Molto spesso si perde di vista il vero scopo di un concerto, il punto centrale; ci si nasconde dietro fuochi d’artificio, scenografie esagerate e megaschermi, dimenticando che prima di tutto dovrebbe essere un momento di condivisione, un incontro tra un artista e il suo pubblico, qualcosa di privato e personale, e ci voleva una signora come Suzanne Vega per ricordarcelo. Una cantautrice elegante e raffinata, senza fronzoli né maschere; una donna che ha saputo raccontare in musica la sua vita e le sue esperienze, rimettendole in gioco a più di venticinque anni dal suo debutto nel progetto antologico Close Up.
Prima di lei sul palco una “piccola e timida” Denise, cantautrice nostrana, che ricorda fortemente, soprattutto nella vocalità, gruppi indie d’oltreoceano come i Sea of Bees. Eccola tremante presentarsi ai presenti con sussurri appena percettibili nonostante il microfono. Troppo agitata per essere criticata, abbastanza emozionata da trasmettere qualcosa, è un piacevole interludio all’entrata in scena della cantautrice newyorchese.
Suzanne è una splendida cinquantenne, ironica e sicura di sé, con la sua chitarra acustica sul palco si sente perfettamente a proprio agio; accanto a lei, in alcuni brani, Gerry Leonard (David Bowie, Rufus Wainwright, Duncan Sheik) alla chitarra elettrica. Una serata per ripercorrere la carriera della cantante attraverso canzoni, racconti, aneddoti e battute, sorrisi e applausi. Non mancano le versioni riviste per Close Up di vecchie perle come Marlene on the Wall, Small Blue Thing, The Queen and the Soldier, Caramel, Calypso, Frank and Ava, Liverpool, che sembrano negli anni aver acquisito un nuovo splendore, come una sorta di ritrovata consapevolezza, grazie forse alla voce della Vega che si è fatta più morbida e calda, più ricca e sicura, in definitiva più matura. Ci sono poi ovviamente anche Tom’s Dinner e Luka, e a sorpresa anche due brani tratti dallo spettacolo teatrale Carson McCullers Talks about Love. Scritto e interpretato da Suzanne, questo racconto in musica ha debuttato a New York nello scorso maggio e narra la straordinaria vita della scrittrice Carson McCullers, assolutamente fuori dalle righe, in barba a qualsiasi convenzione sociale. A sorpresa anche un duetto con il cantautore Valerio Piccolo su Suono nell’aria/Freeze Tag: sulla riuscita della commistione tra il testo in italiano di Piccolo e quello in inglese della Vega ci sarebbe un po’ da ridire, ma la serata è così perfetta, e l’atmosfera del laghetto di Villa Ada così sognante, che niente potrebbe rovinarla.
Suzanne finisce il concerto, saluta con ripetuti inchini e sorrisi, e scende dal palco solo per tornarvi poco dopo attratta dalle urla e dagli applausi. La scena si ripete per due volte, è mezzanotte e mezza ma nessuno vuole credere che il concerto sia veramente finito. La musica del dj e le luci che si accendono non lasciano dubbi: sembra quasi che ci sia qualcosa di sbagliato. Ma per i più coraggiosi e indomiti la serata non è ancora finita, un’ora e mezza dopo Suzanne riappare cambiata e sorridente a firmare autografi e fare foto con i pochi che hanno avuto la pazienza (la pazzia) di aspettarla nell’aria stranamente gelida di una notte di luglio.
Scheda: Suzanne Vega
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