Con l'ultimo lavoro Io tra di noi, Dente è tornato sulla bocca di tutti confermadosi l'autore più apprezzato della nuova leva di cantautori italiani. Non potevamo lasciarci sfuggire la possibilità di intervistarlo a proposito del disco e del tour allargandoci anche a temi più generali come la musica in Italia, lo stato dell'indie, Sanremo, i cantautori di ieri e di oggi e la letteratura...
Certo. Sì, è vero, sono stato all'Isola d'Elba perchè avevo bisogno di riprendere un po' contatto con me, staccare un po' da quello che sono stati i due anni passati cioè stare sopra un palco sempre, farsi fare le fotografie durante un concerto. Ho cercato di riprendermi e stare un po' solo isolato in un posto in cui nessuno mi conoscesse per avere modo di riprendere in mano tutte quelle cose che avevo fatto durante i due anni e quegli scritti che avevo buttato giù a mo' di schizzo, ho messo insieme tutto quanto e ho scritto le canzoni del nuovo lavoro. Questo disco è una raccolta di canzoni scritte nell'arco di un tempo abbastanza lungo, infatti ci sono pezzi abbastanza remoti, ad esempio Rette parallele l'ho scritta cinque anni fa, poi l'ho abbandonata e l'ho ripresa in mano a dicembre, ho finito di scrivere il testo e l'ho chiusa.
Mi piace molto questa definizione che non si usa più, è come negli anni '60, quando si facevano i singoli e poi raggiunto un certo numero di pezzi si faceva l'album che veniva chiamato appunto "la raccolta di canzoni" o "le canzoni più belle", "il meglio del meglio di". Quindi sì, alla fine siccome i casi sono due, lo chiamo così anche un po' per dire che non si tratta di un concept, non c'è una storia unica netta, un unico filo conduttore, quest'album anche per i tempi in cui i pezzi sono stati scritti non può essere tale. Io tra di noi è figlio di un'ispirazione dilatata, ci sono canzoni d'amore dove si parla di una donna ma anche riflessioni come quella amareggiata di Piccolo destino ridicolo.
Diciamo che non è una cosa che ho voluto, ricercato, non avevo una linea predefinita sul modo di raccontare queste storie, sono venute così come le ascolti, mi sono venute così quando sono andato un po' "alla ricerca del tempo perduto", ci sono storie, degli aneddoti, più vicini magari a pezzi precedenti che avevo scritto come Quel mazzolino ma non ho scelto io, prima di scriverle, la direzione da dare ai testi, se dare più spazio all'aspetto riflessivo o a quello del ricordo.
Sì, assolutamente, credo proprio di voler andare a piccoli passi, non mi va di bruciarmi tutto quello che posso fare nella mia vita artistica in un solo disco, se no è finita. Non sono interessato a quello che gli altri si aspettano alla fine, io credo che questo sia un buon passaggio, come dici tu il disco è molto mio, questo era uno degli obiettivi che ci eravamo preposti e sono felice che siamo riusciti a raggiungerlo, si sente molto la mano di Colliva alla produzione, sebbene mi renda conto che non tutti quelli che mi ascoltano magari hanno le conoscenze tecniche per rilevarla appieno, anche se tutti si sono accorti che qualcosa in più qua c'è. Volevo mantenere un'identità forte ma non volevo fare un disco traumatico, non volevo aggiungere cose in modo traumatico.
Sì, il discorso è davvero molto ampio e complicato, io non so se come dici tu in effetti quel pubblico là non esiste davvero più, io conosco un pubblico che è molto bello che è quello che segue le cose che stanno uscendo ultimamente in Italia e che io posso anche accostare magari a quello di una volta, è un pubblico di persone che si fa chilometri per andare a vedere concerti e che ha ricominciato a comprare i dischi seguendo le cose con molta attenzione. Accanto c'è un pubblico vago e generico che è in realtà la maggior parte della popolazione che io percepisco come molto distratto, molto abituato al cambiamento, ad avere il nuovo fenomeno dell'anno e l'anno dopo un altro e poi ancora, dimenticando i nuovi fenomeni degli anni precedenti. Non so se la grande massa esista ancora, e come si comporterebbe, come reagirebbe alla mia musica, bisognerebbe provare e in verità ho anche un po' paura a farlo. Quando penso ai Sanremo di cui tu mi parli penso ad anni che non c'entrano nulla con questi in cui noi ci stiamo muovendo, penso a Lucio Dalla in televisione con Dario Fo, Benigni e Paolo Conte, oggi in televisione passano spazzatura dalla mattina alla sera, è un mondo troppo diverso e io fatico a fare un paragone. Sai, ieri ho guardato un video di Mina negli anni '60, hai presente quelli a Studio Uno? Era lì che cantava La musica è finita e aveva sul palco cinque pianoforti a coda. C'erano una fotografia e una luce impeccabili, una cosa da brividi.
