Ci aveva irretiti un anno fa con Trauma Turgido, autarchico esordio ufficioso (un tempo lo avremmo chiamato demo) a firma Dani Male che molto volentieri ospitammo in Re-boot. Ci aveva incuriositi con la fama di performer atipico, i concerti da sdraiato sul materasso ("one man bed"), le cover sgangherate, irriverenti (Scende la pioggia) o devote (Hardly Gettin' Over It, Heroin) sparse sul tubo. Torna oggi con La Mitomania per quello che va considerato l'esordio vero e proprio, e ci ha convinti in pieno grazie a quel suo disimpegnarsi tra normali psicopatie quotidiane con l'andazzo dinoccolato e disturbante di uno che le vive ad alzo zero.
Slackerismo bughesco (quindi post-beckiano) 2.0, oppure l'onda lunga Skiantos però strattonata dalla ben più urticante follia Residents? Boh. Di questi tempi valli a capire gli impasti estetici/poetici, è tutto un giustapporre e smentire, uno sbocciare e schernirsi, uno svoltare tra il folto di segni e possibilità. Tanto vale chiederlo direttamente a lui.
Io la mia musica la chiamo "Musica Sbagliata". Se la musica demenziale fa ridere così tanto da farti poi piangere, la Musica Sbagliata fa piangere così tanto da farti poi ridere, degli altri e forse anche un po' di te stesso. Sbagliare è disumano, ed è una faccenda veramente seria.
Ho quasi 27 anni (li compio il 30 novembre), vivo da tre anni a Sassuolo (MO) e ho incominciato a suonare la chitarra all'età di 14 anni folgorato dal punk rock, prendendo qualche lezione nel corso dei successivi tre anni e proseguendo poi per conto mio, sfruttando il mio orecchio. I miei gruppi più importanti, in cui ho composto qualcosa, sono stati i Punkrauti (il primo), i Tirana Love Lunch (in bilico tra post punk e no wave) e i Giuda Matti, gruppo in cui ero co-autore e in cui confluirono alcune mie registrazioni soliste del 2007/2008, racchiuse poi nell'Ep del Male, una sorta di mio primo demo solista, infatti è un cd-r. E' in quel periodo che usai il termine "Musica Sbagliata" per dare un genere musicale alle nostre (Giuda Matti) note e vibrazioni, una musica storta, ironica, in bilico tra pop e psichedelia. Questa per me è la Musica Sbagliata.
Io ci sono arrivato solo ora perchè incomincio ad avere le idee più chiare e avverto l'esigenza di proporre altri musicisti sbagliati, anche perchè in generale in ambito "indipendente italiano" (quasi un ossimoro...) non mi piace niente e quindi invece di lamentarmi preferisco proporre qualcosa di diverso. In realtà mi autoproduco da sempre perchè sono testardo e ingestibile, ho problemi a rapportarmi con la gente e più in generale il do it yourself è il più grande atto d'amore nei confronti della tua musica: occuparti di ogni singolo aspetto, avere tutto sotto controllo, prendere il niente dei periodi bui e farlo diventare qualcosa, con idee, notti insonni, noia mortale, blocchi creativi, esplosioni, stanchezza, litigi e dopo: puro nirvana. E' bellissimo occuparsi di tutto quello che riguarda un disco, in ogni suo passaggio e poi ritrovarsi una notte in camera a riascoltarlo, da solo, per la prima volta... E' impagabile. Più vado avanti più mi rendo conto che fare un disco è qualcosa di terapeutico e infatti adesso, dopo aver licenziato La Mitomania, mi sento smarrito, senza obiettivi e spiragli di lungimiranza. Proprio in questi giorni ho ripreso a scrivere... Poi magari cestinerò, chi lo sa.
