Tune in
Pubblicazione 31 Ottobre 2011

Leon

In Da Club #4

Tech-house for the masses

Vincente per acclamazione nei club di mezzo mondo, apprezzatissimo da producers e riviste e lanciato verso la consacrazione dell'album lungo: sarà l'Italia a partorire la prossima stella dei 4/4?
Leon
2011

Se l'avete conosciuto in occasione dell'esibizione alla serata conclusiva del roBOt Festival 2011, significa che vi siete persi il successo che il nostrano Leon sta ottenendo fuori dai confini italiani, coi club di mezza Europa che se lo contendono, intere folle in visibilio (vedi il ritorno ricevuto in occasione del Winter Music Conference 2011) e autorità come Ricardo Villalobos, Danny Tenaglia e Laurent Garnier che pescano le sue hit per le notti in pista. Poco male, in ogni caso, perché alla saletta di Palazzo Re Enzo avete potuto assistere alla quintessenza del Leon dj: tech-house disinvolta dalla presa facilissima, che punta dritto al pubblico evitando di far troppo i sofisticati.

Cassa in quattro vigorosa, irrinunciabili claps della più classica tradizione 90s, nessun bisogno di pause defaticanti e tutti i decibel di cui l'impianto audio è capace per innalzare la temperatura: sembra quasi una ricetta alla portata di tutti, ma son pochi ad avere l'abilità di proporla senza cedere alla monotonia stancando così il pubblico. Ci vuole un certo mestiere per tenere sempre su di giri la folla, captare i suoi bisogni e spingerla lì dove vuole andare. È per questo che stiamo aspettando trepidanti che da quel di Londra esploda su album una certa Maya Jane Coles, tra i giovani più promettenti del momento, ma chissà, forse la nuova stella dei 4/4 la partorirà proprio l'Italia nei prossimi mesi. Tra un argomento e l'altro, Leon ci dice: "Faccio molto uso dei loops. Se li dosi nel modo giusto in un pezzo house, fanno faville". E la mente subito torna a quei Tiger & Woods emersi proprio quest'anno con Through The Green, che sui loop vocali presi dall'estetica disco d'antan han costruito i loro pezzi più efficaci. E guarda caso, anche dietro all'identità nascosta del duo tigrato sembra far capolino una colonna del djing tricolore come Marco Passarani (sono solo indiscrezioni, però...).

Bel tipino, Leon. Ambizioso e cosciente dei propri mezzi, con una base consolidata di ascolti elettronici a coprire l'intero spettro. "Mi piace tutta l'elettronica, non solo quella più orientata al club. Tra i miei preferiti direi Kraftwerk, Giorgio Moroder, Depeche Mode, Daft Punk, Underworld, Chemical Brothers, Massive Attack, Groove Armada, Bent, Aphex Twin, Goldie...". Non manca nulla, insomma. Tutti serbatoi dai quali attingere quando serve un po' di eclettismo, attrezzi del mestiere che ti danno quel quid in più per essere imbattibile. E infatti si finisce per riaprire giocoforza la ferita dolorosa della mancanza di prospettive del nostro paese, questione già battuta durante la chiacchierata con Deep88, un altro astro nascente italico (all'estero, ovvio). Leon ci conferma un quadro italiano che anche in ambito musicale non lascia spazio ai giovani: "L'underground italico è pieno di produttori molto validi, dall'estero moltissime labels mandano richieste ai nostri producers fiutando i talenti. Ecco cosa spinge molti ragazzi ad andar via dal nostro paese: il sistema qui segue sempre lo stesso schema, punta sull'artista straniero per esser sicuro che la serata riesca. Nel frattempo però i nostri ragazzi all'estero sono apprezzatissimi, e non trovano spazio per suonare qui. È una cosa assurda."

C'è una via d'uscita? Anche stavolta la soluzione definitiva sembra non esserci. Ma se ogni rivoluzione ha inizio nel cambiare la mentalità dalla base e distruggere i luoghi comuni, allora sono anche approfondimenti come questo a dare il loro piccolo contributo, distruggendo con prove incontrovertibili il castello di carta che vede l'artista straniero come qualitativamente superiore a quello italiano. Realtà come Leon, che infatti all'estero fan favillle, ci dicono che è stupido pensare in termini di inferiorità: ogni luogo produce realtà artistiche uniche rispetto alle altre, il segreto sta nel valorizzarne le peculiarità stilistiche, dare al talento lo spazio che merita. All'estero la qualità conta più del nome, e l'entusiasmo si spende tanto per le realtà locali quanto per quelle importate. È così difficile non cadere nel pregiudizio quando si parla di made in Italy?

