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Pubblicazione 13 Agosto 2011

Scott Matthew, Agnes Obel

Sexto 'Nplugged, Pordenone (01 Agosto 2011)

Sexto 'Nplugged si conferma come una delle più interessanti realtà festivaliere italiane, a incoronare la magnificenza del luogo, l'algida Agnes Obel e un mai così ispirato Scott Matthew.
Scott Matthew live
Scott Matthew
Scott Matthew live

Sexto ‘Nplugged, giunto quest’anno alla sesta edizione, costituisce uno degli eventi imperdibili dell’estate friulana, così afosa e sorprendente. Negli anni, a incantare, tra i rivoli di luce dell’Abbazia di Santa Maria, e a riempire gli incastri di Piazza Castello della malinconica Sesto al Reghena, superstar assolute di un certo tipo di musica definitiva, allo stesso modo atemporale e trasversale, sensazioni come Philip Glass, Antony and The Johnsons, Tindersticks, Blonde Redhead, Patrick Wolf, fino ai recentissimi live di The Divine Comedy e Get Well Soon, solo per citarne alcuni. Una proposta di qualità indiscutibile premiata dall’affetto indistinto del pubblico, fedele e fiducioso nell’offerta musicale che viene proposta. Un rapporto “a scatola chiusa”, dove il ricordo degli incantevoli concerti passati “(co)stringe” il pubblico a ritornare sui propri passi (sonori) affidandosi ciecamente al fiuto musicale degli organizzatori. Solo così si spiega la piazza piena ed entusiasta per il doppio concerto di Agnes Obel e Scott Matthew, piccole star del cantautorato mondiale (più smaccatamente pop, quasi classicheggiante), ma non tali da riempire tutta piazza Castello senza il fondamentale sforzo organizzativo di Sexto ‘Nplugged.

Alla vista della piccola danese tutto si riempie di luce, a dipingere i tratti più malinconici la fedele ed esuberante violoncellista, Anne Muller. Il live set è incentrato – com’era prevedibile – sull’esecuzione integrale dell’osannato Philharmonics. Agnes Obel costruisce un perenne vagabondare tra melodie eteree e tessuti pianistici impeccabili, se non di ghiaccio (Louretta), di una bellezza destinata a rimanere (Falling, Catching). La cover di Closewatch (il testamento autoriale di John Cale) incanta, ancor più claudicante nel ritmo, definitivamente devastata nella melodia stravolta rispetto all’originale. On Powdered Ground chiude il tutto, tra furia malinconica e improvvisazione di stomaco; un finale a sorpresa che stravolge i passi falsi del live, vedi il conservatorismo di Riverside e la deriva citazionistica di Beast (Joanna Newsom come piovesse); un lasciarsi andare sul traguardo capace di restituire anima ad un esibizione improntata eccessivamente sulla pura esibizione di bellezza e capacità; la carne svuotata della cantautrice danese, troppo fredda e inibita, riacquisterà sapore successivamente, tra l’eccessivo – ed ossessivo - dinoccolarsi e gli sguardi al cielo di Scott Matthew: omone innocuo eppure salvifico, elevato a star indipendente grazie al film di culto, Shortbus, storia di pelle ed emancipazione, come la vita di Matthew, voce dall’eterno peregrinare, novello Antony Hegarty, icona gay mondiale. La poesia laica del luogo eleva l’abbozzo innocuo dell’iniziale Black Bird in un vortice luciferino, ora morbido, poi imponente, quasi rassegnato. The Wondering Of Falling In Love, ricorda il Brian Wilson più scanzonato ed è tutto un ricavare enorme attorno alla piccola chitarra maltrattata.

A premiare l’esibizione sono gli episodi più sofferti di Gallantry’s Favourite Son, con la glaciale Duet a sommergere gli episodi più allegri e sfilacciati, Felicity su tutti. Little Bird riassume il silenzio rispettoso del pubblico in intimità sofferta, a seguire l’epicità a occhi sgranati di In The End, ciò che mancava alla definizione di perfezione pop. Matthew spaesato si guarda in giro, sì, (anche) il luogo determina la musica.

copertina pdf #91
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