Nati da una costola degli Ojm – il link tra le due formazioni è Alessandro Tedesco – Glincolti sono un quartetto chitarra elettrica, batteria, synth e basso. Pochi dubbi in merito al genere proposto: jazz-prog-rock-blues strumentale con qualche velleità psichedelica rubata ai Quicksilver Messenger Service e a Jimi Hendrix (Ferma un momento). La grafica del disco contestualizza il gruppo come un figlioccio de Il banco del mutuo soccorso o degli Osanna, ma in realtà il suono di Visti e imprevisti (6.9/10, Go Down Records) stà più dalle parti dei King Crimson (Fili scoperti). Aggiornati grazie a una nervatura funk che finisce per personalizzare il tutto nella giusta maniera e senza suonare stucchevole.
Cantautorato al femminile di scuola americana per Giulia Millanta. I Novanta di Ani Di Franco (Right Between The Eyes) sublimati da un folk trasversale che dialoga col jazz (Dropping Down), omaggia Jeff Buckley (The Tunnels Of My Brain), suona un blues pop che sarebbe piaciuto anche ai Beatles (A Long Dark Road). Spregiudicatezza di chi è sicura dei propri mezzi ma anche arrangiamenti ben calibrati (organo, violino, sax, chitarre, basso e batteria la strumentazione) fanno di Dropping Down (6.7/10, Ugly Cat) un disco con molte potenzialità e pochi difetti. Tra questi ultimi, una rilettura di Paranoid dei Black Sabbath a cui forse manca il coraggio di osare fino in fondo.
Suggestioni soffici di chitarra acustica e sospiri, per il primo lavoro di Ed, A Quick Goodbye (autoprodotto; 6,4/10). Quattordici brani, in devoto omaggio a Ellioth Smith, Beatles, Bright Eyes e tutto quel sound vellutato di un cantautorato appeso fra malinconico e sognante. Tuttavia, a riuscire meglio in questo esordio sono gli innesti più duri e decisi di chitarra elettrica o organo hammond, suonati con tipico appiglio Sixties, sempre sul pezzo, mai fuori le righe. Consigliato a tutti i malinconici, i nostalgici o semplicemente a chi ha voglia di tuffarsi in un clima retrò, chiudere gli occhi e lasciarsi andare.
Nuovissimo e freschissimo il secondo Ep degli Antenna Trash, dal titolo Ded Comes For Ded (autoprodotto, 7.0/10). Il quartetto veronese propone una manciata di canzoni dall’attitudine electro-punk e dai rigurgiti da dance floor. Fra synth con derive psichedeliche e vortici di distorsioni frizzanti, tengono alto il nome del nu rave, personalizzandolo con uno stile per nulla scontato che a tratti si accosta alla new wave più godibile. Dall’asse Depeche Mode-Editors vengono fuori i brani più accattivanti, con delle contorsioni vocali che, pur se oscure e profonde, non rinunciano alla melodia. Da tener d’occhio.
Ecco a voi un duo smoderatamente orgoglioso di annunciare il proprio esordio. Parliamo dei Farewell To Heart And Home ovvero Diego Boboli e Una, entrambi polistrumentisti, il secondo alle prese pure col canto, e del loro The Domestic EP (autoproduzione, 6.9/10), quattro tracce che escogitano indie romantico e ombroso, smaccatamente british ma disposto a suggestioni mitteleuropee. Immaginatevi un ibrido tra Jens Lekman, i dimenticati Venus e Patrick Wolf, e più o meno ci siamo. Volendo allargare e zoomare all'indietro, possiamo rilevare echi Depeche Mode, Smiths e Scott Walker, tanto per abbozzare una mappa di tutto rispetto. Molto curati gli arrangiamenti, interpretazioni intense senza strafare, manca forse un po' di adrenalina e qualche goccia di sangue. Ma è un signor biglietto da visita.
Trio a gestione familiare quello dei The Perris, due fratelli - i cantanti e chitarristi Amedeo e Nicola - più la bassista Simona (coniugata ad uno dei suddetti). Reggio Emilia è la base di questa cospirazione indie wave in corso da una decade sotto diverse incarnazioni e finalmente sfociata nell'esordio Hic Sunt Leones (Youthless Fanzine Rec, 6.7/10), cinque tracce a base di chitarre ingrugnite, tastiera e drum machine, le melodie tra il suadente, l'arguto e il morboso, mischia di suggestioni Blur, Afghan Whigs, New Order, dEUS. Disinvolti nella cura del dettaglio così come della sporcizia dell'impatto, devono semmai lavorare sull'intensità che l'ascolto passa come un'effervescenza gradevole ma effimera. Li attendiamo con curiosità sulla prova lunga.
Pochissime note biografiche accompagnano Le donne per bene distruggono il mondo, EP a firma Teatro Musicato Cosciente pubblicato dalla net-label ViVeriVive (7.1/10). Sotto la sigla TMC troviamo il cantautore Sergio Dal Cin, provenienza Vittorio Veneto, Treviso. Nel mini di 5 pezzi , Dal Cin rivede la forma canzone cantautorale, ibridandola con una veste musicale punkeggiante e testi graffianti e ironici. CCCP i referenti che emergono maggiormente, il tutto realizzato in forma acida e una verve ispirativa molto buona. Presupposti che fanno ben sperare per un proseguimento fervido. È uscito intanto anche un album a nome TMC di cui sicuramente diremo in seguito.
Malo è un progetto cantautorale tosco-romano basato a Roma; il quartetto così denominato si presenta con un EP (autoprodotto, 6.9/10), Il bene e il malo contenente sei canzoni. Tanto songwriting oriented che riprende le ultime wave di casa nostra, si veda Dente, Le luci della centrale elettrica ma anche i classici, a partire da Tiromancino fino ai Diaframma. Una buona vena melodica e compositiva rendono questo mini piacevole all’ascolto e foriero di ulteriori sviluppi. Bene.
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