I tempi d’oro del noise-rock a stelle e strisce sembrano sul punto di ritornare. Quanto si tratti di mero revival à la page o genuina rinascita di un suono viscerale e claustrofobico, figlio dei tempi caliginosi e grami, lo dirà la storia. Per ora accontentiamoci della musica. Del 10” ep dei Big’n, Spare The Horses, ad esempio. Pubblicato molti anni dopo la dipartita della band e come “unfinished business” grazie all’appoggio di una sempre più vinilica AfricanTape – a breve vedranno la luce il 12” Bon Sauvage dei Ned, due ep gemelli targati Oxes il 7” degli svizzeri Honey For Petzi – il vinile vede distribuiti quattro pezzi tra lato a e lato b. Tra avvitamenti da blues deformato (Assholes & Elbows) e tribalismo spastico (Long Pig) reminiscente Butthole Surfers, stop’n’go killer, vocals al vetriolo e bassi pachidermici (Like A Killer), il trio chicagoano mostra di non essere mero comprimario sulla scena noise-post di fine millennio. Ottimo anche l’album di b-sides e rarità Dying Breed da poco uscito sempre per la label di Julien Fernandez.
Chi invece sembra allontanarsi dal chitarrismo isterico e post-punk degli esordi sono i nostri cari Mi Ami. Perduto per strada un pezzo (il bassista Jacob Long) e non si sa se sostituito o meno, l’ex trio losangelino sembra essere influenzato sempre più dalle svisate techno-vintage del suo leader Daniel Martin-McCormick, già passato per queste pagine col suo progetto Ital. Se i 12” Cut Men e Techno mostravano il fascino per l’elettronica, ora Dolphins, un quattro pezzi targato Thrill Jockey, vira decisamente verso l’elctro con un concentrato di “dystopian refraction of left-field new age, lush soundscapes and Italo daydreams” che a noi, amanti del suono nevrotico e convulsamente rock degli esordi lasciano un po’ di amaro in bocca.
Saltando a piè paro da un supporto ad un altro, segnaliamo la meritoria operazione targata Bloody Sound Fucktory. L’etichetta marchigiana non paga di immettere sul mercato dischi sempre più focalizzati sul concetto di rumore rock, inaugura una nuova serie. “Ectoplasmi” è dedicata a dischi maledetti, perduti, dimenticati o mai usciti ma meritori di menzione. Prime uscite, i prime-movers Guinea Pig col noise-rock alieno di 2, e due solo-projects: Welles, sigla che nasconde Massimo Audia (Tutelo, Satantango) e Mr. Whore aka Francesco Villotta. In mezzora i Guinea Pig mostrano di essere stati un combo seminale per il rumore di quelle zone, a furia di noise mai irruento, cosmico, alienato, ossessivo e inclassificabile. Menzione d’onore per la sguaiata XXX e la sboccata In The Court Of The Burger King. A ruota Mr. Whore con la sua paranoia per chitarra acustica. Un Alfabeto è sgembo e irrituale, enigmatico ed evanescente (blues)rock non convenzionale, ma anche un po’ acerbo nel songwriting. A chiudere il progetto di modernariato rock di Massimo Audia, aka Welles, il cui Radical Shit è un caleidoscopio di follie rock-oriented da cameretta. Electro e rock, stranezze zappiane e memorabilia post-moderna scritta con gusto e classe, ma anche con tanta autoironia. Dei tre, forse quello che meriterebbe maggiore visibilità. Siamo anche sicuri però che è quello a cui importa meno.
Nella nostra eterna azione di setaccio dei fondali più luridi dell’underground virtuale ci siamo imbattuti in una delle scoperte più gustose di questo mese: i Lost Tribe di Richmond. Formati da membri di gruppi crust a stelle&strisce come SSR, Syndrome e Aghast, i ragazzi in nero della Virginia hanno già da qualche mese rilasciato una cassetta autoprodotta, sfuggitaci di primo acchito ma oggi saldamente nelle nostre mani. The Dawn vomita cinque pezzi di pesante caratura dark-punk, intrecciando incubi in perfetto equilibrio tra T.S.O.L., Christian Death e i primissimi Killing Joke, tra tensione hardcore e macabro lirismo goth. Un debutto sorprendente, una band da seguire. Tornando alla nostra safe european home troviamo ad attenderci Kim Larsen e il nuovo singolo di Of The Wand And The Moon. Shine Black Algiz consta di due pezzi inediti che introducono The Lone Descent, il prossimo album del danese, sul quale però non figureranno. Il primo una preghiera sommessa, il secondo una ballata contagiosa. Come è logico attendersi dalle pubblicazioni di area brown&grey, grande cura del packaging con il 7” in edizione picture e la copertina con incisione dorata a sbalzo. Più di così…
Nei patri confini invece ci da il bentornato una pioggia di rumore targata Second Sleep e A Dear Girl Called Wendy, label dedite al noise più intransigente, rispettivamente da Vittorio Veneto e Milano. La prima ha appena licenziato una nuova infornata che comprende tapes per gli svedesi Negative, duo in stile CCCC con l’immancabile Dan Johansson di Sewer Election e Ättestupa, e i danesi Alleypisser provenienti dal giro della Posh Isolation e artefici di due foschi episodi a base di organo e tape loops, e un 12 pollici one-sided a nome Endless Sea, uno dei vari progetti con cui Matteo Castro, tenutario della stessa etichetta, si diletta in assalti di elettronica arrugginita, condita da scarti concreti e sporcizia industriale. Dei Lettera22, duo che coinvolge il sopra citato Matteo e il sodale Riccardo Mazza, si occupa invece A Dear Girl Called Wendy, che proprio in questi giorni rilascia True Form, LP introdotto dal distintivo artwork a collage divelto e contenente due lunghe tracce per immancabili feedback, clangori, overload, stridori, frastuoni e tutto il necessario per farsi male alle orecchie. Un modo appropriato per salutare l’arrivo della bella stagione.
Scheda: Mi Ami, Of The Wand And The Moon, Lost Tribe, Big'n, Guinea Pig, Welles, Mr. Whore, Negative
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