I Cosiddetti Contemporanei
Pubblicazione 06 Marzo 2011

Charme De Caroline, Joykin, Anelli Soli, Versus, Aua, Dust (The), Matteo Calabrò, Michele Maraglino

Re-boot #13

Mutazioni cantautorali e rigurgiti grunge: questa la nota dominante di un mese al solito prodigo di proposte emergenti ed emergenze propositive. Avanti così.
Joykin
2010

Tre pezzi di hard-psych tosto e melmoso per i Joykin, trio al debutto con questo The New Raw (autoproduzione, 6.7/10). Se volete, una mutazione acida del grunge che va a grattarsi i gomiti in uno spigoloso cantuccio tra garage e stoner, da cui i nostri spremono cavalcate ingrugnite e ghirigori intossicati. Mi piace il piglio, malgrado gli esiti tutt'altro che inauditi. Se sapranno scrollarsi dalle spalle il fantasma di Cobain (appollaiato nel caracollare mattoide di Break2), se sapranno cioè metabolizzare la residua devozione per digrignare calligrafia propria, potremo sentirne delle belle.

Licenza Creative Commons per gli Anelli Soli, dei quali via Jamendo potrete scaricare Il super razzo e il cane stanco (autoproduzione, 6.9/10). Sono un duo messinese con le stimmate Marlene Kuntz cauterizzate con impacchi arty Marco Parente e certe rielaborazioni etno-folk già Sursumcorda, salvo poi risalire le radici fino ai De André e alle congetture tra prog e cantautorato di PFM e Le Orme. Interessante l'approccio, il piglio selvatico e veemente ma stringato, senza teatralità o autocompiacimenti. Il passo più difficile adesso è confezionarsi una statura contemporanea. Possono farcela.

Torna la Mescal con Retròattivo (7.1, Mescal), primo disco dei Versus. Curiosa quanto riuscita la mistura di atmosfere sognanti à la Pink Floyd (altezza Shine On You Crazy Diamond ma anche The Division Bell) e Ottanta pop à la Bluvertigo della band, nobilitata anche dalla presenza di ospiti illustri come Lele Battista, Andy, Franco Battiato e Megahertz (responsabile della produzione artistica). Assoli à la Gilmour in Cosa ti aspetti da questa notte, certi Ride inconsapevoli disegnati dall'Antonio De Curtis psych di Stare Alzati, il pop morbido decodificato da violoncello, slide guitar e theremin di Frasi a metà: c'è più di un motivo di interesse nel disco di Daniele Dupuis, Sandro Martino, Francesco Costantino e Andrea Dupuis. Non ultimo, una classe lontana anni luce dal tritatutto in forma di bit con cui dobbiamo confrontarci giornalmente.

Annalaura Avanzi è il volto che si cela dietro al progetto Aua, cantautorato al femminile con in testa Joni Mitchell e il cuore diviso tra un folk acustico chitarra, archi, pianoforte e certo pop contaminato da drum machines marginali e soffuse. Progetto in comproprietà, a dire il vero, visto che delle musiche di Martedì (6.5, Tomobiki) è responsabile la Avanzi più tutta una serie di collaboratori tra cui Giovanni Ferrario, Terje Nordgarden e Stefano Stefanoni. Leggerezza e voce gradevole, qualche nota familiare (la Cristina Donà de Il ballo dei Tigli, l'Anna Calvi più blues di Reincontrarti) e una spiccata femminilità, in un pugno di melodie intime e sbarazzine cui però manca forse la zampata decisiva. Nonostante una rilettura della Canta Ragazzina di Bobby Solo davvero niente male.

La compagnia del tuo pensiero (6.3, autoproduzione) è un libro che raccoglie piccoli frammenti di narrativa scritti da Alessandro Muroni degli Charme De Caroline e ispirati a Nessuno scrive al colonnello di Garbiel Garcia Marquez, L'odore di Rocco Familiari, Il pomeriggio del Sig. Andemas di Marguerite Duras e La casa di Michele Perriera. Prosa efficacie, quella del Muroni, che genera veri e propri testi e musiche (allegate al libro). In un morphing metalinguistico coerente con le linee guida di una band da sempre vicina alle forme d'arte ibride (nel passato del gruppo, reading di poesia e spettacoli teatrali). La parte narrativa del progetto è apprezzabile, mentre la musica si adagia troppo spesso su forme di cantautorato jazz-folk piuttosto stereotipate e non del tutto in grado di rendere il forte senso di partecipazione e di attesa creato dai racconti.

Dopo numerosi cambi di formazione e una storia quindicennale, The Dust, dalla provincia di Treviso, sono ora un duo che ruota attorno al fondatore Roberto Grillo e ad Andrea Gottardi. Arrivano al quarto disco autoprodotto, Portrait Of A Change (6.8) dove ripercorrono il rock inglese di Sessanta e Settanta, tra glam e pop, blues e hard rock, progressive e psichedelia; un ampio catalogo di ispirazioni e un cantato in inglese, per una canzone d’autore sufficientemente poliedrica che si regge sulle proprie gambe, mostrando discreta personalità compositiva e melodica.

Ci spostiamo a Genova, da dove proviene Matteo Calabrò, che dopo varie esperienze e un altro progetto in corso, fa uscire Arte Povera (Tesla Dischi 7.1). Trattasi di EP di cinque pezzi di cantautorato, che usa tra l’altro il recitativo anche in lingua genovese, tra rumorismi di fondo e concisività. Canzoni arrangiate insieme a Matteo Filippone per un disco altamente evocativo, che si fa notare per espressività. Una bella sorpresa e l’augurio di un proseguimento in questa direzione.

Concludiamo col tarantino Michele Maraglino ed il suo ep Vogliono solo che ti diverti (autoproduzione, 6.8/10). Trattasi di cantautore con lo sguardo ad altezza d'uomo, arguto quanto basta per allestire un teatrino che pesca dalla post-disco targata Zero e dal Battisti dei tardi settanta, tenuti a bada da un'amarezza disarmante e apatica à la Luca Carboni, capace altresì di rievocare l'incantesimo amniotico d'un Al Stewart. Detto ciò, vi parrà strano ma possiede una propria coerenza e persino un senso, gli manca semmai il segno forte che lo imponga ai nostri tempi. Chissà.

copertina pdf #91