In ogni caso, il futuro per Leon promette bene. Come ci ha spiegato nell'intervista, l'album di debutto è quasi pronto, e ci son tutti i presupposti perché non sia il solito album dance. Il nostro ragazzo ha il piglio da primo della classe, non si accontenta di far "bene", vuol sempre battere ogni aspettativa. E non ha paura delle sfide più improbabili, come testimonia l'iniziativa che lo ha visto coinvolto nelle ore immediatamente precedenti al live a Bologna: un progetto mediatico che ha coinvolto i principali social network del web per creare un contatto diretto tra i fan e l'artista nella sua vita quotidiana. Sicuramente sentirete ancora parlare di Leon. Nel frattempo, ecco l'occasione per sentire direttamente le sue parole, nella nostra intervista esclusiva. Buona lettura.

È probabile che la maggior parte del pubblico italiano ti conosca soprattutto grazie alla tua partecipazione al roBOt festival. Dicci come hai vissuto quell'esperienza e che tipo di ritorno hai ricevuto dal pubblico di Bologna.

L'esperienza al roBOt festival è stata incredibilmente emozionante. La cosa che mi spaventava di più era l'orario: di solito le mie performances sono notturne, non era semplice ricevere il massimo supporto dal pubblico con un dj-set a base techno prima di cena. E invece è andato tutto a meraviglia, ho voluto proporre un set diverso dal mio solito, più contaminato, a tratti abbastanza "sporco" e la folla era impazzita, erano tutti scatenati, urlavano... è stato bellissimo! Il che è ancora più soddisfacente se pensiamo che il roBOt è uno dei festival più importanti e conosciuti d'Italia e ha un pubblico molto preparato ed esigente.

La location, poi, era qualcosa di magico. Bologna è sempre stata una città "alternativa", anti-moda, più underground rispetto alle altre. Era perfetta.

Possiamo dire che sei uno di quei talenti italiani di cui andare orgogliosi per quanto risultano apprezzati all'estero. Che differenze ci sono tra suonare in Italia o fuori? Cosa preferisci?

Ultimamente preferisco suonare in Italia. La gente è più calda, e col passare del tempo inizia a sembrarmi anche più preparata. Certo, ci sono luoghi come Inghilterra e Germania che sotto certi punti di vista stanno avanti rispetto a noi, ma sono convinto che la situazione elettronica italiana sia in forte crescita e stia raggiungendo ottimi livelli, soprattutto in ambito techno/house.

Leon
2011

Domanda scontata ma obbligata: c'è qualcuno in particolare a cui ti ispiri?

I nomi sarebbero tantissimi, colleziono vinili dal 1995, ho visto migliaia di dj. Tra i tanti citerei per primo Danny Tenaglia, uno dei miei punti di riferimento, quasi un maestro di vita se vogliamo. Poi tantissimi altri: Laurent Garnier, Masters At Work, Richie Hawtin, Ricardo Villalobos, Steve Lawler, Jeff Mills, Carl Cox, Sasha, DJ Sneak, Carl Craig, Marco Carola... e l'italianissimo Ralf, se non ci fosse stato lui forse non sarei nemmeno qui!

Al festival bolognese eri in una stanzetta abbastanza contenuta in cima al palazzo Re Enzo, per un paio d'ore di tech-house for the masses, ossia senza troppi intellettualismi: giusto un tocco all'equalizzazione per sottolineare i bassi deep e via di claps dritti e 4/4 a volumi altissimi. È questa la tua ricetta anche all'estero?

Potrebbe essere in effetti la mia ricetta ideale, sì. Preferisco suonare in posti piccoli, dove riesci a guardare tutti dritto in faccia. Piccoli clubs con super soundsystem, spaziosa consolle, poche luci ma tanto vibe...

Suonare nei festival se vogliamo è più facile, hai davanti una massa, sono poco esigenti, puoi permetterti di suonare anche per te stesso. Ma questa non è la mia idea di dj. Il dj è quello che mette il disco giusto al momento giusto, è il primo cliente del club. Deve sapere cosa vuole la sua gente, come farti dimenticare i problemi, deve essere cosciente che è lui il responsabile del tuo piacere in quella notte! Quindi deve dare sempre il massimo, sia davanti a 100 sia davanti a 10 mila persone!

