Verso la metà del decennio appena trascorso, cinque giovani freak di Perth, assolata capitale dell’Australia Occidentale, si riuniscono in una band chiamata Mink Mussel Creek, iniziano a vivere insieme e condividono passioni comuni. Non sono ancora ventenni, ma per look e attitudine sembrano usciti da una bolla temporale posta in qualche punto dei tardi 60s, in quella zona del crepuscolo in cui l’oscurità non aveva ancor inghiottito il sogno hippy e forme di psichedelia evoluta davano origine ai primi embrioni progressive.
È un’esperienza breve ma significativa la loro, di cui, per la precisione, non viene decretata ufficialmente la fine. Accade, piuttosto, che ciascuno dei membri inizi a intrecciare nuove relazioni artistiche, senza peraltro porre termine alla reciproca collaborazione. Ognuno di essi da vita a nuove band, instaurando una proliferazione inarrestabile di nuovi progetti, dei quali, saremmo ancora all’oscuro se uno di questi, non avesse imposto il proprio nome fra i più significativi dell’anno ancora in corso.
Stiamo parlando dei Tame Impala, autori dell’affascinante affresco pop psych conosciuto come Innerspeaker, della cui maestosa bellezza i lettori di SA non dovrebbero essere all’oscuro. Tame Impala è il moniker con cui Kevin Parker (l’originario batterista dei Mink Mussel Creek) realizza i propri album, ma la formazione, dal vivo comprende anche il bassista Pasley Adams, al secolo Nick Albrook, e il batterista Jay Watson, tutti ex MMC.
In questa logica di band a geometrie variabili i Pond, progetto di cui Albrook è la mente principale, rappresentano l’alternativa funkedelica ai voli pindarici degli Impala. “Con i Pond generalmente cerchiamo di suscitare emozioni gioiose ed edificanti – mi racconta il socievole Paisley Adams, contattato in occasione dell’uscita del bellissimo Frond, primo album della band ad essere inciso in un vero e proprio studio di registrazione – tuttavia non è detto che un secondo dopo non si possa voler qualcosa di più aggressivo, malinconico oppure banalmente pop.”
Quando Albrook è in cabina di regia, dunque, ci sono i Pond, incarnazione caotica e sexy di quello spirito che oggi aleggia dalle parti di Perth. “È difficile dire a cosa si possa ricondurre il nostro sound, perché ci piacciono le cose più disparate. Magari ci rendiamo conto di voler realizzare qualcosa di funky in stile Prince, ma prima che tutto sia finito vogliamo che suoni ancora più euforico e psichedelico, alla Flaming Lips per esempio. In una prima fase delle registrazioni eravamo convinti di voler fare un album country folk, ma arrivati a metà lavoro tutto si era già mescolato con sonorità ambient ed elettroniche.”
L’eccitazione è palpabile, la confusione pure, sebbene quest’ultima sia facilmente imputabile alla giovane età del nostro protagonista e a una sorta di “incontinenza creativa”, corroborata da una versatilità strumentale che permette ai membri di questa folle combriccola di scambiarsi agevolmente i ruoli. Negli ultimi show dei Pond alla batteria sedeva Kevin Parker, in una sorta di versione 2.0 dei Mink Mussel Creek.
È proprio dal vivo che le cose si fanno più interessanti: “Durante gli show, questa nostra tendenza a muoverci trasversalmente a parecchi stili, è ancora più evidente. Siamo incapaci di concentrarci fino ad affinare il nostro sound ma credo che emerga la voglia di divertimento che ci pervade e che vorremmo trasferire in chi ci ascolta. Per questo ci piace portare sul palco un numero di persone maggiore, rispetto a quelle che hanno partecipato alla stesura originaria dei brani. Tutto questo tende a condurre la nostra musica in direzioni impreviste.”
L’abbattimento delle barriere fra artisti e pubblico è solo un aspetto della dissoluzione dei ruoli che rende così dinamica la scena cittadina. “Diciamo che è come se la distinzione tra le band si stesse dissolvendo. C’è soltanto un bel gruppo di musicisti, con una sensibilità molto affine e sonorità che cambiano secondo chi sta suonando con chi in quel momento. Ogni gruppo ha un nome che serve più che altro a distinguere chi scrive i brani, ma i membri della band sono quasi gli stessi. Ogni volta che qualcuno di noi ha una canzone e ha bisogno di qualcuno che la suoni o la incida con lui, sa bene che gli altri del gruppo sono gli elementi migliori a cui rivolgersi, quelli che capiscono meglio di chiunque altro quello che ha in mente.”
A questo punto la tentazione di immaginarsi Perth come una sorta di terra promessa per hippy del ventunesimo secolo è molto forte. È lo stesso Albrook a riportarci con i piedi per terra. “Mi piacerebbe dirti che qui è tutto fantastico, ma purtroppo non è così. I locali che esistevano hanno chiuso o sono stati acquistati da grandi compagnie. C’è rimasto veramente poco. Per quanto riguarda le etichette, il discorso è leggermente diverso. Ci sono parecchie label in città, ma l’unica veramente interessante è la Badminton Bandit: è quella che si prende cura dei migliori artisti, gruppi e songwriter della zona.”
E per quanto riguarda le band? “I gruppi interessanti non mancano. I miei preferiti sono i Rabbit Island: fanno la musica migliore che abbia sentito da molto tempo a questa parte. Purtroppo Amber (Fresh, leader della band, nonché poetessa e grafica di professione, ndr) è sempre troppo occupata per dedicarsi a scrivere canzoni a tempo pieno. È un’artista incredibile, sempre impegnata a realizzare cose creative ovunque e con chiunque. I These Shipwrecks e i Growls sono altri due gruppi stupendi: sporchi, psichedelici ed emotivi. Come anche The Silents, naturalmente.” Dei quali, peraltro, fa parte anche Jamie Terry, quarto membro “stabile” dei Pond.
L’impressione è che l’attenzione riscossa dal debutto dei Tame Impala abbia acceso i riflettori sulla scena neopsichedelica di Perth e che altre band, Pond in primis, stiano per beneficiare di questo cono di luce. Il problema, per gli infaticabili membri del collettivo, nascerà quando l’infinito tour di Innerspeaker, in atto ormai da mesi, andrà a cozzare con le tappe promozionali dei Pond.
Dal canto suo, l’ineffabile Albrook non si scompone: “Personalmente mi limito a prendere tutto come viene. Se le cose si facessero troppo pressanti non avrei problemi a lasciar perdere entrambe i gruppi. Per fortuna al momento non è così. Di tempo ne abbiamo, lavoriamo sodo ma è ancora tutto molto tranquillo. In fondo è solo di musica che stiamo parlando!”
Scheda: Pond
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