Il Teatro Regio è considerato il palcoscenico di Parma. Tutto attorno deve rimanere immacolato, neoclassico e riservato come se la Duchessa Maria Luigia di turno – una dark lady improvvisata vista la serata gelida in tutti i sensi – sentisse all’improvviso il bisogno di sfilare e sentirsi dea mentre tutti si tolgono di colpo il capello al suo passaggio della linea: dai dintorni caduti in grazia al proscenio decadente del Regio. Il concerto della sigla più eccitante dell’elettronica recente - Alva Noto (al secolo Carsten Nicolai) e Blixa Bargeld (il Carmelo Bene della musica contemporanea) - è uno degli eventi più attesi dell’anno (poche, selezionatissime date in tutta Europa), e prima di tutto un ossimoro vivente, continuo e glaciale: l’aristocraticità del luogo contro l’imprevedibilità sonica del duo tedesco. Perché ANBB è prima di tutto un’idea di performance che avvolge tutto riducendo al minimo le pulsazioni musicali di Alva Noto, agitando e rinviando continuamente il culmine dell’atto performativo attraverso la forza del gesto, dell’urlo, dell’ombra sul palco, concludendosi con l’urlo selvaggio e la scomparsa di Blixa nella penombra.
L’inizio è pura allucinazione. Un rombo rosso dallo sfondo immobilizza le due figure illuminate, nulla di accessorio riecheggia nell’aria. Blixa - di nero vestito e dai piedi nudi - con la sua armonica sintetizza, rilancia e urla filtrato da un Alva Noto impacciato e senza profilo. Blixa gli si scaglia addosso con male parole e scompare a sorseggiare, la lunga digressione che ne segue ammalia. Once Again è la perfetta sintesi di questa sinergia, a tratti epocale. Alva Noto stratifica devastante sul refrain blues di Blixa – insistito e rassegnato, quasi accusatorio nel suo indicare la platea a ripetizione. One – vecchia canzone popolare di Harry Nilsson - rende Blixa cantore delicato laddove Alva Noto trama lenti tessuti rallentati su tappeti glitch glaciali, Blixa gesticola lento come se fosse impossibile comunicare, infine la sua voce miagola inviperita rendendo questa cover qualcosa di definitivo e toccante. Berghain è pura declamazione, inizialmente rumoreggiata – boccheggiando - dallo stesso Blixa, poi incastrata da Alva Noto in puro terrore ritmico. Eletricity is Fiction è puro vagheggiamento ballardiano, pura rivolta sociale contro i piani alti del Condominio Sonico, gli ultimi palchi là in alto del Regio. I wish i was a mole in the ground definisce la ripetitività come principio di sensazione, da Blixa sembra trasparire un sconsolato “si nasce e si muore soli, che è già un eccesso di compagnia”, l’immobilità sonora di Alva Noto non lascia trasparire speranza.
Un solo aggettivo descrivere il tutto: immemoriale, cioè qualcosa che va al di là del tempo ma che ben lo sintetizza, d’altronde il progetto ANBB è qualcosa che va al di là dell’elettronica – il teatro, la performance, il gesto della mano come strumento definitivo, la voce come punto inarrivabile – ma che ne è l’essenza ultima. Una voce come se fosse un testamento solare nonostante l’oscurità sonora e minimale. Qualcosa di simile a sconsacrare una chiesa – che sia il Regio o l’elettronica – non ha importanza.
Scheda: Alva Noto, Blixa Bargeld
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