Esiste un pubblico più esigente di un altro? O in definitiva se una ricetta funziona, funziona ovunque?

Eh eh, molti usano la formula "se la ricetta funziona non si cambia". Ma perché limitarsi? Il bello della musica è che appunto ti dà la possibilità di variare. Se la gente che ti segue si rende conto che proponi sempre lo stesso alla fine non ti seguirà più, è assolutamente normale. Qualsiasi dj invece potrebbe suonare ogni volta un dj-set diverso dal precedente, e sicuramente essere più apprezzato dal pubblico. Il mio dj-set al roBOt, ad esempio, è la testimonianza di quanto mi piaccia spaziare: dalla deep house alla techno, dalla drum'n'bass a... Bob Marley! Se c'è il groove, perché no?

Dopo una serie di ep rilasciati negli ultimi due anni, adesso sta per avvicinarsi il momento dell'esordio su album. Cosa hai in mente per il disco? Come suonerà?

L'album è quasi pronto. Ci sto lavorando da circa un anno, stiamo decidendo col mio management quando rilasciarlo, probabilmente per il prossimo WMC a Miami.

Di tracce ne ho scritte tante, forse più di 20. Stiamo scegliendo le migliori, ma vorrei anche mettere nel mio album qualcosa di insolito. Magari tutti si aspettano da me un album "duro", da dancefloor, con tanta techno-house. Sicuramente sarà così, ma non solo: ho preparato tracks anche più ambient, più soft, più noise anche e qualcosa funky e dubstep!

Ci sto lavorando molto, l'album per un artista è la cosa più importante. Ci saranno anche alcune collaborazioni con artisti amici, e ovviamente sarà tutto seguito da un tour mondiale dove forse per la prima volta farò dei "live" veri e propri! Il che per me è una scommessa, perché in fondo mi sento sempre un dj.

Come riesci a dividerti tra la house che finisce sui piatti, per la pista, e quella che va su disco per l'ascolto? Pensiamo a release come il Like This EP o il Fiore EP, fatti di tech-house muscolare farcita di loop vocali a rendere plateale la circolarità della dance. Hai due modalità d'approccio differenti?

Sì, il lavoro in studio e quello in pista sono completamente differenti. In studio ci entro solo quando sono ispirato, in caso contrario potrei anche non metterci piede per mesi. E quando hai l'ispirazione le tracce vengono fuori in poche ore: pezzi come Like This Like That, Fiore, Body Monster sono venuti fuori così, rapidamente. Magari il lampo mi viene nei momenti più disparati della giornata, quando sono in macchina, al ristorante, in aereo... prendo qualche appunto su un foglio o sul cellulare, poi torno a casa e butto tutto sul sequencer.

Per la pista invece pensi in maniera differente. Magari ci metti dentro la hit del momento, oppure no. Bisogna orientarsi verso quello che vuole il pubblico. Quando sono in studio invece tengo sempre presente che quello che faccio dovrà rappresentarmi al 100%, in modo che anche a distanza di anni, quando qualcuno sentirà il disco ci troverà dentro il MIO carattere, non quello della folla.

Per le ore immediatamente precedenti al tuo live al roBOt è stato messo in piedi un interessante progetto multimediale, in cui le tue mosse venivano seguite su social network come Facebook, Youtube, Twitter e Foursquare in modo da creare un canale comunicativo bidirezionale tra te e i fan che ti seguivano. Una sorta di grande fratello per il web 2.0. Ce ne parli?

È stata un'esperienza molto eccitante. Ho vissuto fuori per due giorni, 60 ore di registrazione con più di tre macchine, un'ora di intervista, diversi meeting con altri artisti e promoter, fino ad arrivare alla performance. A tratti è stato anche stressante, ma ho conosciuto un sacco di persone interessanti, ho avuto un buon riscontro sul web.

Leon
2011

E poi diciamolo, canali come facebook, twitter, ecc. sono sempre più importanti per la promozione e per ricevere riscontri diretti. È un ottimo mezzo, soprattutto se pensi che ormai praticamente tutti sono connessi tramite questi social network. Penso sia una grossa opportunità, con cui poter instaurare un rapporto intimo con i fan. Chissà, magari sarà ripresa da altri artisti in futuro...

Scheda: Leon

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