati. Un Micah P. Hinson meno irruento ma con la medesima attitudine all’autoanalisi (7.1/10). E con l’ultimo A Cork Tale Wake (7.1/10) un suono più “prodotto” e pieno, tra intimismo e ombrosità, e di contro una certa estroversione musicale. Una conferma di cui c’era bisogno.

copertina pdf #91