L'imponenza malinconica e inquieta di un disco come If... stride quasi con la stringatezza telegrafica delle risposte di Bill Ryder-Jones alle nostre domande. Eppure l'ex chitarrista dei Coral continua ad affascinarci, un po' per il percorso tutto in salita che ha deciso di intraprendere nel momento in cui ha lasciato la vecchia band, un po' per quegli spigoli distratti che cogli in certi interventi segno di un carattere introverso ma a suo modo risoluto. Alla stregua di quel Nick Drake citato durante l'intervista, con cui il Nostro condivide l'interesse per i paesaggi e per la letteratura, oltre a un senso di onestà intellettuale fragile e ingombrante. Anche se quella che a prima vista sembra solo una somiglianza casuale, a uno sguardo più attento pare più un ripercorrere idealmente le tappe, con un Bill Ryder-Jones lontano per scelta dai clamori in stile NME che hanno da sempre contraddistinto i Coral e colto a ripiegare su se stesso alla ricerca di una strada personale. Un procedere lento ma determinato, scandito magari da qualche scatto solitario in bianco e nero con una chitarra in mano o nei paraggi di un pianoforte.
Del resto, quale altro artista inglese avrebbe fatto una scelta così fuori dai canoni come quella di esordire da solista pubblicando una colonna sonora per un libro? E per di più di uno scrittore italiano, il nostro Italo Calvino. Nonostante la giovane età il chitarrista/compositore dimostra invece di avere tutte le carte in regola per non far rimpiangere i trascorsi nella band madre, con un If... che snocciola uno dopo l'altro dieci brani orchestrali raffinati e densi. Trasposizione musicale personalissima di un Se una notte d'inverno un viaggiatore che già di suo è un'interessante momento di autoanalisi per una letteratura che si scopre costruzione soggettiva tra la creatività dell'autore e quella del lettore. E che nell'opera di Ryder-Jones vive di scenari maestosi, descrittivi, cinestesici, talmente "inglesi" da riassumere in sé violenza e romanticismo bucolico come di lasciar spazio a certe chitarre elettriche pinkfloydiane (Enlace). E' lo stesso Bill che sottolinea in qualche scampolo di conversazione scovato in giro per la rete (From The Indies To The Andies In My Undies) come la sua musica sia in fondo l'interpretazione di un'immagine: "Quando faccio musica, la faccio sempre avendo in mente un luogo. Il mare è qualcosa che mi ispira sempre. Vorrei che la gente associasse i miei brani strumentali ai paesaggi inglesi”
Se If... è l'esordio già maturo, il precedente EP A Leave Taking Soundtrack uscito a settembre 2011 è il prototipo funzionante. Colonna sonora canonica per un cortometraggio che serve a prendere le misure, a calcolare i tempi, a interrogarsi sulla reale portata di una scelta estetica (la soundtrack) che prevede uno scatto in avanti notevole rispetto al lavoro in una band. Una coralità che in quell'EP sommava lentezze scarne di pianoforte a progressioni di chitarre acustiche e archi; un incedere che in If... invece s'impenna, diventa parto orchestrale dalla complessità rotonda, le aspirazioni alte e l'immediatezza inaspettata. Quanto basta, insomma, per inserire il qui presente disco nella nostra personale top ten di fine anno.
Non vorrei parlarne. Mi sembrava la cosa giusta da fare in quel momento
In realtà non molto. Ho suonato con alcuni amici e ho cercato di capire cosa avrei voluto fare di me stesso. Nel 2009 mi sono iscritto all'Università di Liverpool ma dopo due mesi di corso Laurence Bell (patron della Domino Records, ndr) mi ha telefonato
Mi piacciono autori come il vostro Ennio Morricone, Michael Galasso, Abel Korzeniowski, Philip Glass e compositori di musica classica come Elgar, Chopin, Bach...
Perché Calvino è un autore brillante e quello è il mio romanzo preferito. Calvino me l'ha fatto conoscere una mia vecchia ragazza che studiava i classici. L'Italia è un posto speciale per me. Ho vissuto a Parma per circa sei mesi e a Roma per uno. Così è iniziato il mio amore per il vostro paese.
Si, ho letto Palomar e Le città invisibili. Ho amato più il primo del secondo, ma credo che tornerò su entrambi.
Ero consapevole di questo, ma non ho voluto rendere in musica tale elemento. Ho cercato più di mettere a fuoco i temi che mi hanno ispirato e le possibilità che la letteratura e la musica mi offrivano.
Credo che tu mi abbia riassunto nella giusta maniera. In più hai colto il fatto che If... voleva essere diverso da una normale soundtrack. Per certi versi molto più diretto. Una via di mezzo tra una colonna sonora e un album convenzionale.
In realtà non ci ho mai pensato. Probabilmente si. Del resto le esperienze di vita non si possono abbandonare, no? Credo che il materiale sinfonico che produco stia sul lato più pop della musica classica. Probabilmente non è il tipo di musica a cui potrebbe essere interessato un purista.
Credo che nello scrivere una colonna sonora per un libro non ci sia molto su cui basarsi ma nemmeno costrizioni tecniche dal punto di vista della durata del brano, della velocità, della dinamica. Si può davvero lasciare andare l'immaginazione senza aver timore di sbagliare. E come dici tu, è ovviamente la personalità di chi scrive la musica che viene fuori, dal momento che il musicista avrà comunque una visione personale del testo.
Amo moltissimo Nick Drake e quell'album in particolare lo ritengo davvero speciale. Gli arrangiamenti di Five Leaves Left sono incredibili, molti di loro condotti in maniera egregia da Robert Kirby. In generale, pero', apprezzo di più il lavoro di Harry Robinson nel brano River Man. Ciò che mi ha spinto a interessarmi del suono degli archi in generale.
In realtà non lo so. Hai qualche idea?
English interview
Erm..I'd rather not go into that really. It felt like the right thing to do at the time.
Not much really, played music with friends and tried to work out what I wanted to do with myself. Then in 2009 I decided to go to university in Liverpool but about 2 months into the course, Laurence Bell rang me and that was that.
I'm inspired by people like your own Morricone, people like Michael Galasso, Abel Korzeniowski, Philip Glass and then the classical composers like Elgar, Chopin, Bach...
Because he's brilliant and it's my favourite novel. I was introduced to him by an ex girlfriend who studied classics. Italy is a special place for me. I lived in Parma for about 6 months and lived in Roma for a month. That's where my love for Italy began.
Yeah, I've read Mr Palomar and Invisible Cities. I loved Palomar more than Cities but I'm sure I'll return to them.
I was conscious of that but didn't want to push the issue musically. I wanted to focus more on the themes of inspiration and the possibilities of literature and music.
Thanks, you've just summed me up I think. I'm glad you've picked up on that, its meant to be different to a film soundtrack, more direct. Half way between a soundtrack and a conventional album.
Perhaps, I've not thought of that really. I guess so yes. You can't drop life experiences can you? I guess the symphonic things I write are on the poppier side of classical music, probably not the kind that the purists would be interested in.
I think you don't have a much to fall back on but at the same time you don't have as many constrictions to time/speed/dynamic. You can really let your imagination go and you're right, obviously my personality comes through because I have a personal view on the text.
Yeah Nick Drake is up there for me. I love him dearly and that album in particular is very special to me. The arrangements on Five Leaves Left are staggering and the bulk of them done by the brilliant Robert Kirby, but for me its the arrangement by Harry Robinson on the track River Man that really turned me on the strings in general.
Oh god I dunno really, any ideas?
Scheda: Bill Ryder-Jones
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