È il temibile progetto Cannibal Movie a tenere a battesimo una nuova e agguerrita etichetta. La neonata Sound Of Cobra proprio nuova non sarebbe visto che è l’ennesima reincarnazione – dopo Xhol Recordingse e prima ancora Ni**aville – delle instabili peregrinazioni (anche geografiche) del proprio deus ex machina Ricky Thunder (G.I. Joe, In Zaire). Dietro la sigla-omaggio al sub-genere cinematografico si nascondono due musicisti già apprezzati in altri ambiti intenti a trafficare con una psichedelia acida e tribaloide per soli organo e drums, intrippante e maledetta. Proprio come vedere Cannibal Holocaust per 3 giorni di fila con gli stecchini nelle palpebre. Avorio, tape d’esordio, inanella 5 pezzi per mezzora di svisate psych-kraute ritmatissime e retro-futuriste con titoli autoreferenziali come Teste Mozzate, Mangiati Vivi! e Schiave Bianche che non si smette di ascoltare. Sorpresona d’inizio estate.
Tornando ai solchi del nostro caro e vecchio vinile, partiamo con un pezzo piccolo e due grandi. Dei Peter Kernel abbiamo parlato il mese scorso per l’esperimento Il Pomeriggio Non Si Sa Mai Bene Cosa Fare, 12” che evidenziava la vena creativa e free del terzetto svizzero. Ora, in attesa del nuovo lavoro White Death & Black Heart di prossima pubblicazione per la AfricanTape, gustiamoci il 7” single-sided che funge da apripista. Anthem Of Hearts è un omaggio inconscio ai Sonic Youth del medio periodo con la voce di Barbara a rinverdire i fasti della nostra cara Kim Gordon mentre i due maschietti intrigano noise-rock e post-punk accessibile e tribaloide. Della canzone è disponibile anche il video girato dagli stessi svizzeri.
Allargando i giri del vinile ci ritroviamo tra le mani una chicchetta pronta ad esplodere. Maria Juur, in arte Maria Minerva, è una splendida 20something estone di stanza in quel di Londra che inizia a trafficare di musica dopo uno stage presso The Wire. Roba da niente se non fosse che nel breve giro di qualche mese ce la ritroviamo con due uscite e una terza in arrivo – il full-length d’esordio Cabaret Cixous – per Not Not Fun e label limitrofe. Noble Savage è l’esordio vero e proprio ed assume le forme di un 12” per la serie limitata della 100% Silk di miss NNF Amanda Brown. Quattro tracce di weird-pop sensuale e virato electro (italo-disco alla maniera dei fattoni della label) che mettono in evidenza una voce affascinante e clamorose commistioni tra dream-pop etereo, elettronica spacey, disco mutante e immaginario sfocatissimo. Con la conclusiva A Little Lonely che è un vero capolavoro minore di dancefloor disturbato. La tape Tallin At Down, dieci brani per mezzora su NNF, sarà anche per i rimandi autobiografici ma sembra invece ammantata di una malinconia che ottunde e dimentica i beat subacquei del 12” per lanciarsi in un songwriting sommerso di synth e riverberi, che risulta piacevolmente oscuro e estatico.
Riprendendo il discorso vinili piccoli, torniamo nel belpaese con due band italiane, lontane geograficamente e musicalmente ma entrambe meritevoli della vostra attenzione. La prima segnalazione (retroattiva) va per Wasted Youth, il 7 pollici di debutto dei pesaresi Young Wrists, uscito già da diversi mesi per la bresciana We Were Never Being Boring (Be Forest e Le Man Avec Les Lunettes in catalogo). La coppia marchigiana recupera tre dei cinque brani contenuti del primo demo We Were Young And Beautiful e aggiunge un inedito, confezionando così quattro song dalle tinte pastello tipiche del twee-pop/C86 di fine Ottanta, condite da una punta di revival sull’asse Captured Tracks/Slumberland. A la page ma assai piacevoli. Assai meno efebici i romani (mezzi francesi per la verità) Trans Upper Egypt che, forti dell’appartenenza all’infame Borgata Boredom (di cui la No=Fi ha appena licenziato la rispettiva compila su LP), debuttando su doppio formato, tanto per far capire da subito di che pasta sono (s)fatti. Fate subito vostro il singolo Akawa/New Vega, appena uscito per Wort (la neo label del russo domiciliato presso la Capitale Alexei Popov) dove il lato A è uno space rock che fa il verso agli Stones di 19th Nervous Breakdown e Paint It Black, e il B è un trip di gruppo allucinato sul pianeta Chrome. Se poi non ne avete abbastanza scrivete ai ragazzi(ni) della Rank Toy e, se vi rispondono, fatevi mandare la tape che i romani hanno condiviso con Random Tone Generator (aka Tab_ularasa) e ci troverete altri cinque brani ancora più dilatati e divaganti.
Sempre da Roma arriva anche il nuovo EP dei serbi-naturalizzati-berlinesi Sixth June. Dopo l’LP Everytime dell’anno scorso il duo formato da Lidija Andonov e Laslo Antal rilancia con cinque nuovi pezzi targati Mannequin; Back For A Day esce in curata edizione 12 pollici e suona un synth-pop di pregevole fattura incontrovertibilmente Eighties, con le voci dei due a posarsi sui beat stenotipici delle drum-machine e gli innumerevoli strati di melodie sintetiche. Restando in ambiti wave, ma spostandoci oltre Oceano, accogliamo con gaudio il ritorno, seppur su breve lunghezza, dei beniamini Horrid Red. L’ormai noto (speriamo) side project degli yankee-teutonici Teenage Panzerkorps rilascia un nuovo pugno di brani ancora per Soft Abuse (che qualche mese già aveva prodotto l’EP Pink Flowers), ancora una volta su vinile corto e casetta con brani bonus. Questa volta i ragazzi migliorano la qualità della registrazione e si lasciano andare ai toni quasi funk della title-track Silent Party e quelli più intimisti del B-side Marble Staircase Parts I & II. Ora manca solo il full-length per mettere definitivamente a fuoco le capacità di Bunker Wolf, Edmund Xavier & friends.
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