Autore di un linguaggio in grado di far dialogare il mantra indiano,
la marzialità percussiva nipponica, l’avanguardia storica,
i frullati ritmici dell’elettronica digitale e le fanfare, Asa-Chang
si è imposto all’attenzione della critica musicale internazionale
come un architetto sonoro particolarmente colto e raffinato. Lontano
dall’elettronica della Yellow Magic Orchestra e
dai raga di Ravi Shankar, la musica del percussionista
aggiorna le ricerche trans-etniche in un’ottica contemporanea
senza perdere di vista una certa gestualità proveniente dal
teatro classico giapponese.
Nell'eclettico musicista - che utilizza bonghi e tablas, ma anche sintetizzatori,
fisarmoniche, trombe, theremin e strumenti giocattolo - la ritualità ha
un ruolo fondamentale, sia attraverso la ricerca di una forma che annulla ogni
contenuto, sia come tramite per raggiungere l’astrazione mentale e lo
stato meditativo. Nel primo caso, potrebbe riprodurre la metafisica di un giardino
zen, mentre nel secondo - che utilizzi tradizioni nipponiche, indiane o di
derivazione festivaliera - il traguardo è una lucida estraniazione.
Al contrario del vaggio/sballo di lisergica memoria, nella musica di Chang
una relazione con una forma particolare, ovvero, una miniatura dettagliata
e semplice porta a un sublimazione dei sensi; più in generale, il mondo
sonoro del musicista fa propria la tradizione del suo Paese, aggiornandola
alle moderne tecnologie per la fruizione contemporanea. Così, nostalgiche
atmosfere dal tipico flair nipponico si sposano a bizzarre fanfare avanguardiste
o a lounge music per avamposti alieni, bleep futuroidi navigano nelle ragnatele
dei sitar e il Giappone incontra l’India in una nave cargo per Andromeda.
Percussionista in un gruppo chiamato Tokyo Ska Paradice Orchestra, Asa Chang - attivo dal 1989 - lascerà presto quella formazione per dedicarsi a sperimentazioni in proprio e all’attività di produttore. Durante i primi anni Novanta, attraverso svariate collaborazioni, ha modo di spaziare dal pop all'elettronica e all’avanguardia; tuttavia è solo nel 1998 che un progetto personale prende corpo. Reclutato un chitarrista/programmatore, Hidehiko Urayama, il musicista fonda quell’anno gli Asa Chang And Junray e, attraverso questa ragione sociale, pubblica l'album Tabla Magma Bongo per l'etichetta locale Torattoria. Due anni dopo, Chang accoglie un percussionista di tabla, U-Zhaan e, con una formazione allargata a trio, si esibisce al party "Man Drive Trance" e al prestigioso Festival rock di Fuji.
Nel 2001 esce Hana, acclamato da molta critica come miglior album di quell'anno e, grazie ai plausi internazionali, l'anno successivo Asa Chang ottiene un contratto con l'etichetta londinese Leaf, la quale pubblica prima un 12" (Hana) e successivamente l'album omonimo, che farà conoscere le composizioni del musicista al pubblico europeo. Mentre John Peel propone il singolo Hana nel suo programma radiofonico, neanche quattro mesi dopo l'uscita del long playing, nei negozi di Tokyo arriva Tsu Gi Ne Pu, un mini di circa quaranta minuti che porterà il gruppo in un piccolo tour nel Paese. L'anno si conclude con la pubblicazione di un mix (sempre di Hana) per la compilation Fabriclive 07 dell'omonima etichetta inglese. Nel febbraio 2003, la Leaf non si fa scappare il gustoso seguito del fortunato album e ristampa Tsu Gi Ne Pu per il mercato europeo; mentre il gruppo è impegnato nel riscrivere le proprie canzoni per uno spettacolo di danza della “Idevian Crew”, segue un breve tour con alcune date: a settembre a Tokyo e in gennaio a New York e Montreal. Sempre in settembre esce un singolo, Senaka, per il mercato giapponese.
Scheda: Asa Chang
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