"Quante volte la stampa musicale inizia un articolo chiptune con 'Ricordate Super Mario?'. Ormai è un approccio decisamente obsoleto."
Matt Simmonds ha rilasciato il suo sophomore Surrender a Febbraio 2011, e per la comunità chiptune, che lo ha sempre considerato una delle personalità chiave del genere, è stato una specie di evento. L’album segna in effetti un decisivo balzo in avanti, trasportando l'estetica chip music oltre i limiti legati alle strumentazioni usate, e offrendone un'immagine nuova rispetto a quella solitamente percepita, raccontata nella nostra disamina: a risaltare non è più la natura 8-bit (che anzi è molto meno evidente) ma uno stile colto e maturo, in grado di chiamare in causa samples classici delle tastiere kraut di Vangelis e Jean Michel Jarre (Villette, La Pluie Tombe Dans Mon Coeur) ma anche l’electro più dance-oriented dei Daft Punk (Moonrock), con ricchi apici di matrice big beat (Chip music is dead).
"Il precedente Decades si rifaceva al materiale che avevo prodotto diverso tempo prima. Surrender invece cerca di portare la chip music oltre la connotazione di musica legata al videogame. Sento che, come scena, abbiamo superato la fase in cui si deve per forza parlare dell’hardware, e adesso è arrivato il momento di concentrarci sulla semplice scrittura di canzoni, affrontandole sullo stesso piano degli altri generi."
Quella di 4mat è una sorta di rivalsa personale, rivolta a chi si ostina a misurare il genere ancora sulla base degli strumenti usati. "Negli altri generi i musicisti non parlano dell’hardware o delle tecniche usate, mentre invece gli articoli chip continuano a concentrarsi su quelli, certe volte più che sulla musica". Per questo Surrender è un album denso di consapevolezza stilistica, che non sfigura accanto ai classici ambient-techno dell’era Warp. Influenze che Matt ci conferma in pieno: "Ascolto tutt’ora spesso Aphex Twin (è difficile stargli dietro con tutti i suoi alias!) e Kraftwerk, mentre ho passato i miei 14-15 anni con Jarre, soprattutto Equinoxe e Magnetic Fields".
4mat si presenta dunque come il primo coraggioso esempio di chiptuner che vuole svincolarsi da questa definizione ed essere considerato un artista come gli altri. A tal pro, non esita a mettere in discussione quelle regole non scritte che limitano il range di suoni e strumenti utilizzabili. "Non sento di avere alcuna limitazione particolare. Oggi uso gli stessi strumenti di alcuni anni fa, ma se non riesco ad ottenere un particolare suono o non riesco a riconoscermi in un certo risultato, non ho alcun problema ad usare un equipaggiamento più moderno per migliorare il tutto."
Uno sdoganamento che sta maturando proprio adesso; e a portarlo avanti è quella generazione di ex-adolescenti che aveva contribuito a diffondere il verbo negli anni ’90, quando la produzione home-made non offriva tante alternative. "A quei tempi era il costo della tecnologia a decidere cosa era a nostra disposizione. Oggi credo non ci sia più alcuna ragione per insistere su certe limitazioni, se non per il semplice gusto di farlo."
Paradossalmente, ma non troppo, la spinta propulsiva per la conquista della ribalta parte proprio dagli esponenti 'storici'; mentre in parallelo la scena chiptune continua a far giovani proseliti, ancora attirati dal fascino legato al game hardware, Nintendo e Gameboy in testa. E' la frangia più matura che si sta distaccando dal marasma underground, e ora pretende una maggiore credibilità. La chip music non è morta, ma ad agonizzare sotto i colpi delle nuove uscite è il preconcetto che sia solo un sotto-prodotto culturale, non troppo degno di nota, da etichettare alla voce "curiose tendenze adolescenziali".
Forse non diventerà mai un fenomeno di ascolto per il grande pubblico (sono gli stessi protagonisti ad escluderlo), ma la linea che lo separa dall'idea condivisa di 'arte musicale' si fa sempre più sottile.
Scheda: 4mat
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