Per farla breve io avevo la necessità psicofisica di fare uscire il disco in autunno perchè proprio in questo periodo, un anno fa, incominciai a scrivere una buona parte dei pezzi finiti su La Mitomania e quindi inevitabilmente nell' album ci trovi dentro foglie ingiallite, fiocchi di neve e catene. Snowdonia aveva legittimamente anche altre band fissate da tempo in calendario e molto probabilmente si sarebbe andati all'anno prossimo, per tanto anche per questo ho deciso di autoprodurlo, prendendo però più seriamente la questione in mano, rispetto a Trauma Turgido, dando un contesto al mio album e alla mia musica, Musica Sbagliata, appunto. Tutto qui.
La mia canzone nasce come una polaroid, raramente ho corretto un testo o una musica scritta di getto. Io per carattere sono impulsivo, non faccio mai passare più di 3 secondi tra pensiero e azione e questo si riflette naturalmente anche nella mia musica. Quando scrivo innanzi tutto parlo sempre in prima persona, perchè mi è più naturale e perchè non mi piace parlare in terza persona di me stesso o autoeleggermi rappresentante di tutti usando la prima persona plurale, dando ricette o insegnamenti non richiesti. E infatti non l'ho mai fatto. Talvolta mi capita di parlare in prima persona anche delle terze persone contro cui punto il mio dito obliquo, perchè mi piace indossare i panni dell'altro, ad esempio in Goffredo (dal mio ultimo disco) mi sono immedesimato nel poser-medio-artistoide-mitomane-italiota dei giorni nostri, che ha bisogno di "mi piace" su facebook e più in generale di consenso per trovare un senso in questa vita, anche se Vasco Rossi un senso non ce l'ha.
Il concetto di "uomo materasso" è nato quando, stanco dei soliti live, manipolando il noto gioco di parole "one-man-band", pensai al luogo abituale in cui passo la maggior parte del mio tempo e all'oggetto su cui mi annullo quando suono e scrivo: il materasso. Da lì è partita l'idea di suonare in pubblico sdraiato su un materasso, abolendo di fatto l'idea rituale di palco, evitando così di guardare il pubblico in faccia ma contemplando le stelle (come in piazza a Recanati, l'estate scorsa) o il soffitto dei locali (come nel mio tour campano dello scorso Ottobre). Il one-man-bed è la cosa più intima e naturale che potessi fare, è autentica, proprio perchè mentre suono mi dimentico di essere in pubblico e faccio come se fossi a casa mia, sul mio letto. Forse proprio per questo è decisamente anti-estetico e può risultare pesante e/o fare schifo... Ma a me piace così.
Guarda Stefano, in realtà tra i nomi che hai detto il primo Renato Zero è l'unico che ascolto. Che splendide canzoni Favola mia, Baratto, Mi vendo! Spesso nelle recensioni che mi riguardano vengono tirati in ballo Bugo e Skiantos ma, magari ti scandalizzerai, non ho mai comprato nè ascoltato un loro disco interamente... Anzi no! Monotono l'ho ascoltato e l'ho trovato fedele al titolo. Diciamo che a livello nazionale gli unici che mi hanno rapito, chi più chi meno, in diverse fasi della mia vita, sono stati: Luigi Tenco, Franco Battiato, Clem Sacco, Ghigo, Renato Zero, Faust'O e i Cccp. Per il resto, scavando nella nostra memoria nazionale, adoro i canti anarchici e popolari italiani (sono davvero belli e spesso mi diletto a rileggerli in chiave psichedelica... Parlo di "inno dei malfattori", "inno individualista", "bevi compagno" ecc.) e Niccolò Paganini. Canto e scrivo in italiano perchè è la mia lingua, mi riesce meglio, è più diretta, è più manipolabile e non "voglio fà l'ammeregano" (anche perchè credo che con tutti i nostri difetti, gli americani siano irrangiungibili nel loro essere così trashendentali....). Detto questo non ho un gran background di ascolti nostrani. Più in generale adoro tutto ciò che è Pop con un bella dose di malattia, come Syd Barrett ad esempio.
