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Pubblicazione 10 Luglio 2011

Bruno Pronsato

Romantic techno

Wintermusic for Summer

Il terzo album di Steven Ford a nome Bruno Pronsato è il pretesto perfetto per tracciarne un profilo essenziale, dall'ortodossia glitch di Bobby Karate alla ricerca organica degli ultimi lavori...
Bruno Pronsato
2011

Inquadrato, di volta in volta, come produttore glitch, micro-house, minimal, Steven Ford è sempre riuscito a tirarsi fuori dalle etichette di genere arricchendo il proprio suono di elementi (senza mai farsene assorbire completamente) o spostandone sensibilmente il baricentro (mantenendo sempre il proprio tocco). Noi, che avevamo cercato di affrancarlo definitivamente in tal senso, parlando di organicaltronica a proposito del suo capolavoro Why Can't We Be Like Us, coerentemente, ci vediamo contraddetti dall'ultimissimo Lovers Do...

Dagli Slayer alla glitch

Da ragazzino, il seattleano Steven Ford pesta la batteria in una band punk/speed-metal texana, tali Voice of Reason, passando le giornate ad ascoltare ossessivamente caposaldi del genere come Venom, Slayer e Napalm Death ma anche act avant-rock come My Bloody Valentine e Gang Of Four, sempre alla ricerca delle cose "più strane, le più libere possibili ed estreme". Dopo la sbornia adolescenziale, per alcuni anni Steven mette tra parentesi la musica. L'interesse riprende nel 1998, quando torna stabilmente a vivere a Seattle e scopre i compositori dodecafonici (Schoenberg e allievi) e - attraverso l'interesse per la micro-tonalità tipico delle avanguardie classico-contemporanee - si immerge in quella che tra fine anni Novanta e primi Duemila sembra essere una vera e propria rivoluzione (e che presto diventerà una moda e una cosmesi timbrica buona per tutti, nel bene e nel male), quella di un'elettronica fatta di suoni atomizzati, di micro-suoni, un'estetica post-digitale fatta di clicks & cuts che continua di fatto, con mezzi e fini diversi, la grande tradizione colta della sperimentazione elettroacustica (l'integrazione di suoni di sintesi e musica concreta): la glitch music di label come Mille Plateaux, Warp e Raster-Norton.

Steven rimane letteralmente folgorato, recupera il tempo perduto e si mette a produrre studiatissimi glitch-scapes con lo strano moniker Bobby Karate, di cui ci restano un mini di 4 tracce del 2002 e un album, Hot Trips, Cold Returns (Woodson Lateral), di inizio 2003.

L'elettronica suonata, l'impro, Berlino

Il 2003 è un anno importante, Steven adotta infatti il moniker definitivo, quello con il quale centrerà la propria cifra produttiva e con il quale diventerà famoso a livello internazionale, e al quale, salvo piccole eccezioni (il 12" pollici a nome Osvaldo - strizzatina d'occhio a Maurizio/Von Oswald? - No More Vampires nel 2006, votato ad un suono oscuro e sinistro), resterà sempre fedele: Bruno Pronsato. La prima prova è un 12" su Orac, due pezzi (Read Me e Silver City) di so-called micro-house così pieni di sberciature glitch da sembrare quasi-industrial. Nel 2004 l'album, ottimo, Silver Cities, sempre su Orac, una deep così glitchata e stilizzata, e con un forte gusto jazz, da poter altalenare con classe, forte di un tocco subito notato dagli appassionati, tra rumorismo (e ritroviamo Read Me) e silenzio (Pedestrian Plan).

