È un nerd, Ezio Piermattei. Non ce ne voglia il compositore pescarese; non vogliamo offenderlo, quanto far risaltare come la sua timidezza, il suo “escapismo”, il suo quasi imbarazzo nel rispondere alle interviste nascondano in realtà l’altra metà della sua personalità. Quella che lascia parlare in vece la sua musica. Anzi, le sue musiche. Se ora apprezziamo Hum Of Gnats, neanche un anno fa notavamo con piacere un altro suo lavoro a nome Poisucevamachenille: Scelsi quel nome perché leggendo un saggio sui “folli letterari” ero rimasto colpito da alcuni fenomeni molto comuni tra i pazienti schizofrenici, come verbigerazione e glossolalia. Mi incuriosii a tal punto che decisi di reincidere le parti vocali in una lingua “artificiale”, inventata su due piedi.
Quella unica lunga traccia era una sorta di messa a fuoco di ciò che ora si mostra in Purge The Weevil From Yer Midst. Un caleidoscopio sonoro onnivoro eppure coeso, schizofrenico eppure pacificato che racchiude un universo di ascolti in espansione e in continua evoluzione: Ho cercato di ficcare dentro al disco tutto quello mi piaceva al momento: un po' come fanno gli intrattenitori da pianobar che piazzano in scaletta Gloria Gaynor subito dopo The Final Countdown. Il tutto è presto detto: Residents, la Los Angeles Free Music Society, la scena di Canterbury, Sun City Girls, Caroliner, Peeesseye, Kemialliset Ystavat, Sunburned Hand Of The Man, Eric Copeland e mille altri ancora, perché come ci confessa "mi piaceva l'idea di registrare qualcosa di incredibilmente “slegato”, alla The Faust Tape”.
Ragioni antropologiche dietro questo procedere onnivoro rimandano sicuramente agli ascolti bipolari dell’infanzia (In casa mi ritrovavo sia i dischi di musica bandistica di mio padre, che insegnava musica e dirigeva pure un'orchestrina, che i 45 giri di musica leggera di mia madre) oltre che ad un progressivo “oblomovismo” che, ci racconta, lo ha man mano fatto ritirare in un mondo circoscritto e in solitaria, fatto di ascolti tanto vari quanto incessanti e di una produzione musicale ad ampio spettro. Capace di metabolizzare in un flusso frammentato ma coerente, una quantità indescrivibile di input e schegge di suoni tra i più impensati; sovrapposti, stratificati, elaborati come dei frattali sonori pronti a schizzar via in ogni direzione.
In realtà la mia musica è easy listening, anche quando è atonale. Detto da uno che inventa il moniker Hum Of Gnats per prendere in giro il proprio “tinnito”, fa un po’ pensare. Ci sarà da fidarsi?
Scheda: Hum Of Gnats
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