Con un palco leggermente rialzato, posizionato in fondo al locale e a cui si arriva con una manovra a elle tipo cavallo degli scacchi, il Clandestino può contare su per giù su una sessantina di posti, scalinata compresa. E' un locale fascinoso ma piccolissimo, combattivo come non ti aspetteresti quando si tratta di proporre appuntamenti musicali gratuiti, di spessore e poco convenzionali. Citiamo a memoria Langhorne Slim e Half Seas Over, Denis Jones e Magic Arm, assieme all'imperdibile Matt Elliott di questa sera, spiattellato tra il banchetto dei CD e un lampada gigante posizionata a fondo palco. One man band con la chitarra classica, perché formazioni con tutti i crismi non ce ne stanno in quegli otto metri quadrati di palco e perché Elliott è un autarchico nato, con i pedali del multieffetti e la loopstation ai piedi dell'asta del microfono.
Si parte in sordina voce e chitarra, per poi evolvere in una stratificazione di livelli circolare (campionamenti in reverse, arpeggi, accordi stropicciati) che nella maggior parte dei casi finisce per trasformarsi in un magma messianico ai confini con la psichedelia. Come capita con l'elettronica di The Maid We Messed o nell'accavallarsi di voci di The Kursk. A volte è la malinconia delle melodie a spingerti verso i balcani latineggianti dell'Elliott in libera uscita dai Third Eye Foundation; più spesso si viaggia a vista sospesi tra cori registrati sul momento, diamoniche, flauti mediorientali e qualche percussione (anch'essa in loop). Non serve nient'altro e al massimo i problemi saranno di chi sta al mixer a calibrare i volumi di un suono che cerca coscientemente la saturazione e che per definizione non può venir fuori “pulito”.
Alla fine tutto si riduce a un “impalpabile” che sa più di Bozulich (e Evangelista) che di Leonad Cohen. Con un Elliott poco loquace impegnato a masticare lunghe suites su un trans-folk cosmopolita e umorale, quest'ultimo capace di riassumere l'etica alla base della trilogia Drinking Songs, Failing Songs e Howling Songs come meglio non si sarebbe potuto.
Scheda: Matt Elliott
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