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Pubblicazione 22 Maggio 2011

Gonjasufi

Link, Bologna (20 Maggio 2011)

La prima delle due date italiane di Gonjasufi, al link di Bologna, si lascia ricordare come i peggio concertazzi crossover dei tempi del liceo. Pochissimi sprazzi della magia del disco...
Gonjasufi

Siamo al Link di Bologna, uno dei luoghi di culto per la musica elettronica in Italia. La scorsa settimana, tanto per fare un esempio, c'era Derrik May – uno dei pionieri della techno di Detroit, una vera e propria leggenda vivente. Oggi invece tocca a Gonjasufi, sorta di sciamanico interprete dell'hip hop/wonky più psycho e dopalistico, salito agli onori della cronaca dopo l'ottimo album uscito lo scorso anno per Warp, magnificato dall'eccelsa produzione di Gaslamp Killer e Flying Lotus. Il warm-up è affidato ai bolognesi Quakers And Mormons, side-project abstract hip hop dei My Awesome Mixtape, tutti agghindati nelle loro tuniche. Evolvotron, il loro disco d'esordio, non è una bomba, ma dal vivo i due ci sanno fare, eccome. Mancio picchia duro sull'MPC 2000xl mentre Maolo snocciola il suo rapping con grande sicurezza e ottima presenza scenica. I beats sono belli incisivi, lo showcase scorre omogeneo e compatto, a riprova del fatto che tanto come My Awesome Mixtape che come Quakers And Mormons i regaz danno il meglio di sé sul palco. Ma passiamo oltre, andiamo al sodo.

Gonjasufi, inaspettatamente, si presenta sullo stage con una band di tre elementi: basso, chitarra e batteria. Sulla sinistra, in un angoletto, un altro MPC – un campionatore a pad dell'Akai, lo standard per la produzione hip hop – ed un synth analogico, credo un Yamaha Cs-05 (ma potrei sbagliarmi). Attacca la band ed è subito una sorta di informe poltiglia crossover. I brani si susseguono l'un l'altro senza una qualsivoglia struttura, senza un filo conduttore. I musicisti poi, presi singolarmente, non offrono neppure una performance interessante dal punto di vista tecnico, sembra non abbiano proprio voglia. Il tutto in più scorre senza il minimo groove. Non è né funk, né hip hop, né rock, né metal. Inizia sempre con la “m”, ma non aggiungo altro, lascio all'immaginazione. Il buon Sumach Ecks, dal canto suo, ce la mette tutta. Ma non è un cantante, e probabilmente mai lo sarà. Si limita ad accennare qualche linea atonale costantemente slabbrata da delay ed echo, forse per nascondere una resa ancora peggiore. Inoltre non riesce a creare un contatto diretto con il pubblico, che si aspettava uno dei migliori performer della scena e si ritrova invece un gruppo cover dei Rage Against The Machine.

Verso la fine, finalmente, il Sufi si mette all'MPC e si intravede un bagliore di quello che avevamo apprezzato su disco, ma purtroppo è troppo poco, e comunque troppo tardi. Concludo con due domande: 1) hai le produzioni di due grandiosi beatmaker quali Flying Lotus e Gaslamp Killer e ti fai accompagnare da una live band senza senso? 2) Incidi per una delle più famose etichette indipendenti del pianeta e non hai nessuno che ti spiega come imbastire uno spettacolo decente? Per citare un amico produttore dubstep che era con me: Totally disappointed! E come dargli torto.

Scheda: Gonjasufi

copertina pdf #91
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