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Pubblicazione 21 Giugno 2011

Einstürzende Neubauten

Auditorium Parco della Musica, Roma (01 Giugno 2011)

Una band in forma strepitosa per un set di due ore in cui si ristabiliscono le gerarchie del rumore. Il rumore istituzionalizzato degli Einsturzende Neubauten stupisce ancora
EN live @ Auditorium, Roma 01/06/2011
Einstürzende Neubauten
2011
EN live @ Auditorium, Roma 01/06/2011

Da quando un gruppetto di artistoidi berlinesi amanti del riciclo e del rumore creativo si rinchiuse in un sotterraneo per dar forma a un qualcosa di innovativo, di acqua sotto i ponti del rumore ne è passata molta. E questi anni ’00 sono stati tutt’altro che parchi nel proporci formule disturbanti e fastidiose, avventurose e coraggiose, digitali e analogiche, under, prima, e sempre più overground, poi.

Tutto lecito e tutto affascinante. Ma anche tutto lievemente meno sorprendente dopo aver visto per l’ennesima volta alla prova gli Einsturzende Neubauten e aver assaporato, in una venue questa volta sì, all’altezza della situazione, ogni singola nota di ben due ore di concerto. Come a dire che gli EN di tanto in tanto ci tengono a (ri)mettere le cose al loro posto e a (ri)guadagnarsi la fama di grandi cerimonieri del rumore e il doveroso trono nell’Olimpo del rumorismo.

Della trentennale attività della formazione berlinese – l’anniversario è stato festeggiato in quel di Bologna nell’autunno scorso – si è detto tutto e pure qualcosa di più. Dei martellanti esordi noise-industrial – chiedere al palco dell’ICA londinese per delucidazioni – e soprattutto della svolta semi-pop, ormai datata un ventennio fa; della “musica” di rottura che era filosofia di vita e del surreale teatro-canzone messo in scena con eleganza e attitudine mitteleuropea. Non resta quindi che notare una formazione – al quintetto base Bargeld, Hacke, Unruh, Arbeit e Moser si uniscono come di consueto le tastiere e il laptop di Ash Wednesday – in grande forma. Appesantito magari dallo scorrere degli anni (la pancetta di un Hacke in canottiera bianco-cafona è innegabile) ma sempre capace di ammaliare con un set in cui vecchi cavalli di battaglia riesumati in forme nuove (Haus Der Lüge su tutte) e pezzi più recenti (una Let’s Do It A Dada magnificamente teatrale) convivono quasi senza apparente scarto.

Nota di merito particolare per Bargeld e Unruh. L’istrionico leader è sembrato molto a suo agio nel contesto (semi)formale della Sala Santa Cecilia, lasciandosi andare a lunghi soliloqui nell’introdurre ogni singolo pezzo, con aneddoti, curiosità e ricordi, oltre che in possesso di un’ugola insieme profonda e spiazzante, aristocratica e affascinante. Il sodale, invece, si è dimostrato per l’ennesima volta la vera anima sperimentale degli EN, instancabile artigiano del rumore e attento indagatore di ogni singola nota riproducibile da qualsiasi oggetto d’uso più o meno quotidiano.

Un concerto degno degli attori sul palco e del luogo che li ha calorosamente accolti in quella che è stata una degna anteprima del Meet In Town del prossimo luglio. Il rumore è morto, si dirà, perciò lunga vita al rumore.

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