I Cosiddetti Contemporanei
Pubblicazione 02 Maggio 2011

Buzz Aldrin, Movie Star Junkies, Vulturum, Fresh & Onlys (The), EMA, Reading Rainbow, Husband, Naked On The Vague

Gimme Some Inches #16

Questo mese a Gimmes 7 e 12 pollici direttamente da Buzz Aldrin e Movie Star Junkies, Vulturum e EMA, Naked On The Vague e Fresh & Onlys and many, many more. Che il giradischi sia con voi...
Soul On Fire 7\
EMA
2011
Soul On Fire 7" (Hell, Yes! 2011)

Torna alla grande la Hell Yes! di Marco Rapisarda dopo che quest’ultimo si è divertito con i Crocodiles prima e con gli Smart Cops poi. E se altrove leggete del primo vinile lungo (E.S.P. dei Love Inks, a cui faceva da intro il 7” Blackeye) la specialità della casa resta sempre il 7”, spesso e volentieri in versione single-sided. Non sfuggono perciò alla regola di casa HY gli ultimi due nati. Cover The Sky, il 7” delle promesse Reading Rainbow – Robbie Garcia e Sarah Everton da Philadelphia – è uno zuccherino psych-rock ruvido e umorale quanto basta con la Everton a impreziosire il tutto con la sua nenia da fata in cui rievoca slanci emotivamente shoegaze (“Clouds at night, they cover the sky. But I still know the stars are behind”). L’altro 7”, in uscita proprio in questi giorni, è invece appannaggio di un nome molto caldo: EMA, il moniker dietro cui si cela l’ex Gowns Erika Anderson. E per confermare ciò che si dice della bionda chitarrista americana, e cioè che sia la più dark tra le nuove chanteuse in solo, ecco l’ennesima cover che nessuno si aspetterebbe. Il lato A del singolo vede infatti EMA cimentarsi nella rilettura di un pezzo di Danzig, Soul On Fire dal debutto omonimo dell’ex Misfits. E la biondina non sfigura affatto al confronto: con la sua voce oscillante tra profondità baritonali e slanci da rocker provetta e una produzione cavernosa rende al massimo quella che è un vero e proprio omaggio, oltre che un gustoso anticipo dell’upcoming Past Life Martyred Saints.

Passando a distanze più ampie è la volta di una nuova puntata extra-confine per progetti collaterali italiani. Stavolta sono i Buzz Aldrin a gemmare un duo accasato presso la londinese Robot Elephant: nome in codice, Husband; personale ridotto al minimo (Gianlorenzo e Chiara). Musica? Beh, qualcosa di vagamente vicino alla casa madre è rintracciabile: soprattutto l’acceso versante ritmico che impreziosisce i due pezzi che danno titolo al 12” Love Song/Slow Motion. Uscito in splendida edizione limitata “marbled green” per il Record Store Day e previsto per la metà di maggio il 12” (anche in versione digital con 4 prescindibili remix tra italo-disco, hypna-pop e altro, opera di Soft Metals, Mascara, Sifaka Kong e Wolther Goes Stranger) sciorina due pezzi mozzafiato. La nenia post-tribal psych di Love Song e la tempesta ritmica di Slow Motion in cui sembrano dei Liars insieme invasati e indolenti, dicono di un progetto che non può non produrre un full-length. È il mondo a richiederlo a gran voce, ma nell’attesa ci si può gustare il 7” split Buzz Aldrin/Movie Star Junkies appena rilasciato dalla sarda Here I Stay. I primi in A Monster Gun Into The Lover's Mouth triturano il r’n’r per come potevano intenderlo gli Stooges alla maniera dei Suicide se il duo Vega/Rev invece del blues avesse preso il punk-rock come materia prima. Ossessivi, ipnotici e luridi, con tanto di organo. Rispondono con Branches From My Arms i torinesi alla loro maniera: con un delirio post-caveiano urlato e sgraziato, eppure fottutamente intrigante.

Un altro 12” meritorio dell’attenzione generale è il ritorno dei tre Vulturum (Alessio Leone, Luca Battaglia e Nicola Ferloni). Vivi Di Luce Riflessa, 12” gemello di Vineta e pubblicato da Sangue dischi e Trips Und Traume, mostra il consueto psychedelic slow-core tra spasmi atmosferici e nuove, affascinanti visioni. Se la lunga title track è un trip malvagio tra post-core e lentezze semi-doom, Voraussage è, nelle loro parole, “una previsione, una profezia, una versione alternativa di qualcosa di là da venire” che si snoda tra chitarre acustiche, sintetizzatori e oniriche visioni. Bel passo avanti.

Voliamo ora verso il cuore dell’underground statunitense, ovvero la Grande Mela da cui arrivano un paio di EP pubblicati di fresco, neanche a dirlo, dall’inesauribile Sacred Bones. Il primo vede il ritorno su media lunghezza degli australiani Naked On The Vague che continuano nella direzione presa con l’ultimo full-length Heaps Of Nothing su Siltbreeze. Twelve Dark Noons offre sei brani di post-punk a tinte scure, vagamente onirico e arabeggiante, in cui le voci di Lucy Cliché e Matthew Hopkins si alternano e si susseguono lungo i sottili tappeti dei riff dell’elettrica e i ritmi spezzati della batteria sullo sfondo. Il secondo mini rilasciato dalla label di Brooklyn è invece appannaggio di quei Fresh & Onlys il cui Play It Strange tanto ci era piaciuto. E proprio dall’album edito da In The Red lo scorso autunno riparte Secret Walls, ma fin da subito la title-track ci svela una nuova declinazione del sound della band: arrangiamenti pop quasi barocchi, melodiche cavalcate mid-tempo, nessuna concessione alla frenesia garage. Un interessante punto di svolta per future evoluzioni, anche se doppiare il sopra-citato LP non sarà facile. In patria invece ci attende la cosmopolita Shit Music For Shit People che rilascia Sliding Deck, nuovo singolo dei Love Boat in cui gli isolani più amati dello Stivale snocciolano quattro pezzi dal tipico tiro garage-folk solare e spigliato che ha già avuto modo di fare la felicità dei rockers di mezza Europa grazie all’album pubblicato su Alien Snatch! un paio di anni fa. Ma anche la label romana raddoppia, questa volta con la tape di debutto di un nuovo progetto tutto al femminile. Corpus Christi è infatti il frutto della nuovissima joint venture tra Cristina dei Capputini ‘i Lignu e Tina degli Intellectuals, al debutto in speciale combutta con l’americano Sam Crawford, qui ospite al banjo. Sì perché le ragazze di Roma rivisitano in versione casereccia (è il caso di dirlo) una bella manciata di classici country, partendo dalla Carter Family e approdando a Johnny Cash, passando ovviamente per Hank Williams. Per chi ha nelle orecchie, e nel cuore, l’immortale sound degli Appalacchi, Charity And Chastity è un ottimo modo per rispolverare vecchi amori mai sopiti.

copertina pdf #91