Ecco, esatto. E' proprio questo che manca ora, è un mondo perduto quello, purtroppo, quindi non so se possiamo parlare di ieri e oggi come due cose vicine o se l'oggi ce lo dobbiamo inventare, sapendo che abbiamo determinate cose e ripartendo da lì. Per quanto mi riguarda mi sta anche molto bene come mi stanno andando le cose, voglio dire, è andato sempre tutto migliorando, non mi sono mai fermato in un punto sentendomi arrivato, non l'ho ancora visto il punto oltre il quale non andare. Io riesco a vivere con quello che faccio, ho le mie soddisfazioni, faccio dischi come li voglio fare per cui mi va anche bene così, soprattutto li faccio perchè amo farli, per il gusto che provo nel farli. Detto in sincerità non ho alcun interesse a diventare famoso, ecco, andare in televisione. Poi beh, bisogna vedere, se la massa è interessata, se la massa apprezza come apprezziamo noi. Non ti nascondo che, come ti ho detto poco fa, sono anche un po' spaventato perchè è una lama a doppio taglio, potrebbe salvarti la vita oppure distruggertela, conosco gente che per esempio a Sanremo ci è andata e poi ha smesso di suonare, conosco invece chi da lì ha iniziato un percorso bellissimo, si è arricchita, ha fatto carriera e c'è anche gente che non ci è mai andata, ha una carriera meravigliosa e riempie i teatri e fa tour con un sacco di pubblico.
Le prime date sono sempre quelle più agitate, poi dopo la decima si comincia a salire sul palco un po' più tranquilli, a capire anche come il pubblico reagisce alla scaletta e tutte quelle cose che finchè provi in solitudine o nel locale vuoto non puoi capire. Vedremo. La formazione sarà sempre la stessa del tour scorso, nessun elemento in più, nessun fiato né arco, cercheremo di fare il meglio che possiamo, in scaletta ci saranno quasi tutti i pezzi del disco nuovo, i più grandi successi della storia della musica (ride, naturalmente n.d.g) e un pezzo da Anice in bocca che non ho mai fatto ma che non ti dico perchè è una sorpresa.
Per il momento nessuna ristampa di Anice in bocca, siamo pieni di cose da fare e di cose a cui pensare per cui rimandiamo, quanto ai La Spina non so che fine abbiano fatto quei dischi, non sono più stati ristampati ma davvero a me piacerebbe molto poterli avere e venderli ai concerti, rimetterli un attimo in piedi. Magari farò un canale su youtube per iniziare.
Si, quel pezzo mi piace molto. Non mi dispiace quel Venditti lì, quello di Lilly, per esempio. Mi piace molto Sotto il segno dei pesci e apprezzo anche il primo disco con De Gregori, Theorius Campus, quello è molto romanaccio, molto Folk studio.
L'ho ascoltata sempre anche da bambino, i miei genitori avevano molti dischi, molti 45 giri italiani, e le cassettine in macchina. Ascoltavamo tanto Bindi, Endrigo, e tutti gli altri e anche se poi loro erano molto più orientati verso le canzoni dell'estate in mezzo c'erano anche le grandi mazzate, i grandi come Tenco. Da bambino la subivo ma mi piacevano tanto queste atmosfere angoscianti ed è ancora così. Da grande poi mi sono messo ad ascoltarli in modo diciamo più analitico, mi sono messo lì a capire che cosa avevano fatto, li ho ascoltati con maggiore attenzione. Questa cosa l'ho fatta soprattutto con Endrigo. I miei però per esempio non ascoltavano cose degli anni '70, lì c'era già la rottura, andava così per molti della loro età, per cui quelle cose le ho scoperte dopo, da solo o con la mia cerchia di amici di quando avevo tredici o quattrodici anni e abbiamo iniziato ad ascoltare quelle cose che ascoltano tutti a quell'età, Bob Marley, i Rolling Stones, i Doors e in mezzo ci sono finiti anche Camerini, Finardi, Lolli e tutti questi nomi che negli anni '70 hanno fatto gran belle cose.
Oggi no, ne sto ascoltando molto poca negli ultimi anni, anni fa invece ascoltavo molte più cose, Belle and Sebastian, Kings of Convenience, il primo disco dei Phoenix ad esempio mi piaceva molto, poi mi sono un po' allontanato dalla musica straniera, non l'ho più seguita tanto. Prima sì, ne ho ascoltata molta, poi calcola che avevo 18 anni nei primi novanta quindi sono caduto nel grunge a pie' dispari, diciamo così. Ascoltavo Nirvana, Pearl Jam, Alice in Chains, tutta roba che oggi fatico molto ad digerire ad esclusione di In Utero che continuo ad ascoltare piacevolmente e che credo sia il loro miglior album, quello che ha maggiormente resistito alla prova del tempo, Ten dei Pearl Jam oggi non funziona più.
Guarda, senz'altro Primitivi del futuro dei Tre allegri ragazzi morti, mi ha accompagnato per tutta la seconda parte del tour, lo abbiamo consumato sul furgone. Adesso sono molto curioso di ascoltare il nuovo di Tom Waits, mi hanno detto tutti che è bellissimo e da fan sono molto interessato.
No, solo narrativa devo dire. Leggo romanzi quasi quotidianamente e anche saggi e manuali. Vado in libreria e mi faccio ispirare oppure seguo consigli che mi danno. Ultimamente ho acquistato dei saggi di enigmistica che è una cosa che mi interessa molto anche al di là di come io la uso nei testi anche perchè poi quella a dire il vero è ludolinguistica non enigmistica vera. Pensa che gli enigmisti ritengono che La settimana enigmistica sia proprio la feccia della disciplina. Ultimamente ho letto Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, molto bello, una lettura molto piacevole. Adesso mi sono messo in testa che durante il tour voglio leggere Moby dick che non ho mai letto.
Non posso esimermi dal consigliargli la traduzione di Cesare Pavese.
Scheda: Dente
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