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Pubblicazione 14 Settembre 2010

Interferenze

Interferenze - New arts festival, Avellino (Dal 23 Luglio al 25 Luglio)

Lo si credeva accantonato per sempre. Invece, dopo un letargo di quattro anni, Interferenze ritorna
Interferenze 2010
Sight Below (The)
Leandro Pisano 2010
Interferenze 2010

Dal 2003 al 2006, Interferenze ha contribuito a riscrivere la storia dei festival di musica elettronica attraverso un eccezionale mix di performance elettroniche e landscape rurali contornati da spazi enogastronomici tipici (il Click ‘n’ Food), performance specifiche on site e numerosi interessanti Workshop. Nonostante il silenzio di quattro anni che ha calato fosche nebbie sul futuro dell'evento, una quinta edizione annunciata questa primavera non solo ha rilanciato l'esperienza ma l'ha addirittura raddoppiata in terra d’Oriente con Interferenze Seeds Tokyo 2010, proiezione nipponica del festival irpino svoltosi nella capitale giapponese il 26 e 27 giugno e presenziato, tra i tanti, anche da Otomo Yoshihide. E dal Giappone allo Stivale il salto è di appena un mese. Bisaccia, la località dell’avellinese ai confini con Puglia e Basilicata, scelta per l'occasione è incantevole.

C'è un clima quasi autunnale nei suoi 800 metri di altitudine e una miriade di beni culturali da visitare tra cui il Castello Ducale d’epoca Longobarda a pochi passi dal quale, attraversando il suggestivo centro storico, si trova la piazza centrale che fa da teatro alla gran parte dei concerti del festival. Ed è proprio in questa location che il 23 assistiamo alla prima performance di un certo rilievo per mano di Svarte Greiner, ovvero Erik K. Skodvin. Il norvegese usa chitarra e pedali dipingendo brumosi droni e live loop nel mood del suo ultimo ottimo Kappe, senza però eguagliarne del tutto le vette. E' una scaletta oscura quella della serata, e le tenebre raddoppiano (e trionfano) con la migliore performance dell'intero festival condotta da Thanasis Kaproulias (Novi_sad). Il greco rimesta dark ambient e isolazionismo, inscenando un attacco frontale al capitalismo anche grazie ai video live di Voltnoi che proietta incendi e sangue simulato, tensione allo stato puro.

Peccato per la successiva esibizione di Simon Scott, (ex Slowdive) autore di una confusa performance per batteria e laptop. Byetone conclude in bellezza la nottata con una minimal techno danzante il cui groove mitiga la severa temperatura. La serata successiva è condizionata dalla pioggia. Al Castello Ducale troviamo il dubstep giocattolo di Ikonika e la techno viscerale di Luciano Pizzella ma è Shackleton a conquistarsi la serata con un set orientato al ballo, tra ammiccamenti minimal techno e deephouse in salsa tribale. L'ultima serata invece altalena tra un set feroce dei napoletani Alluro e un'invisibile, ma non poteva essere altrimenti, Sawako come pure una parentesi concreta per cellulari e mezzi autocostruiti di Shintaro Miyazaki. Tocca però a The Sight Below (macchine) e Fennesz (chitarra) esaudire i desideri del pubblico accorso per buona parte proprio per l’ambient-shoegaze-noise del viennese.

E succede il colpo di scena: dopo una ventina di minuti lui abbandona lasciandolo sul palco il solo Sight Below a un set in cassa dritta tanto lodevole quanto monco. Non tornerà per la performance in solo prevista per dopo. E' quasi l'alba e il festival si chiude con tanto di coup de théâtre, tra il rammarico (legittimo) di pochi e la soddisfazione di tanti. È il festival ritrovato, e tanto basta.

copertina pdf #91
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