Per i bolognesi Guidos c'è una specie di juke box scanzonato e post-punkettone a fare da premessa seria di una proposta che scorre nel solco tra cazzonismo devoluto e malanimo strisciante. L'aspetto è quello di un divertissement tra amiconi, non è chiaro quanto possano (o vogliano!) farne una cosa seria: questo Avocado (Autoprodotto, 6.3/10), il loro secondo lavoro, è frutto dalla polpa ora insipida e un attimo dopo gustosa, nei suoi momenti migliori sciorina wave italica allampanata dal retrogusto che a tratti impasta Talking Heads, Dandy Warhols e Skiantos. Tutti con la 's' finale, guarda un po'. Nei peggiori azzarda nostalgie Seventies con passo slacker con la profondita d'un Max Pezzali. Urgono decisioni dirimenti.
Al Lago (ViVeriVive, 6.7/10) è il mini ep d'esordio di Faro, al secolo Stefano Faraon da Vittorio Veneto. Una calligrafia dream-wave virata lo-fi, un impasto fragrante di minimi termini acustici, elettrici e sintetici per sfornare ballatine argute e sognanti, l'inquietudine intenerita dei Notwist più soffici ed il disagio a fior di pelle come un cugino malinconico (e melodioso) de I Cani. La situazione e' ancore basale, ma ci sono gia' sufficienti premesse per impostare un discorso di lunga durata.
Un attimo prima di cadere nella trappola De André, che il cantautorato lo spedisce in un buco nero da cui pochi possono permettersi di uscire, semmai guardando alla visione languida dei Faust'O e alla poesia cerebrale di Mario Castelnuovo, c'e questo omonimo ep (ViVeriVive, 6.8/10) del veneto Rodolfo Toé, febbricola contemporanea sedata a forza di nostalgie sfrigolanti seventies, vaghezza lo-fi e vampe noise-psych che diresti tra Eno e Canali. Costantemente aggrappato ad una tensione che non lascia posto ad ironia di sorta nel flusso ossessivo dei correlativi emotivi, cantati talvolta in punta d'esasperazione Vasco Brondi talaltra rammentando il lirismo acidulo del dimenticato Erz.
Terzo disco autoprodotto per Martin Devil – ovvero Maurizio Guglielmelli -, un artista capace di spaziare con disinvoltura tra canzone d'autore, folk americano, rock e melodia. Vintage (Zimbalam, 6.7/10) è un'opera matura, in cui si mescolano malinconie alla Celentano prima maniera (Sogni) e un De Gregori in bilico tra slide guitar e organi (Pioggia di velluto), monografie elettriche à la Dire Straits (Strade) e certe balere sudamericane del Capossela delle origini (Parole d'amore). Manca forse un po' di sintesi, a brani che comunque mostrano un equilibrio invidiabile e un approccio alla scrittura che conquista senza fare sconti.
Ambient kafkiana sospesa in un crepitante incombere e codificata da un fluire vagamente industriale: un suono fatto di sfondi ininterrotti e primi piani malinconici su pianoforti, laptop, synth e chitarre trasfigurate. E' espressionismo sonoro a microfoni aperti The Silent Bride (Laverna, 7.1/10) dei calabresi Sentimental Machines (Attilio Novellino, Gianfranco Candeliere, Saverio Rosi), talmente efficacie da convincere pur non rappresentando un esempio di rottura con gli stilemi più tradizionali del genere. Reading e fondali concreti (Avril, We'll Never Win), lentezze descrittive e intense fughe spazio-tempo, per una formazione da tenere sotto stretta osservazione.
Un pop piccolo piccolo, che ha molto da apprendere, ma affascina nelle sue atmosfere retrò, fra liriche intime e chitarre arpeggiate. I Penny Press da Avellino giocano a fare i neo cantautori, come capita spesso ultimamente, ed escono con un disco omonimo (autoprodotto, 6.0/10) che riscalda le atmosfere invernali. Voce maschile, imponente e piccoli inserti di una bella voce femminile. E’ vero, a volte forzano troppo il tutto (tendono ad una strana commistione fra Vasco Brondi e Dente), ma s’intuisce una certa apertura di stile, che potrebbe fruttare.
Tutt’altro ambiente e background quello dei bolognesi Around A. Il loro sound è infarcito di una manciata di melodie, ben condite dalle liriche in lingua, che rende il loro pop debitore di armonie scandinave (King of Convenience, ma non solo…). Four is Not A Number (Skpmz, 6.5/10) è il nuovo Ep, che parte piano sugli arpeggi di Day By Day e cresce in chiave synth pop in The Bridge, magnifica ballata in stile Coldplay. Belli gli arrangiamenti per una produzione che mira ad un sound potenzialmente internazionale.
Scheda: Rodolfo Toé, Guidos, Faro, Sentimental Machines, Martin Devil, Penny Press, Around A
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