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Pubblicazione 30 Settembre 2010

Crocodiles

Psycho surfers

Dieci anni di provocazioni sonore sfociano in uno degli album pop più brillanti dell’anno. Dai Plot ai Crocodiles, la storia del duo californiano più hyped del momento
Crocodiles
2009

Chissà se i fratelli Reid, nati al sole della California anziché nell’uggia di Glasgow, avrebbero covato quel misto di alienazione e tensioni urbane che ha fatto dei Jesus And Mary Chain un bignami esistenzialista ad uso e consumo di generazioni di noisemakers.
In questo senso Brandon Welchez e Chriss Rowell sono solo gli ultimi del lotto. Loro vivono a San Diego, ma l’arte del rumore l’hanno imparata presto, come corollario ad un gusto per la provocazione che faceva dei loro Plot uno sputo un faccia a chi pensa ancora alla California come la patria di surf, bellezze siliconiche e muscolosi tipi da spiaggia.

Plot sta per Plot To Blow Up The Eiffel Tower. Una storia breve la loro, articolata in tre album, l’ultimo dei quali, Saviors & Suckers, giace ancora unreleased in qualche cassetto polveroso. Nacquero dalla fantasia di Welchez e Rowell, appena conosciutisi a un meeting antifascista tenutosi a San Diego, e per sei anni misero a segno un attacco sistematico a ogni tipo di prevaricazione culturale.

A prescindere dall’aspetto meramente musicale (il loro era un art punk che incorporava elementi noise e free jazz), a spostare sempre un pò più in alto l’asticella della tollerabilità, fu una via crucis di gigs d’assalto, in cui la band attuava ogni tipo di provocazione. Fra le altre cose erano soliti presentarsi sul palco con uniformi che richiamavano quelle del partito nazista, per poi lasciarsi andare ad atteggiamenti omoerotici. Una volta, a Salt Lake City, si sfiorò la rivolta. Welchez ricorda l’episodio divertito: "Fu una sorta di Stonewall (la rivolta gay del ’69 che prese il nome da un locale del Greenwich Village, ndr.), stavamo suonando per un branco di palestrati omofobi che iniziarono a minacciarci dicendo che volevano ucciderci. Fortunatamente non passarono mai ai fatti".

A settembre del 2006 i Plot annunciavano lo scioglimento tramite il loro MySpace: un comunicato di poche righe che metteva la parola fine al progetto, ma non all’attività dei due in qualità di catalizzatori delle tensioni creative che ribollivano ai margini della città.
Welchez, insieme ad altri membri della band, formò i Prayers (autori di un solo EP per la concittadina Art Fag). Rowell, preferì dedicarsi alla letteratura. Scrisse addirittura due libri prima di decidersi a formare i Crocodiles insieme al vecchio compagno.

Rispetto alla band originaria, le influenze del nuovo progetto erano tracciabili quasi geometricamente. I Crocodiles si muovevano in quello spazio cartesiano che ha sull’asse delle ascisse l’apatia esistenzialista dei Jesus And Mary Chain e sul quello delle ordinate il pop isolazionista degli Spacemen 3. Neon Jesus, il singolo che segnava l’esordio della band, era un grumo pulsante di energia negativa sepolto sotto scorie di feedback e detriti punk, talmente convincente da destare l’attenzione dei media e fungere da trampolino di lancio per l'etichetta creata dallo stesso Walchez, la Zoo Music.

Ma non bastava, perché in un underground californiano scosso da fremiti creativi, era necessario che qualcuno si arrogasse l’onere di delineare i riferimenti culturali verso cui far convergere l’immaginario artistico. Ecco il senso delle serate intitolate Skull Kontrol, dal nome del blog curato dagli stessi Crocodiles: si trattava veri e propri happening, momenti di gestazione della scena cittadina, che avevano come protagoniste le più eccentriche sensibilità locali. "E' stato bello fino a che è durato – ricorda oggi Welchez – Erano serate incredibili, in cui si suonava di tutto, dai Germs a Biggie Smalls. Era qualcosa di veramente eclettico!".

Ad affiancare i due nell’organizzazione e promozione delle serate c’era il loro amico Mario Orduno, creatore della Art Fag, etichetta fra le più attive all’interno del fall out di sonorità lo-fi, d’oltreoceano. San Diego diventava così il terza punta del triangolo che vedeva Brooklyn (con Woodsist e Captured Tracks) e Chicago (con la HoZac) agli altri due poli. Seduti al centro della scena c’erano loro, i Crocodiles, in virtù dell’attesa spasmodica che si respirava per il disco d’esordio. Welchez e Rowell lo registrarono di straforo nello studio di un amico produttore, sfruttando i suoi momenti liberi.

Summer Of Hate, esce a metà del 2009: l’impeto anarchico dei Plot è in gran parte ammorbidito, incanalato in una narcosi psichedelica che pervade tutti i brani. Le coordinate sono quelle di un noise pop controllato, talvolta nebulizzato in una dilatata trance lisergica, cinico come il titolo più rappresentativo dell’album, quella I Wanna Kill il cui chorus "...nothing right, nothing wrong..." secondo alcuni esprime al meglio l'estetica apatica della band. "Niente di tutto questo. – affermano i due parlando di quel brano – Si tratta di una canzone scritta a soggetto. Non tutto quello che cantiamo va preso alla lettera. Siamo più attratti dall'aspetto musicale della faccenda. Esteticamente ci piace percorrere la linea di confine fra violenza e bellezza".

A pubblicare il disco è la Fat Possum, etichetta dai trascorsi blues punk che sta radicalmente rinfrescando il proprio rooster, fino a rendersi protagonista della nuova stagione indipendente a stelle e strisce. In quelle miniature di pop drogato, in quella surf music per chi ha ecceduto con lo Xanax, l’etichetta intravede un potenziale commerciale e decide di investirvi. Occorre però levigare le asperità di una produzione semiamatoriale e dotare la band di una serie di input che permetta loro di esprimere al meglio le proprie potenzialità. Per questo viene ingaggiato uno dei produttori più hyped del momento (James Ford del collettivo Simian Mobile Disco) e allestito uno studio di registrazione nel bel mezzo del deserto del Mojave, a Joshua Tree: un’abitazione opportunamente riconvertita e imbottita all’inverosimile di ogni tipo di strumento analogico e digitale.

Anticipato dall’omonimo singolo (che vede come side track una cover dei Dee-Lite!), Sleep Forever è il brillante e caleidoscopico frutto di quelle sessioni. Pervaso dall’amore per i 60s più sognanti e per la wave più emotiva, il sound dei Crocodiles è un impasto di feedback, beat elettronici, vocalizzi aerei e colorate cromature d’organo che esaltano le melodie velvetiane della band. L’oltraggio nichilista si è tramutato in uno psycho pop sognante, al punto che il video dell’ultimo singolo Heart Of Love, mostra un assolato scorcio di California in cui fanno capolino quelle spiagge su cui oggi, i Crocodiles, appaiono perfettamente a loro agio.

Scheda: Crocodiles

copertina pdf #91