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Pubblicazione 01 Maggio 2007

Hans Appelqvist

Un’ininterrotta dichiarazione d’amore

Suoni inauditi che abitano intarsi di memoria. Recinzioni attorno al non detto - in-audito - del quotidiano. Un artista che si interroga sul fare arte. Un’indagine antroposcopica condotta sui segni lasciati dal fluire dell’umano in forme culturali, in difformi culture. E da ultimo, l’orma del divino intravisto sin nelle più nascoste pieghe dell’esistenza. Questo, tutto questo, è la musica di Hans Appelqvist (Malmö, 1977).
Hans Appelqvist
2006

There is nothing I love as much as when a young person looks upon the world as it actually is” (Naima’s theme)

I primi vagiti artistici di Appelqvist si odono in The Xiao Fang EP(Mjäll, 2002), vinile breve uscito per la piccola etichetta Mjäll. Lo svedese è reduce da una lungo soggiorno in Cina che deve averlo segnato e il suo primo lavoro, di quell’esperienza, è fedele diario di viaggio. Tornato in patria con una valigia carica di ricordi - sotto forma di field recordings, rumori ed umori -, l’artista pare fare i conti più con la propria memoria, ancora segnata a fuoco dal vissuto recente, che con le esigenze di un ipotetico ascoltatore. L’EP è composto da quattro tracce in cui brandelli di vita impenetrabili per un pubblico europeo - conversazioni rubate in lingua cinese (Xiao Fang) - subiscono il trattamento di un’elettronica dal volto umano, fino a divenire gli elementi primari della inconsueta proposta sonora (I Will Never Forget, Return To The City). (6.5/10)

Appelqvist non è propriamente un musicista, non esclusivamente un field recorder. Quando sceglie i sampler - le particelle primarie che andranno a costituire il suo primo vero e proprio lavoro, Tonefilm(Komplott, 2002) -, l’attenzione cade su suoni già artisticamente connotati. L’album, che idealmente si apre e chiude con il fruscio di un proiettore, si serve di frammenti di tre vecchi film svedesi (tutti risalenti agli anni 50 e 60 del secolo scorso), ma appare molto più suonato rispetto all’EP d’esordio. Meglio che in The Xiao Fang EP, gli spezzoni di sceneggiatura si fanno suono e confluiscono in un’idea di folktronica che inizia a delinearsi compiutamente: se si riesce ad immaginare un passabile compromesso tra l’austerità dei dialoghi in Bergman (Bakfylleoro) ed il folk decostruito di Gastr Del Sol e The Books (Grammofonnummer), o quello elettroacustico dei Mùm (Frihet), non si andrà poi troppo lontano. (7.0/10)

Idea perfezionata nell’EP The First Three Notes In The Minor Scale (Kompost, 2003) - reperibile gratuitamente sul sito dell’etichetta - e nel tre pollici Att Möta Verkligheten(Häpna, 2003) che, inaugurando il sodalizio con la Häpna, regala all’artista maggiore visibilità internazionale. Entrambi, svelando una scrittura sempre più spartana e affrancata dal mezzo elettronico, vivono di quelle stesse intuizioni che faranno grande un disco come Naima, solo più sussurrate: il primo imbastendo una sorta di delizioso concept sul seguirsi delle note Re, Mi e Fa; l’altro dipingendo bucolici quadretti sonori attorno a diverse figure umane che in un modo o nell’altro hanno incrociato il percorso dello svedese durante il soggiorno cinese (Xiang). (7.0/10) (6.8/10)

Il 2004 è l’anno di Bremort(Kompost, 2004), che viene proclamato miglior disco pop dell’anno dalla Radio svedese e si fa portatore della personale visione pop dell’autore. Accanto ai consueti cortocircuiti sensoriali tra immagini evocate e rumori saturi di vita, l’album è il primo a contenere canzoni: Tre Dagars Regn Over Bremort sembra uscita da un disco di Hanne Hukkelberg, in 5*5/Samiels Eftermiddag una melodia carica di Nord emerge da sprazzi di conversazioni. Bremort è la città immaginaria nella quale si svolgono le consuete attività di una comunità nordica: il conglomerato umano del quale è dato assaporare le pulsioni e gli odori, seguirne il flusso ordinato, immaginare il vissuto. (7.3/10)

Arrivata a questo punto l’indagine di Appelqvist non poteva che accostarsi alle soglie del divino. Naima(Häpna, 2006) è la divinità immaginaria che interagisce con gli abitanti di Bremort, che appare loro sul far della sera sotto forma di melodia ultraterrena: quella Naimamelodin che inizia come fosse un tango danzato sul filo teso dell’esistenza; ricompare sotto forma di suite neoclassica in För Mig Är Det Inte Verkligt; si fa rock in Små Människor Utan Hår. Altrove Hans si fa cantastorie navigato e visionario: En Lektion I Ansvar immagina un incontroa metà strada tra il folk del naufragio di Matt Elliott e quello da boulevard di Yann Tiersen; Underbar Var Jag Ännu e Vi Lämnar Staden Och Går Mot Stranden con la loro grazialasciano riflettere ancora una volta su come spesso alle più alte latitudini della terra corrispondano le più alte dello spirito. (7.7/10)

copertina pdf #91