Siamo tra la Sicilia e Roma, con il mondo immaginifico di El Senor Pablo dalla provincia di Agrigento; un EP omonimo (El Senor Pablo 1,autoprodotto, 6.9/10) di 5 pezzi in cui cantautorato psichedelico e ironico fa mostra di sé in modo arguto. Echi Barrett-iani e Beatles psych a volontà, tra elefanti rosa, scarafaggi su strisce pedonali, scarabei, boschi di bambù e quant’altro, in un elenco snocciolato con molto divertimento. Una buona verve compositiva e una ispirazione fervida a livello di testi fanno di questo EP un discreto biglietto da visita. Bravo.
Ci spostiamo nel trevisano con Lullabier, alias Andrea Vascellari, titolare della neonata netlabel, specializzata in musica cantata in italiano, che pubblica il suo album Mai nulla di troppo (ViVeriVive, 6.9/10). Siamo in territori di psichedelia ’90 tanto cari a Galaxie 500, Low, Red House Painters e compagnia slow folk. Atmosfere sognanti e mantriche, con slowcore e shoegaze a farla da padrone; il cantato si adatta perfettamente alle melodie ipnotiche, e anche dove talvolta prevale venendo fuori dalla musica con più decisione, il risultato è godibile. Chi ha ragione non ha bisogno di gridare, come recita la filosofia dietro al progetto Lullabier.
l quintetto bresciano The Churchill Outfit è in pista da poco più di un anno ma possiede già un sound ben smerigliato, stringendo le coordinate sul rock psichedelico della cuspide Sessanta/Settanta con un intreccio ben acido di chitarre e tastiere. Nell'ep di esordio In Dark Times (Produzioni Dada, 6.8/10) l'attitudine per una visionarietà calda, più atmosferica che trafelata, li porta a tratteggiare intensi bozzetti a metà strada tra Al Stewart e Pink Floyd (The Circus In Town), a riesumare certe sbrigliatezze Vanilla Fudge con tentazioni prog (Dark Times) per poi dimostrarsi capaci di sciorinare contemporaneità indie nella conclusiva Mr. Gavin, qualcosa tipo i dEUS colti da languore Stephen Malkmus. Se terranno a bada le fregole nostalgiche potranno fare buone cose.
Tornano a distanza di pochi mesi i Poptones, stavolta con un album tutto intero ancorché stringato, quasi un ep lungo a dire il vero. Ma tant'è: questo The Major Man (Miacameretta/Musica per organi Caldi, 7.1/10) ribadisce il piglio indie dei tre frusinati aggiungendo una più ficcante e disinvolta fregola wave/psych. Dietro il bailamme acido e le manipolazioni sintetiche s'intravede sempre un ghigno tra il beffardo e l'insidioso, l'arguzia facinorosa e un po' invasata di chi risale alla spinta primordiale del garage conscio delle strategie destabilizzanti messe a punto da tipi poco raccomandabili quali P.I.L., Stranglers, Clean, Jon Spencer e Clinic. Una High Rise tanto rutilante quanto catchy ed il patema surf trasfigurato di Baby sono forse i momenti migliori d'una scaletta tutta sinapsi e fulmicotone. Bravi.
Fin troppo radiofonico nei suoni, ma col timone decisamente orientato verso l'America che ci piace. Alla voce di questo Wild Days (autoproduzione, 6.0/10) sembra di sentire Eddie Vedder e invece c'è Davide "Dave" Marelli, uno che sulla discografia dei Pearl Jam deve essersi fatto ben più che le ossa. Anche se il disco, tra il già citato gruppo di Seattle (The Deepest Feeling), i R.e.m. (Let You Go) e il Bruce Springsteen periodo E-street Band (Waiting For The Wind To Come) si auto-parcheggia su un classicismo stentoreo e poco propenso ai salti nel vuoto. Entro i limiti formali del caso, comunque, tutto funziona a dovere, anche se alla fine si tratta più di materia di studio appassionato che di effettiva reinterpretazione dei canoni.
I Karate Lessons arrivano da Cagliari e trovano il modo di mediare tra programming in odore di glitch/dubstep, post rock e wave britannica. Quattro i brani dell'EP Will Improve My Self Confidence (autoproduzione, 6.5/10), con una Snake Rat strumentale che s'imparenta di diritto con la produzione dei Joy Division, una Gulliver Weight circolare che richiama i Radiohead di un paio di ere fa, una Old Grudge rubata alle chitarre di Egle Sommacal dei Massimo Volume e vicina all'ambient. Si paga pegno solo in chiusura, con una cover di Decades meno efficacie dell'originale ma coerente con le aspirazioni del disco.
Copertina e art work sensazionali per i Yellow School Bus Factory, band valdostana che esce con il primo Lp , Antistatic (autoprodotto, 7.1/10), mixato nientemeno che da Marco Fasolo dei Jennifer Gentle. Si tratta di un lavoro pieno di spunti, fra garage, surf e psichedelia: dodici brani in cui sembra di rivivere al meglio la stagione del pop anni Sessanta, le chitarre ritmiche, la voce riverberata, le code rumoristiche, ma mai fuori luogo. Un disco nostalgico, che riproduce bene l’atmosfera di Who, Beatles e Byrds, ma sa benissimo spaziare anche altrove, nel revival surf-rock dei giorni d’oggi, ad esempio. Da non perdere.
Un lungo sorso di tequila accompagna invece le nove delicatissime tracce di Berlino, New York, Città del Messico (Controrecords, 7.1/10), nuovo lavoro del cantautore torinese Stefano Amen. Il suo sound è soffice, ma al contempo ironico e beffardo; è un soffio intimo, fatto di piccoli arpeggi e voci sospirate sulla scia di quanto insegnato dal maestro Vinicio Capossela. Ma non solo: nelle liriche di Amen c’è tutto un mondo, una visione politica del capitalismo perduto, dell’italietta del qualunquismo, dell’ignavia, il tutto all’ombra di un mood da sedia a dondolo nel bel mezzo del deserto americano, fra un banjo e una armonica a bocca.
2002-2009 SENTIREASCOLTARE music magazine. Registrazione Trib.BO N 7590 del 28/10/05
Editore Edoardo Bridda Direttore responsabile Antonello Comunale Coordinamento Gaspare Caliri
Programming Luigi Pastore Art Karin Andersen Grafica Roberto Piazza Web designing Edoardo Bridda
Info (info at sentireascoltare.com) | Ufficio stampa Alberto Lepri (alberto.lepri at sentireascoltare.com) Teresa Greco (eventi at sentireascoltare.com)
Pubblicità Music Network









