Tune in
Pubblicazione 01 Marzo 2008

Dead Meadow

Ululati dalle colline

Sono i “fatti fantastici“ che catturano l'immaginazione di Jason Simon, una sorta di primitivo anelito alla “vita agreste” con ciò che di misterioso quell'apparente quiete cela. L'hard rock variegato del terzetto finisce per immergersi in una dimensione trascinante ed onirica. Quello che si suole chiamare psichedelia, o heavy psichedelia .
Dead Meadow
2008

Band escapista per eccellenza, quella di Jason Simon. Niente riferimenti al mondo reale. Né men che mai a quello “politico”. Sono i “fatti fantastici“ che catturano l'immaginazione di Jason. Qualcosa che unisca una sorta di primitivo anelito alla “vita agreste“ con ciò che di misterioso quell'apparente quiete cela. L'unione, forse, di Walden ed E.A. Poe, di Henry D. Thoreau e Gordon Pym: lasciare l'uomo ospite nella sua natura mentre la fantasia si nutre degli echi, degli ululati, dei mille richiami misteriosi che da colline e boschi esalano quali spettri e voci di spettri.... Per poi sondarli quale “navigatore dell'ignoto“. Devoto a H.P. Lovecraft e Tolkien, Jason sembra incarnare perfettamente il connubio di tali due voci. Quella della Natura e quella dell'Interiorità. Come se l'una si riflettesse nell'altra in cerca di stimoli e conferme al “fantastico“ delle liriche di Simon, sempre attente alla “risonanza poetica“ suscitata, piuttosto che a narrare storie di senso compiuto. A proposito di Poe, Jason rivela:

“Provengo dalla tradizione di Poe, in cui le parole nascondono interi mondi da scoprire, anche attraverso l’immaginazione”.

I Dead Meadow nascono a Washington, nel 1998, dalle ceneri di due band locali (The Impossible Five e Colour). I componenti originari della band sono tre: Jason Simon (chitarra e voce), Steve Kille (basso e sitar), Mark Laughlin (batteria e congas). La formula del power-trio, visti i lidi stilistici rocciosi e hard frequentati quasi da subito dal combo, rimanderebbe ai Cream e a certi 60’s (anche se i nostri si son fatti le ossa suonando del punk amatoriale!). Vero è che i Dead Meadow, sin dall'esordio breve nell'anno 2000, per la Tolotta Records di Joe Lally (il vinile era già uscito su Planaria Records), hanno un range stilistico molto meno limitato di tante coeve band cosiddette “stoner”. Si va dai Pink Floyd ai Led Zeppelin, dai Black Sabbath ai Blue Oyster Cult.

In realtà, sovente, le liriche del terzetto, già nell'omonimo mini-lp d'esordio, parlano di foreste, d'una natura evocativa e spettrale. Il terzetto lo registra fra le colline appena fuori Washington, non a caso. Esemplare e paradigmatica, in tal verso, è la canzone The Breeze Always Blows. Contenuta nell'esordio lungo dei Nostri ( Howls From The Hill , 2001), che rinnovato il contratto con Lally escono ancora una volta su Tolotta Records, la canzone recita: “I've ben long in warm places, while the winter winds, they howl and moan, beneath the door creeps cold traces, of season i've not known”. Le musica è un bluesaccio sudista, suonato come dai Blue Oyster Cult, con vaghi accenni glammy. Meglio ancora, in quel disco, fanno la lunga (9 minuti) One And Old, con i suoi riff sabbathiani e la psichedelica, con tanto di sitar, Drifting Down Streams. Già da allora, fra mari di fuzz e distorsioni impenitenti, il sound d'assieme del gruppo è stemperato dal percussivismo (spesso) spatolato di Laughlin. Vissuto anche il “rito di passaggio” del live album ( Got Live if You Want It, Committee To Keep Music Evil, 2002), dove a percuotere le pelli subentra Stephen McCarty, i Dead Meadow ritornano in studio per Shivering King And Others ( Ba Da Ding, 2003). Il lavoro è un’ orgia di revisionismo creativo della hard psichedelia 60’s/70’s.

