Tune in
Pubblicazione 02 Dicembre 2011

Bevar Sea

Non solo vedic: i nuovi bastardi del metal indiano

Incontro con gli stoner-rocker di Bangalore

Si definiscono la prima band stoner indiana. Tra adorazione del suono 70s e sapiente uso del web, esploriamo con loro alcuni aspetti poco noti della ribollente scena indiana...
Bevar Sea

Un paese caleidoscopico come l’India riserva sempre molte sorprese. E anche nel caso dell’heavy metal il subcontinente indiano ha molto da offrire: in questi ultimi anni l’India ha infatti dimostrato un grande amore per questo genere, e soprattutto per le sue frange più estreme. Un amore incondizionato, palpabile: solo pochi giorni fa i Metallica hanno cancellato la prima esibizione assoluta nel subcontinente al F1 Rocks di Gurgaon - un sobborgo di New Delhi - a un’ora dall’inizio del concerto, per motivi legati alla sicurezza. Hanno così scatenato le ire dei fan indiani, che hanno invaso e vandalizzato il palco. Un episodio che ha gettato un’ombra sull’orgoglio del metal indiano, ma che la dice anche lunga sul desiderio e la passione degli headbangers di una delle nazioni più popolate al mondo.

Il metal in India, in ogni caso, è un’infatuazione recente, dal momento che a parte qualche raro esperimento risalente ai primi anni ’90 (gli Indus Creed, Parikrama, Dying Embrace, Bramha, o il fondativo vedic metal dei M.A.I.D.S - Metal Aliens in Devil's Soul - da Chennai), è solo con l’inizio del nuovo millennio che il metal indiano ha iniziato ad assumere un’identità forte. Probabilmente per incanalare una rabbia che trasmette in musica la paradossale situazione indiana, il metal del subcontinente è stato ed è generalmente estremo, lurido, brutale. Le prime band black metal a lasciare un segno sono state i Fate, i Demonic Resurrection e gli Arcane Ritual. I contributi più rilevanti sono stati comunque portati dai 1833 AD, la band black metal indiana più longeva, e da Dark Crucifix, Mogh e Cosmic Infusion. Non è un caso dunque che, a parte i blasonati Iron Maiden, Metallica, Megadeth o Aerosmith (sempre tra i nomi storici, ma sul versante più morbido della faccenda), anche e soprattutto artisti decisamente più estremi come Sepultura, Lamb of God, Meshuggah, Cradle of Filth e Incantation si siano esibiti a Bangalore, la città più all’avanguardia dell’India, non solo dal punto di vista informatico.

È proprio dalla fervida scena musicale di Bangalore che il metal indiano sta facendo registrare i primi segnali del cambiamento: come nel caso dei Bevar Sea, in assoluto la prima band indiana a impossessarsi dei modi del rock classico, completamente infatuata dei suoni lisergici dei Settanta, lasciando per una volta da parte l’assalto brutal metal più in voga tra i suoni rock del Sud asiatico.

Raggiungo Srikanth Panaman, chitarrista e mente della band. Mi incuriosisce innanzitutto sapere perchè in India si suoni così tanto metal estremo. Srikanth risponde con naturalezza:“I ragazzi indiani si appassionano alla musica rock quando sono ancora giovani studenti, e iniziano ad ascoltare i gruppi e i generi più popolari del momento. Di conseguenza, un sacco di band suonano solo quello che va di moda. Oggi, i sottogeneri del metal più ascoltati sono il djent e il metalcore (e vanno molto soprattutto le band più “tecniche”). Ma in realtà in India ci sono gruppi di ogni tipo. Il metal estremo è in voga soprattutto perché in questo tipo di scena si fanno molti concerti gratuiti, fattore questo essenziale per attirare una grossa fetta di pubblicoin India”. A quanto pare, sino ad oggi, l’evoluzione del metal indiano non ha mai guardato indietro alle sue radici rock. I Bevar Sea invece sono proprio determinati a piantare e far crescere un seme metal diverso dai soliti: una nuovo filone consapevole delle proprie origini. Secondo Srikanth, “la sottocultura stoner/doom non esiste ancora in India, e i pochi appassionati sparsi per il paese devono essere raccolti e aggiornati tramite un vero e proprio network educativo”. Da buon cittadino di Bangalore, Srikanth conosce il potere di internet e delle nuove tecnologie, e lo sta usando per creare un movimento con modalità che mi fanno pensare in qualche modo ad una nuova rivoluzione punk, in versione masala-digitale: “cerchiamo di condividere i links alle musiche di gruppi sia classici che nuovi, attraverso le nostre pagine di Facebook e Twitter, comunicando al pubblico che, se ama la nostra musica, quelle sono le vere band di riferimento. Suoniamo anche alcune cover, per lo stesso motivo ‘educativo’. Per esempio, un pezzo dei Black Sabbath, per la sua connessione immediata con ogni tipologia di metallaro. Coverizziamo anche bands come Sleep, Kyuss e Corrosion of Conformity, per indirizzare il pubblico indiano verso lo stoner/doom degli anni '90. Suoniamo addiritturagli AC/DC, rallentati per adattarsi al nostro stile, così il pubblico capisce il nostro profondo legame con gli anni '70. Questa è la nostra maniera per porre le fondamenta dello stoner-rock in India.” Secondo i Bevar Sea c’è dunque la possibilità di creare una vera e propria nuova via al metal indiano, perché “sono proprio i fan che fanno la maggior parte del 'marketing': a loro volta, iniziano a usare internet per spargere la voce e la cultura tra i loro amici, cercando di invitarli al nostro prossimo concerto, e ‘convertirli’ al doom”.

