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Pubblicazione 13 Settembre 2010

I-Day Festival

Arena Parco Nord, Bologna (02 Settembre 2010)

L'unica data italiana della band canadese infiamma i fan all'I-Day Festival di Bologna
suite
Arcade Fire
2007
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Dopo una deludente performance dei Modest Mouse, fortemente penalizzata da un'imbarazzante equalizzazione, all'Arena parco Nord, in occasione dell'edizione 2010 dell'I-Day, si è svolto il tanto atteso evento major indie dell'anno. C'è da dire che per l'unica data italiana della band del momento ci si aspettava un po' più di gente. Le colline della location, piene qualche anno fa in occasione della doppietta Tool e Nine Inch Nails erano vuote, e naturalmente - visto che ogni anno il problema si ripete - neppure l'audio è al massimo dato che gli archi si sentono a malapena. 

Ci tocca accontentarci anche se fortunatamente il palco e la resa live degli Arcade Fire è davvero notevole anche soltanto per il setting di strumenti (una valanga) e video (megaschermo a led) dal quale pioveranno immagini suggestive e sovrapposizioni in diretta della band.

Lo show parte lanciato con Ready to Go, tratto dall'ultimo attesissimo The Suburbs, e i fan accorsi da tutto il Nord (e non solo, dato che si sente anche qualche parola in spagnolo e inglese: studenti erasmus?) va in visibilio. E se il bagno di folla non c'è, poco male: qualcuno ha già mandato a memoria i testi delle nuove canzoni e anche sulla successiva Month of May si sentono i cori. Sotto al palco, per un attimo si ha l'impressione di stare in un'altra epoca, in un altro tempo, quando i live erano davvero eventi. Ma l'apparizione di centinaia di fotocamere digitali e smartphone che cercano di catturare immagini e suoni ci riporta dal presente e dà la dimensione di una fruizione 2.0 della musica, come testimoniano i video che si trovavano sul tubo già poche ore dopo la fine del concerto.

Sotto il profilo musicale, la performance del gruppo, che si presenta in ottetto, è leggermente diversa da quella che ci si poteva aspettare, con i momenti più squisitamente pop messi in primo piano e i barocchismi romantici lasciati solo intuire (come nel caso dell'intensa Modern Man, sostenuta con immagini in bianco e nero). Le canzoni nuove si adattano perfettamente alla scaletta, in una proposta compatta ed efficace. Ma è quando al microfono si presenta Régine che la festa si illumina del tutto. Le sue performance in salsa europop, soprattutto su Sprawl II – Mountains Beyond Mountains (con tanto di balli e nastri colorati), mostrano il suo lato da material girl che just wanna have fun, che si sposa perfettamente con l'abbigliamento da Abba di una parte della band e non cozza col lato più americano della loro musica. Un lato che affonda in uno springsteenismo epico spruzzato di wave che dal vivo funziona davvero bene e coinvolge il pubblico.

Il primo vero momento da sing-a-long totale arriva a metà della scaletta su No Cars Go tratta da Neon Bible (e non su uno dei brani di Funeral, come ci si poteva aspettare). Ma è solo il preludio di quello che avviene su Wake Up, sulla quale Win Butler non deve nemmeno fare lo sforzo di lanciare i cori: gli oh-oh arrivano spontanei, a squarciagola, a suggellare un amore che è quasi adolescenziale. In un contesto per certi versi alienante (la polizia in tenuta antisommossa, gli annunci pubblicitari durante i cambi di palco, le giovani venditrici ambulanti di sigarette), accanto a una festa di una sinistra oramai irriconoscibile, il popolo indie ha tributato l'omaggio che gli Arcade Fire, forse la band che meglio di chiunque altra è riuscita a mantenersi in equilibrio tra tradizione, contemporaneità e futuro in questi anni zero, si meritavano. È durato solo un'ora e mezza, ma è sembrato che non sia mai iniziato e che sia destinato a non finire. Almeno non così presto.

Scheda: Arcade Fire

copertina pdf #91
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