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Pubblicazione 23 Maggio 2011

Gonjasufi

Spazio211, Torino (21 Maggio 2011)

Decisamente più in serata rispetto alla data del giorno prima al Link, allo Spazio211 Sufi dà l'anima (e litri di sudore) sul palco. Resta il grosso punto interrogativo sulla band che lo affianca...
live @ Spazio211, Turin, 21 may
Gonjasufi
live @ Spazio211, Turin, 21 may

Antefatto: il pomeriggio dopo il concerto al Link di Bologna, qualche ora prima quindi di quello di Torino, Facebook sembra non lasciare scampo: è tutto un gioco di fuoco nemico con frasi tipo "hai presente dei ragazzini di 14 anni che suonano in un liceo occupato e fanno jam crossover?", "peggiore concerto ever", "Sufi go home", "non ascolterò più manco il disco", "Sufi De La Rocha" e - ovviamente, con icastica sinteticità - "'na merda". La forbice disco-palco è spesso ampia e ingenerosa, ma sinceramente non ci saremmo mai aspettati un dissenso così deciso e unanime. Questo nonostante il suo set assieme a Gaslamp Killer al Dissonanze 2010 ci fosse stato riassunto come "slacked" e la notizia che Sumach stesse portando in giro A Sufi And A Killer con una band chitarra-basso-batteria composta da giovanissimi ci avesse incuriosito sì ma soprattutto messo sul chi vive.

Sumach sale sul palco con un ritardo esagerato - un'ora e un quarto - che mette seriamente alla prova la pazienza del pubblico dello Spazio211 (per inciso, nessun b-boy, tutti indie ed elettrofili). Le pessime impressioni bolognesi trovano subito drammaticamente conferma: tutta colpa del trio che accompagna l'uomo. L'idea di una versione suonata e suonata punk del Sufi-Killer ci sta tutta, vista la voce del nostro, i suoi trascorsi off-hop e lo-fi dei dischi a nome Sumach e la natura volutamente sporca e grezza di certi pezzi dell'album Warp. Ma, semplicemente, Sumach non pare essersi scelto i compagni di viaggio giusti. Lui fa tutto quel che deve, non si risparmia, è un Niagara di sudore (letteralmente ne ricopre il palco, l'mpc, le prime file del pubblico), curvo sul microfono a 10 centimetri dal pavimento, tira fuori la sua voce da punk del rap e del soul. Ma la band è al limite dell'indifendibile (anche il chitarrista, che pure ci sembra quello tecnicamente più dotato), colpa soprattutto - e dispiace dirlo - del nostro amico agdm. Alfred è un produttore prestato alla batteria (e infatti in due momenti si mette ad armeggiare con un synthino), pesta come un teenager incazzato con il mondo, non dà alcuna sfumatura, nessuna dinamica, fa finire ogni pezzo al doppio della velocità (e i pezzi molto spesso finiscono troncati di netto). Per l'80% del tempo quello che si sente è una specie di free-form crossover fracassone e disorientato, che livella tutto a una poltiglia a tratti davvero amatoriale. Il risultato globale è così esagerato da essere alla fine divertente.

I momenti che si salvano (ma ripetiamo, si salva anche lo spirito dell'operazione, non però la sua messa in opera) sono quelli dove Sumach è da solo a rappare e cantare sulla base (su Holidays fa anche un'acappella, ma poi stacca e parte la band e allora via al casino gratuito). Il repertorio è quasi tutto composto da roba inedita (new shit, dice Sumach; dentro ci sarà anche molto di quello che sta preparando proprio assieme ad agdm) e il pubblico si infiamma soprattutto per una She Gone cantata a squarciagola manco fosse un inno generazionale e per una Sheep quasi sul finale e a grandissima richiesta (buona l'interazione con il pubblico, gap slanguistico a parte). Concerto musicalmente brutto, evento tutto sommato di grande spettacolo grazie all'uomo.

Scheda: Gonjasufi

copertina pdf #91
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