I Cosiddetti Contemporanei
Pubblicazione 01 Giugno 2011

High Wolf, Led Er Est, U.S. Girls, Vermillion Sands, //Tense//, Dirty Beaches, Peter Kernel, Oxes, summerTales, Knit Prism, J.C. Satàn

Gimme Some Inches #17

Come al solito, Gimme's indaga il sottobosco vinilico, e non solo. Questo mese segnaliamo gli ep degli Oxes e dei Peter Kernel, i 7" di U.S.Girls, Dirty Beaches, Vermillion Sands e molti altri ancora.
Wreathes
2011

Da qualche tempo a questa parte la AfricanTape di Julien Fernandez sembra essersi votata alla causa del vinile: 7, 10 e 12 pollici (spesso anche in modalità digitale) vengono sfornati dalla label apolide ma di stanza a Pescara, con regolarità mantenendo sempre un filo post-, math- e noise-rock che dai Big’n arriva agli Shipping News, passando per Aucan (prossima la ristampa in 12” di DNA) e Alexis Gideon.

Questa primavera è la volta dei Peter Kernel, band svizzera appena entrata nel roster AT, e degli americani Oxes, leggenda minore del noise-rock anni ’90. Questi ultimi celebrano l’ennesimo ritorno in pista, pur senza essersi mai ritirati ufficialmente, tirando fuori una coppia di ep gemelli in cui pezzi originali vanno a braccetto con remix opera dei più disparati autori. Così tra acide reiterazioni math-rock e rivisitazioni ora dub, ora electro, il trio di Baltimora tiene alto il vessillo del rock più rumoroso e disturbante. È il caso di dire, bentornati.

Peter Kernel, invece, si presentano al pubblico italiano con un esperimento audio-visuale niente male. Il Pomeriggio Non Si Sa Mai Bene Cosa Fare è un lungo 12” per immagini di là dall’essere visualizzate che si manifesta sotto forma di improvvisazioni post-kraute, ossessiva psichedelia cinematica, rumorismo (avant)rock e dilatazioni free-rock che lascia ben sperare per l’atteso comeback. Nel frattempo, la AT rilascerà il 7” Anthem of Hearts. Se queste sono le premesse, meglio non farselo scappare.

Saltando a piè pari in altri scenari, segnaliamo il 7” split tra giovani sensazioni a noi molto care: U.S. Girls e Dirty Beaches non si allontanano dai lidi usuali, ma dimostrano come una forte idea di fondo possa reggere tutta l’impalcatura sonora di un progetto. Per la prima, al solito atmosfere witchy & haunted, battiti evanescenti, voci salmodianti su nebulose di droning in lo-fi ed una estetica da dark lady per il terzo millennio. Per l’apolide più retrò del momento, invece, le fumose lande 50s da esay listening andato al macero si riverberano nelle due composizioni originali Drunk Driving e 16 Coaches Long Atai Tape e nella digital-only Coast To Coast: bassa battuta, caligini electro, voce posseduta. In definitiva, uno dei progetti più esaltanti dell’anno.

Altra doverosa segnalazione è per l’ennesima cassettina targata Stunned che vede protagonisti, ognuno per il proprio lato, i nostri summerTales e Knit Prism. Se il solo project del canadese Michael Pouw inscena nel lungo movimento Monuments Stare An Open While l’ambient naturalista, tutta droning e soundscapes, che lo contraddistingue, i nostri Guido Bruglio e Nicola Giunta (quest’ultimo già su Stunned col moniker Armali Lari) mischiano droning e glitch, pulviscolo noise, psych plasmabile e increspata, melodie fratturate e sensibilità apprezzabile. C’è solo da sperare in un passo ufficiale, ora.

Inoltrandoci in ambiti electro-wave questo mese ci imbattiamo in due uscite di tutto rispetto. La prima è il nuovissimo 12 pollici dei texani //Tense// le cui lodi abbiamo già avuto modo di tessere su queste pagine. Non paghi di aver da pochissimo licenziato la ristampa su 10 pollici colorato del mini Consume, i ragazzi di Houston rilanciano ora Escape, EP di cinque pezzi targato Mannequin. La formula è ormai conosciuta, EBM di vecchia scuola, tutta synth d’antan, drum machine e voci filtrate: la vera colonna sonora di qualsiasi dark room degna di questo nome. Bentornati a loro e ai secondi ospiti di questa puntata, ovvero i newyorkesi Led Er Est che dopo uno split coi romani Ancien Régime (prodotto tra l’altro dalla sopracitata Mannequin), approdano a casa Captured Tracks con May: sei nuovi brani in cui il trio ripesca quella Lonesome XOXO pubblicata proprio sul suddetto split, accompagnata da cinque inediti che forse non brillano per fascino e messa a fuoco ma si fanno comunque ascoltare volentieri. Speriamo che per il prossimo album i nostri recuperino lo smalto (nero) dell’esordio Dust On Common.

Chi invece sta mettendo a segno un colpo dietro l’altro è l’americana Bathetic Records, già da un paio d’anni attiva nel dispensare cassette in edizione limitata all’underground d’oltreoceano.  Sue le tapes per Kind Dude, Pink Priest e Jean Wilder. Da poco la label di Asheville, North Carolina, si è decisa a cimentarsi con il formato vinile, iniziando con una serie di gustosi 7 pollici per Cloudland Canyon, Wet Hair e Rene Hell. Di recentissima pubblicazione è A Guide To Healing di quell’High Wolf da pochissimo passato per un breve tour italiano e il cui sound psych-afro ormai in molti conoscono grazie all’LP Ascension su NNF. Telephone Dreams è invece il singolo di debutto di Age Wave, nuovo progetto di Ren Schofield, già God Willing, in cui il rumorista si concede una pausa dal frastuono per dedicarsi ad un’elettronica minimale e strumentale dal forte retrogusto Tangerine Dream. Della ristampa su 12 pollici di My Beloved Ghost di King Dude potete leggere altrove, chiudiamo quindi la segnalazione con il singolo di debutto dei Wreathes, nome sotto cui si cela il nuovo corso dei Kinit Her, duo del Mid-West noto ai frequentatori del giro Burial Hex.  Per loro un’accoppiata di pezzi di neo-folk marziale, solenne ed esoterico, nonché un full-length in arrivo su Release The Bats. Da seguire assolutamente.

Chiudiamo tornando nel Vecchio Continente e dirigendoci verso più miti lidi con lo split, fresco di stampa grazie alla francese Nasty Prod, tra due giovani glorie del garage-folk nostrano. Per l’occasione J.C. Satàn e  Vermillion Sands si sfidano a colpi di cover dei Black Sabbath, con i primi che propongono una take lentissima, quasi narcolettica, del super classicone Paranoid e i veneti che rilanciano con una versione danzereccia (in stile tipicamente Vermillion Sands) di St. Vitus Dance, qui ribattezzata St. Vicious. Una simpatica trovata per smorzare la cupezza della leggendaria band inglese in chiave (pre)estiva.

copertina pdf #91