A questo punto, mi sembra spontaneo chiedere a Srikanth quali siano le reazioni del pubblico in una nazione così grande e variegata come l’India. Un paese in via di sviluppo in cui esiste ancora un divario gigantesco tra le città industrializzate e culturalmente avanzate e le campagne che ancora oggi raramente si sono confrontate con qualsiasi tipo di cultura anglicizzata. “È assolutamente vero, Mumbai e Bangalore hanno le scene musicali più attive nel paese. Come bandin ogni caso noi siamo più propensi a portare il nostro tipo di rock nelle piccole città indiane e nelle cittadine universitarie. In questi posti i ragazzi sono veramente privi di musica, e noi vogliamo dar loro la possibilità di spaccare tutto, come dovrebbe essere ad ogni concerto rock. Inoltre vogliamo evitare la saturazione del pubblico di Bangalore e Mumbai, che ci ha visti suonare anche troppe volte... è importante conquistare nuovi territori ed espandere la sottocultura doom in India”. Mi rimane comunque il dubbio che il retaggio della società castale indiana possa impedire la diffusione dello stoner-rock. Alla mia osservazione Srikanth mi spiega che “il rock, metal, jazz o qualsiasi altra forma di musica occidentale è sempre stata patrimonio esclusivo della parte anglicizzata dell’India. Il rock è stato esclusivamente ascoltato dalla classe aristocratica e dagli anglo-indiani sino a pochi decenni fa. La classe media indiana ha cominciato a capire i media occidentali solo quando è diventata un ceto piuttosto benestante . Negli ultimi anni l’epicentro dell’interesse per il rock si è sviluppato in grandi città come Bangalore e Mumbai, ma anche nel nord-est del paese, una parte culturalmente e socialmente staccata dal resto dell’India, con una minore esposizione ai tradizionali media indiani rispetto alla resto del Paese”. Chiaro. Ma cosa rappresenta il rock, e la degenerazione stoner, per un bambino di strada a Mumbai? “I poveri non sanno cosa sia il rock, figurati il metal. Semplicemente, non ne sono affatto esposti. I ragazzi di strada ci vedono indossare vestiti scuri, catene, portare capelli lunghi e barbe... pensano che siamo dei tossicodipendenti o degli spacciatori. E lo stesso vale per la classe media conservatrice. In molti casi, la gente si stupisce di sapere che non ci droghiamo”.

Bevar Sea

Il discorso non fa una grinza, e mi sembra un tipico passo transitorio nell’affermazione di qualsiasi genere musicale. Ricordiamoci di Jerry Lewis e del suo pianoforte infuocato, di John Lydon e dei suoi Pistols, per arrivare alle defecazioni sul palco di Jesus Christ Allin. E’ la storia del rock: perché nessuno reinventa la ruota, ma la fa solo girare. Anche in India. La mia ultima domanda riguarda il nome della band: cos’è un ‘Bevar’? Forse una storpiatura dell’inglese per ‘alce’? “Il tastierista ha suggerito il nome Bevar Sea (pronunciato Bay-Ver Sea). Mi è piaciuto perché è un gioco di parole per “bastardo” nella nostra lingua locale (il kannada). Ma è anche una sorta di citazione di tutte le band con la parola “mare /oceano” nel nome (Buried at Sea, Graves at Sea, Ocean, Pelican, Ahab etc.)”.

Ne sentiremo parlare anche qui in Occidente? Questo intanto è il loro bandcamp, teneteli d’occhio: http://bevarsea.bandcamp.com.
 

* Marco Ferrarese ha suonato per 10 anni nei The Nerds Rock Inferno, una delle poche punk rock band italiane capaci di infiammare i palchi di Europa e Stati Uniti. Dal 2007, incuriosito dall'Asia, si trasferisce in Oriente. Ha vissuto in Europa, Cina, Stati Uniti ed Australia, e viaggiato in circa 40 paesi. Al momento vive, scrive e lavora a Penang, Malesia. Il suo sito è www.monkeyrockworld.com.

Scheda: Bevar Sea

copertina pdf #91