Pubblicazione 01 Marzo 2008
Fire On Fire
Fuoco su fuoco
In parte ex Cerberus Shoal, in parte neo Big Blood, in parte solisti blues folk, in parte new sensation alt. country targata Young God Records. I Fire On Fire danno fuoco alle ceneri del sacro cuore del suono americano e si inventano uno stile bluegrass per gli anni 2000.
Fire On Fire
2007
Sembra che la vecchia America degli Appalachi,
quella che si è costruita le ossa sul blues più sofferto, dell’hillbilly più
sfrenato e sul blugrass più campagnolo, non debba mai tramontare, a maggior
ragione in questi anni di revival spinto dove sembra che certi suoni non siano
mai andati così di moda. A metà di una ideale linea di confine che a un estremo
vede Billy Redden, l’inquietante banjo
boy di Un Tranquillo Week-End di paura e all’altro Harry Smith con la
sua enciclopedica raccolta di musica folk americana, si colloca un gruppo moderno,
ma con i piedi ben saldati nella tradizione, come i Fire On Fire.
A sentirli si
capisce immediatamente perché non potevano non piacere al Generale Michael Gira
che per l’occasione serra di nuovo le fila e si prepara a produrre il loro
primo disco. Una nuova band per gente già ampiamente rodata e con un solido
mestiere alle spalle, dal momento che sotto questa infiammabile sigla ci sono
in buona parte membri dei Cerberus Shoal(Colleen Kinsella, Caleb Mulkerin, Tom Kovacevic e Chriss Sutherland) con
l’aggiunta di Micah Blue Smaldone, già songwriter e bluesman in proprio. I Fire
On Fire sono il gruppo giusto al momento giusto sull’etichetta giusta. La
musica è quanto mai in linea con le ultime cose della Young God, in primis gli Akron
Family, ma dove questi ultimi la buttano in svacco prog, melodia pop e
improvvisazione live, i Fire On Fire sono rigorosamente old time america, dagli strumenti al modo di suonare dal vivo, che
prevede due microfoni a captare l’ambiente e loro dietro a cantare a
squarciagola, esattamente come facevano le vecchie band bluegrass. Per
il momento Young God distribuisce soltanto un ep di debutto che viene venduto
unicamente ai concerti e sul sito web. Un vero e proprio biglietto da visita in
attesa di un disco propriamente detto in arrivo più avanti quest’anno (i Fire
On Fire faranno anche da backing band sul disco di Larkin Grimm che
uscirà quest’anno sempre per l’etichetta dell’ex Swans). Insomma, l’Angelo
della Luce ci ha visto giusto un’altra volta (è l’ennessima… bontà sua!). La
qualità dei cinque brani che compongono l’ep è altissima. I Fire On Fire si
alimentano alle radici del suono americano con la sapienza dei saggi: senza
eccessiva devozione, con una grafia che è prettamente personale e con
l’evidenza di essere il frutto di una gestione democratica della band. Tutti e
cinque infatti sono segnalati al songwriting e al canto, ed è un po’ l’esito
inevitabile dell’alchimia che si è venuta subito a creare. Si trovarono in
quattro un giorno ad improvvisare nella cucina di casa di Colleen e Caleb nel
Maine e li si trovano tutt’ora, vivendo insieme come una comune hippie anni ’60.
Musicalmente si passa dalla ballata country alla Neil Young (My Lady Coffin) su cui incide evidentemente la mano di Micah Blue Smaldone, al
materiale maggiormente folkloristico e old style (Amnesia) che è marchiato a fuoco dalla fisarmonica di Colleen
Kinsella. Siamo in presenza di musicisti e non di improvvisati strimpellatori
di strumenti a corda. L’attività musicale dei cinque è tentacolare. Oltre alla
precedente attività negli storici Cerberus Shoal, avvistiamo uscite soliste per
tutti o quasi i membri della band: Micah Blue Smaldone ha già un paio di dischi
alle spalle, mentre proprio in questi giorni avvistiamo su Digitalis l’uscita
del primo disco solista di Chriss Sutherland. I più attivi però rimangono Caleb e Colleen, una
coppia affettiva e musicale, che è responsabile dell’entità sotterranea chiamataBig Blood, sigla responsabile di alcune delle migliori
uscite folk del 2007. Quasi in contemporanea con l’ep dei Fire On Fire, esce un
nuovo lavoro dei Big Blood, dal titolo The
Grove che suona talmente compiuto da rappresentare un po’ la somma di
quanto fatto fino ad ora. The Grove Is
Hotter than an Ocean's Oven canta Colleen su un ritmo da marcetta irresistibile.
E’ probabilmente lei e i ritmi di Caleb che hanno fatto dire a Michael Gira che
i Fire On Fire sembrano dei “Mamas And Papas psichedelici degli Appalachi”.
Molte delle canzoni presenti su questo disco potevano tranquillamente finire
sull’ep e viceversa.
Si fa riferimento ai brani più rockeggianti e ritmati comeNo Gravity Blues e In the Shade, mentre melodie
leggerissime e trasognate come quella di Something
Brighter than the News hanno più a che fare con il passato. Speriamo solo
che riescano a trasportare nei Fire On Fire anche questo aspetto della loro
musica, dopo di che, se il mondo non è impazzito del tutto, per loro tutto sarà
possibile.