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Pubblicazione 08 Agosto 2011

Tuxedomoon

Anfiteatro delle Cascine, Firenze (05 Luglio 2011)

I visuals di Geduldig, la scaletta che spazia dalla b-side del primo singolo all'ultimo Vapour Trails...Tuxedomoon ovvero come rimanere pienamente, inconfondibilmente, sé stessi
Tuxedomoon

Se l'eleganza è misura, raffinatezza e controllo dei dettagli, il concerto di Brown Reininger e soci ne è stato una lezione.

La tournée che li porta di nuovo nell'amata Italia più che per promozione (l'ultimo disco di studio ha 4 anni, quello uscito quest'anno è una raccolta di vecchi demo con accluso un dvd, peraltro già inclusi in un cofanetto del 2007) sembra fatta per portare in giro il loro suono, la loro identità.

Niente facile concerto di vecchie hits (peraltro relative, dato lo status di culto che li caratterizza da sempre) per cavalcare il revival 80s: coerentemente, siccome dalla formazione tornata in giro da qualche anno manca Winston Tong, la scaletta esclude tutto il repertorio che lo vedeva alla voce - il che comprende l'intero Desire e altre cose molto amate, vedi ad esempio quella In A Manner Of Speaking riportata alla luce dai Nouvelle Vague.

Eppure mantengono la capacità di rimanere pienamente, inconfondibilmente sé stessi: non solo perché la scaletta spazia dalla b-side del loro primo singolo fino all'ultimo Vapour Trails, non solo perché non mancano i caratteristici visuals di Geduldig, ma perché le direttive tipiche del suono Tuxedomoon vengono osservate rigorosamente anche nell'eterogeneità.

Così anche i vaghi echi della musica che s'agitava ai tempi dei loro esordi (qualcosa dei Bauhaus nei momenti più schizzati, qualche amalgama dissonante tra Pere Ubu e i primi mentori Residents) rimangono nei confini delle strutture disegnate dal minimalismo suggestivo del bassista Peter Principle, dai dialoghi tra il sax di Brown (anche al piano) il violino di Reininger (anche alla chitarra) e i vari fiati di Luc Van Lieshout, dalle basi elettroniche e da tutti gli elementi tipici della loro poetica.

Misura e controllo, si diceva: quella che permette anche che Dizzy non sbrachi nella banalità rock che il riff d'apertura della chitarra di Reininger faceva temere e diventi invece una tiratissima cavalcata che allarga il tipico sound del gruppo alla California cui non sono mai sembrati appartenere troppo, stabilendo un inatteso legame tra i Vapour Trails dell'album da cui proviene e gli storici Happy Trails degli psicocavalieri Quicksilver Messenger Service.

Inatteso, com'era inatteso che il momento più intenso della serata fosse un pezzo recente e non qualcosa di trent'anni fa: ma è possibile per un gruppo il cui stile è invecchiato pochissimo e che va in giro per suonare. Con eleganza.

Scheda: Tuxedomoon

copertina pdf #91
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