È il 29 ottobre quando, in due e-mail sul cui contenuto la band ha mantenuto stretto riserbo, Genesis P. Orridge dichiara di non voler più suonare dal vivo con i Throbbing Gristle e di voler fare ritorno al suo appartamento di New York. La data del giorno dopo a Praga viene gioco forza cancellata. I restanti membri del quartetto decidono di proporre agli organizzatori dei successivi appuntamenti della tournèe, a lungo programmata, di suonare sotto una nuova ragione sociale, con un nome ancora legato al cordone ombelicale: X-TG.
Gender Bender non può che accettare, riuscendo, nonostante alcuni comprensibili malcontenti in rete, a riempire quasi del tutto il teatro dell’Arena del Sole di Bologna. Pubblico locale, ma soprattutto di fuori città, quando non di fuori regione. Apolide e in severo outfit total black, sovrapponibile per look a quello degli Einstürzende Neubauten, stesso look, stessi capelli cotonati, tagli mezzi rasati e mezzi lunghi, anfibi giacche trucco e quell’aspetto malato dichiarato all’esterno e un’altezza media inversamente proporzionale a quella del classico minuto pubblico indie. Del resto, i Gristle sono il conio di diritto dell’espressione “musica industriale”. Ma niente di appariscente trapela dalla presenza sul palco – fatta eccezione per la tunica di Christopherson. Tre sagome che dicono molto sulla musica che gli X-TG suoneranno per circa un’ora e venti al teatro. Senza la presenza radicale di Genesis, manca ciò che – propriamente nella musica - Orridge forniva come unicità ai TG, ovvero quel dolore endogeno che arriva dritto ai corpi, senza passare per i padiglioni auricolari.
Peter, Chris e persino Cosey affrontano il momento di crisis management mostrando innegabili capacità di dominio delle macchine, del rumore esogeno. Più vicini ai tre – soprattutto a Carter – i groove della techno nordica europea, tanto che appare da subito evidente (fin dal primo brano, versone marcia dell’ambient house ORB-iana) quanto il ritmo – compresa una cassa in quattro confortante e riempitiva - sia il vero discrimine tra TG ed ex. I marchingegni analogici di Peter Christopherson sono comunque interessanti da vedere e sentire. L’ex Coil maneggia un theremin, un microfono e un altro strumento a fiato opportunamente modificati, le cose migliori dell’act, assieme ai droni e al battito tech di Carter.
Nella scorsa tournée al Primavera Sound di Barcellona – anno 2008 - i Gristle ci avevano però fatto capire quanto la vibrazione acustica potesse ingenerare precisi stati d’animo, svelando sadicamente il lato più oscuro del sogno hippy. Ci avevano insegnato a temerli e soprattutto a raccontarli. Ci avevano fornito un canovaccio sulla relazione tra suono e disagio fisico che non ha mai abbandonato i nostri racconti in materia. Oggi, soltanto un brano della formazione ridotta è disturbante in questo senso. Il mestiere degli ex TG – e la necessità – permette invece al trio di toccare tanta parte di storia della musica, dalla cosiddetta new wave di San Franscisco (nel chitarrismo negativo della Cosey di oggi fanno capolino i Residents) a Detroit, da Kraftwerk ai citati Neubauten, e poi ancora avanti a toccare recenti esperimenti noise e laptop anni zero. Come progetto art-techno, il marchio X-TG si alzerebbe sopra la media, esaltando un pubblico chiaramente diverso. Per adesso, probabilmente continueremo a raccontare il live dello scorso anno, quando la formula faceva reazione chimica nell’ambiente di coltura ideale.
Scheda: X-TG
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