I metà Duemila saranno per Steven/Bruno, etichettato in ogni caso come produttore minimal, anni di ricerca, obiettivo non fossilizzarsi, rinnovarsi restando comunque riconoscibile, continuando a sperimentare. Bruno pubblica così più di una decina di EP di affinamento (impossibile seguirli tutti) e soprattutto, in parallelo a grandi e quotatissimi producer come Moritz Von Oswald e Mathew Jonson, si interessa all'elettronica live e suonata e all'improvvisazione (2005). Nel 2006 il passo quasi obbligato di trasferirsi nella culla di quei suoni che tanto ama (tanto la glitch, quanto molta minimal-techno), nel cuore della scena: Berlino. Why Can't We Be Like Us viene pubblicato dalla tedesca Hello? Repeat a fine dicembre 2007 come doppio 12" e a gennaio dell'anno successivo come full vero e proprio. E' il disco Berliner di Bruno, animato da una algida sensualità ben inquadrata dalla copertina lesbian-porcelain e fortemente sbilanciato sulla ricerca timbrica. In brani dalla lunghezza mediolunga, lungamente cesellati, Bruno fa il punto della situazione sulle sue ricerche e propone la sua sintesi.

Organicaltronica

Per sgusciare dalla impasse definitoria delle etichette di genere, l'abbiamo chiamata organicaltronica, sottolineando in questo modo non tanto le dimensioni di scala della sua musica (sostanzialmente inquadrabile nel micro-cosmo minimal), non il taglio delle sue strutture ritmiche (che sono di base techno - e lui non manca occasione per ribadire che la sua è Romantic techno - ma che flirtano volentieri con il battito e gli spazi più ariosi della house), non la sua curatissima palette di suoni (tanto quelli di sintesi, spesso sovrapponibili a quelli della deep, quanto quelli concreti - voci comprese - o comunque modificati dal laptop, leggi glitch), quanto proprio l'approccio generale con cui Bruno prende tutti questi elementi e li mette assieme, li ingloba in un unico corpo sonoro. Si ritorna così al ventre materno dell'elettronica/electronica. Questo che può sembrare un escamotage si rivela invece un'ottima prospettiva critica, se senza troppi patemi appunto di genere ci permette di inseguire le giuste pertinenze e accostare artisti anche molto diversi da Bruno e diversi tra loro che però, al didelle specificità di suono, ritmo, atteggiamento eccetera, condividono proprio l'idea di un suono elettronico che suoni organico, di una fusion di elementi retti sempre e comunque da un'impalcatura essenziale e iterativa (leggi minimal). Ecco quindi che Bruno merita il suo posto nella nebulosa di produttori minimal/fusion/organic che comprende Luciano, Cobblestone Jazz, Shackleton, Andrea Sartori, Moritz Von Oswald, Ricardo Villalobos, Theo Parrish, Terre Thaemlitz, Amon Tobin e persino Fennesz (quello di Endless Summer, che del primigenio amore di Bruno per i My Bloody Valentine incarna alla perfezione la trasfigurazione anni Duemila).

Nel 2009, galvanizzato dall'apprezzamento della critica internazionale (tra le tante, le recensioni di opinion leader come XLR8R e The Wire, non di Pitchfork, che sembra averlo scoperto quest'anno; in Italia hanno parlato di lui in pochissimi), Bruno fonda la propria label personale, Thesongsays, la cui prima uscita è The Make Up The Break Up (2009), un EP con un'unica lunga traccia di 38 minuti. Da molti salutato come il miglior lavoro pubblicato da Pronsato fino a quel momento, è la rielaborazione di un pezzo risalente alle session di Why Can't We Be, una suite electro che piega nelle forme di un etereo trip house fatto di continui inglobamenti, inserti e meticciati, in un'ottica sottilmente e pacificamente tribal, le cavalcate Kraut che all'house diedero una propulsione fondamentale, da Manuel Göttsching in poi.
 


 

Oggi Steven/Bruno continua il proprio percorso di produttore minimal "eretico", evoluto e irrequieto, sempre attento a non ripetersi pur mantenendo il proprio tocco, sempre interessato a rinnovare il proprio stile e ad esplorare le diverse e nuove sfumature di un suono che è nato in emulazione, ma già maturo. Soprattutto, sempre capace di smarcarsi non appena si cerca di ingabbiarlo in una qualsiasi etichetta. E' proprio questo che accade nel nuovissimo Lovers Do.


 

copertina pdf #91