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Pubblicazione 30 Agosto 2011

Stan Ridgway

Villa Corridi, Livorno (14 Luglio 2012)

Dopo la tournée acustica del 2005, Stan Ridgway torna in Italia con un quartetto elettrico e un occhio al passato.
Livorno, 14/07/2011
Stan Ridgway
Livorno, 14/07/2011

Stavolta ci ha messo solo 6 anni per tornare in Italia invece che sedici. La volta scorsa si era presentato con un trio che, oltre alla consorte e collaboratrice da lungo tempo Pietra Wexstun, comprendeva anche il chitarrista italiano Giorgio Baldi (bravissimo, avendo provato le canzoni solo a distanza e nei soundcheck).

Ne era uscita una retrospettiva della carriera in chiave semiacustica nella quale si evidenziava il Johnny Cash che andava insinuandosi nello stile ridgwayano, ma anche la ricchezza della suddetta carriera e l'orgoglio della produzione recente: non solo perché l'allora nuovo Snakebite era stato ampiamente proposto, ma anche per l'approccio divertito all'esecuzione di un classico come Mexican Radio, tipico di chi sta dicendo di averla suonata troppe volte e che nel frattempo è andato avanti.

Tutto diverso, invece, per i concerti italiani di quest'anno: "stavolta c'è un budget" come spiega dopo il concerto Pietra Wexstun, e questo fa sì che accanto ai due ci siano anche il chitarrista Rick King, già visto con loro nel progetto Drywall, e il batterista Bruce Zelesnik, anch'egli da tempo coinvolto nei vari progetti del duo.

Se il tour scorso era stato originato dalle attenzioni maggiori del solito riscosse dal disco di allora, stavolta il motivo, anche del budget, deve essere un altro: non sappiamo se Neon Mirage sia andato meglio di Snakebite, se ora dietro ci sia un'etichetta più solida o se la curiosità diffusa verso i protagonisti degli 80s abbia toccato anche i Wall Of Voodoo, ma a giudicare dalla scaletta il motivo potrebbe essere quest'ultimo.

Almeno a Livorno, infatti, la setlist ha visto due soli brani dal disco recente (stessa quota riservata peraltro anche agli storici primi due solisti, The Big Heat e Mosquitos) e sei pezzi su quindici totali della serata provenienti dal repertorio della vecchia band, tra i quali oltre all'epica Call Of The West e a una Mexican Radio più canonica rispetto al 2005, c'è perfino il medley dei Morricone Themes (ripescaggio strano benché appropriato suonando in Italia).

Va bene, perché la formazione, tra campionamenti, il drumpad di Zelesnick e un Ridgway che si dedica più all'armonica che alla chitarra, si presta efficacemente a riproporre il tipico mix di elettronica e western dei WOV (vedi una bellissima Ring Of Fire che ne esalta il finale rumorista), ma non è tutta nostalgia: c'è spazio per la Wexstun che esegue la nuova Take It Away dei suoi Hecate's Angels, Camouflage e Factory vengono proposte in versioni notturne e vagamente inquietanti, mentre per il finale Stan pesca dai Drywall più country per invitarci a un "classical american barbecue" che tanto classico non è (Goin' On Down To The BBQ).

Presente sui media grazie solo ai determinati e non pochi estimatori, Ridgway deve aver deciso di ribadire la forza del suo ricco songbook puntando sui titoli più classici: quelli che probabilmente hanno attratto la non piccola parte giovane del pubblico accorso, soddisfatto dalla forma e dalla classe dimostrate dal nostro.

Un po' meno gradita l'imposizione di chiudere a mezzanotte quando due ulteriori bis ci sarebbero stati tutti: sarà per la prossima, che se il trend prosegue sarà augurabilmente non lontana.

Scheda: Stan Ridgway

copertina pdf #91
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