Mi fa piacere quello che dici, anche perchè io mi considero prima di tutto un ascoltatore, poi un musicista, poi uno scrittore di testi e quindi di conseguenza è questa l'impronta che ho voluto dare all'impianto del disco, in quest' ultimo molto più che nel primo. Quello che non mi piace dei cantautori - e infatti già la parola "cantautore" mi mette ansia - è che spesso la musica è solo un contorno impertinente, un'ombra insulsa, messa lì quasi per obbligo... In italia siamo pieni di questi soggetti che a mio avviso sono troppo scarni per essere musicisti (e spesso non sanno neanche suonare) e troppo musicali (e poco evocativi) per essere scrittori, nè carne nè pesce.
Ho tanta confusione in testa e quindi ho bisogno di ordine: mi piace tener separata la lettura dall'ascolto, il libro dal disco, e secondo me la musica, che è l'essenza di tutto, deve fungere da martello che impianta le parole nell' orecchio (e nella mente) dell'ascoltatore; le parole sono il tratto, la musica lo spessore, il megafono. Per come la vedo io il linguaggio dei testi deve essere semplice e il più possibile diretto perchè se in un libro puoi sempre tornare indietro a rileggere una frase se non l'hai capita, tanto i rumori di sottofondo rimarranno gli stessi, mandare indietro un disco invece, per riascoltare un passaggio, è uno stupro nei confronti dell'orecchio, è un terremoto e sarebbe meglio evitare!
In realtà nulla è voluto, La Mitomania rispecchia la mia personalità schizofrenica di cui, ahimè, ignoro molti aspetti. Sono sempre in bilico tra troppa sensibilità e troppa freddezza e spesso non trovo l'equilibrio. "Chiaroscuro" in definitiva sono io e quindi è uscito un album lunatico e animato da tanti colori acidi, che si mescolano tra di loro, formando altri colori ancora più acidi. Ne La canzone di Tenco ho cercato di immedesimarmi nel Tenco depresso, nella camera dell'Ariston, che lascia un suo testamento spirituale e poi preme il grilletto. Mi ha sempre affascinato la sua solitudine e la sua condizione di eterno incompreso. Empatia spirituale.
E più che altro un' onestissima avvertenza: "Ok, fino a qui ho detto cose non-conturbanti. Se ne vuoi ancora, preparati a sentire cose che potrebbero deprimerti e farti precipitare giù gìù, glù glù... Nel liquido amniotico." In realtà sto diventando più maturo e la cosa non mi dispiace affatto.
Ti ringrazio per quello che dici, sono emozionato, me lo sentivo che prima o poi sarebbe toccato anche a noi disadattati prendere in mano il timone di Capitan Findus! Mi sento adatto a parlare di disadattati, ci ho a che fare tutti i giorni per lavoro e per necessità ed è quella la parte di società con cui mi sento a mio agio e credo che di questi tempi l'unica lucidità possibile, almeno per me, sia ritirarsi in casa, in modalità quattro frecce, a scrivere canzoni, parlare di loro, dei torti che hanno subìto dalle città e dalle persone che hanno incontrato, per lasciare nero su bianco il disagio di questi tempi, un po' come le testimonianze dei nostri antenati sulla Peste. Le vittime della mitomania sono misconosciute, meritano più rispetto.
In prospettiva mi immagino completamente calvo e con la pancia sempre più grossa. Vi immagino sempre più stanchi, di me e di tutto il resto.
Scheda: Dani Male
2002-2009 SENTIREASCOLTARE music magazine. Registrazione Trib.BO N 7590 del 28/10/05
Editore Edoardo Bridda Direttore responsabile Antonello Comunale Coordinamento Gaspare Caliri
Programming Luigi Pastore Art Karin Andersen Grafica Roberto Piazza Web designing Edoardo Bridda
Info (info at sentireascoltare.com) | Ufficio stampa Alberto Lepri (alberto.lepri at sentireascoltare.com) Teresa Greco (eventi at sentireascoltare.com)
Pubblicità Music Network









