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Pubblicazione 26 Settembre 2010

Elisa Randazzo

Eli's Coming

Alla luce di un esordio promettente, indaghiamo i segreti di una cantautrice fuori dal comune...
Elisa Randazzo
2009

In un’epoca in cui chiunque pubblica dischi, è un miracolo imbattersi in chi soppesa la mossa fino a quando non si sente pronto. Elisa Randazzo è siffatta rarità, un’artista con gli occhi spalancati sul mondo, pronta a raccogliere ogni barlume di vita e metterlo da parte. Dopo una gavetta d’eccezione che la avvicina a Lisa Germano (violinista, arrangiatrice e cantante nell’ultima formazione dei Red Krayola), ha avvertito il bisogno di aprire il proprio vaso di Pandora: “E’ stata una delle esperienze musicali più liberatorie della mia vita: avevo deciso di seguire l’istinto, il desiderio di registrare le canzoni così come venivano fuori.” Un agire ammirevole nell’era del calcolo e del distacco, questo mettere in primo piano il vissuto e ricavarne canzoni intense, sospese - senza hippismo da cartolina - in certa California (dove la Nostra, dopo un lungo girovagare, risiede) a cavallo tra ’60 e ’70.

C’è semmai catarsi, evidente sin dalla copertina che raffigura una fotografia in fiamme, metafora di un passato che lascia il posto al presente; ribadita da una dimensione sonora domestica che indica la genesi meditata ma viscerale: “Nel bel mezzo del divorzio decisi di vendere l’anello nuziale per pagare studio e mixing. Ho inciso voci e violini a notte fonda nel mio soggiorno, senza sovraincisioni.” Con la cura e l’amore di chi si guadagna il pane da stilista (con la linea “Dusty of California”, ispirata al suo mito Dusty Springfield) e di chi le note le ha assimilate con il latte materno, aggiungiamo. I genitori, Victoria e Teddy, vergavano infatti hit per Zombies, Linda Ronstadt e Frank Sinatra: “La vita famigliare ha ruotato attorno alla musica. E’ da lì che arriva, anche se il mio approccio è diverso: non scrivo per conto terzi ma partendo da un luogo e da un’interpretazione personali. Però, quando sono ispirata, lavoro finché non ottengo qualcosa e anche questo lo devo ai miei, come il ‘costruire’ i brani con gli archi.

Ecco il segreto della delicatezza dell’insieme, della collaborazione con Bridget St. John e del fantasma di Judee Sill che appare sovente, delle pagine che riportano alla Joni Mitchell che non è più e alla brillantezza del miglior Neil Young agreste. Bruises And Butterflies cresce con gli ascolti e persuade su un cammino già proiettato nel domani con passo sicuro: “Vedere i miei desideri realizzarsi mi fa stare bene. Non ho rimpianti per me questa è una cosa molto importante.” Da adulta, la grandezza non può che attendere dietro l’angolo. 

copertina pdf #91