Ci sono le solite devozioni e abluzioni nel viscoso rifferama sabbathiano (I Love You Too) e numeri hard cosmici drogati (Raise The Sails), e c'è sempre la flebile voce di Jason quasi sommersa dalla strumentazione e persa nelle fantasticherie narrate, ma il succo vero del disco, persa quella vena southern del precedente, è nelle melodica bozza di Good Morning, nella circolare Everything's Going On e nell'anima bluesy d'una The Golden Cloud. The Shivering King, eccentrica rispetto al resto, mastica invece un idioma folk. Precedentemente, prima che John Peel morisse (25 ottobre 2004), i Dead Meadow riuscirono anche ad incidere una session per l'importante dj britannico. Peculiarità della quale, oltre alla resa “live in studio” dei Nostri, rimane il fatto che sia la prima ed unica John Peel Session registrata al di fuori degli studi BBC. E, più precisamente, fu catturata nella sala prove (nientemeno!) dei Fugazi nel 2002:

“È divertente per quanto se n’è parlato; mi sono piaciute le session, e il fatto che abbiamo potuto farle in un periodo in cui eravamo senza soldi a girare in UK, cosicché l’interesse di John Peel nei nostri confronti ci permise di fare uscire lo show anche in America. Naturalmente oggi rimpiango il fatto di non averlo incontrato e parlato con lui, l’ultimo vero DJ”. (Jason Simon)

Trasformatisi in quartetto, con l'aggiunta di un secondo chitarrista nei ranghi (Cory Shane), i Meadow mettono a segno un ulteriore colpo con Feathers (Matador, 2004). La forma della litania, strascicata su tappeti heavy psych, si impossessa delle trame strumentali del gruppo (Get Up On Down e At Her Open Door), sino ad incorporare massicce dosi di rumore, magari filtrate da un anima blues, nel disco (Let's Jump In e Let It All Pass, figlie della Jusiamere Farm del debutto lungo). Eyeless Gaze All Eye e Such Hawks Such Hounds sofisticano persino l'interpretazione delle liriche, rendendo un po' fataliste ed esistenzialiste le visioni di Jason, richiamando forse alla mente anche i Doors degli esordi. Cory Shane, seconda chitarra aggiunta, rende il sound della band nel complesso maggiormente denso e ricco di sfumature in trasparenza. Ad inizio 2007, la band ridotta nuovamente a terzetto (Simon, Kille, McCarty) si rinchiude in uno studio del Sunset Strip losangelino, il Sunset Sound, e comincia a registrare Old Growth(Matador, 2008), dopo averlo composto (e in parte registrato), ancora una volta, nell'abbandono rurale che meglio alla band sembra si confaccia:

“Più che le vibrazioni che abbiamo ricevuto dallo studio – il Sunset Sound – c’è stata l’energia catturata tempo prima nella rurale Indiana”. (Jason Simon)

L'atmosfera è assolutamente irreale e trasognata:

“Il fantasma di Jim Morrison attraversava le stanze nel vecchio studio sul Sunset Strep”. (Jason Simon)

Il passaggio è concettualmente evidente: non solo la Natura come fonte primaria di ispirazione, bensì una locationmetropolitana. Il meglio dei due mondi, tenuti fino ad allora separati da Jason, in definitiva. E molti di quei rumori della vita d'ogni giorno della fattoria sono finiti nelle registrazioni dei pezzi stessi. Spettrali, o così sembrerebbe.... un violino strimpellante da lontananze ignote, dei passi al piano di sopra catturati quando la band era sola in casa... Un mondo fantastico, immaginato e immaginario sebbene spacciato dai racconti di Jason a riguardo per reale, che ancora una volta specchia a pieno la sua vena lirica, favolosa, popolata di forze misteriose e non che agitano la Natura e, di riflesso, l'Uomo:

Dead Meadow
2008

Il nuovo disco esce in gennaio ma persino con un budget, abbiamo usato il nostro materiale, che abbiamo portato in questa vecchia casa dell’Ottocento. Abbiamo passato una settimana, solo noi tre, a preparare la musica qui, poi l’abbiamo trasferita in un piccolo studio di Los Angeles. È il meglio di entrambi i mondi. Prendere gli elementi grezzi ma volevamo anche qualcosa di vivo sonicamente, con la band viva, e questo non poteva essere realizzato in modo lo-fi”. (Jason Simon)

Mai così compatti, infatti, e guidati dalla batteria jazzy di Stephen McCarty, i Meadow registrano quello che è a oggi il loro capolavoro. Non indulge mai in un assolo chitarristico vano, eppure il disco avvince. Circolare, psicotropo, massimalista nei suoi percorsi armonici a suo modo “minimali”. Una melodia tracciata, seguita dalla chitarra ritmica a doppiarla, e la voce sognante di Jason a far da “centro di gravità permanente” all'intera impalcatura strumentale messa su. La band ha celebrato l'uscita di Old Growth con un concerto presso il Bowery Ballroom, a New York, il 16 gennaio scorso. Beati quelli che hanno potuto assistervi. Sembra che dal vivo l'hard rock variegato del terzetto losangelino d'adozione trovi una sua dimensione trascinante ed onirica. L'essenza, probabilmente, di quanto si suole definire psichedelia, o heavy psichedelia, dacché il genere esiste.

Scheda: Dead Meadow

copertina pdf #91