Arriviamo sotto palco verso le undici, sperando di trovare già Daniele che monta. Invece ci sono ancora i Kalamu, amatissima band combat-folk calabra, bravi musicisti, vedi soprattutto il fisarmonicista/violinista, ma con una formula davvero troppo usurata e quella retorica barricadiera a-tutti-i-costi e senza troppe sfumature che sinceramente non abbiamo mai retto e continuiamo a non reggere. Un po' troppo Cosenza City Ramblers, ecco, ma più crossover, con forti dosi di reggae, ska e funk (questi ultimi i momenti migliori).
Arriva Sepe e si trova davanti un pubblico abbastanza stanco, il Festival è al terzo e ultimo giorno e il suo mediterranean jazzrock, verace sì ma raffinato, è un po' fuori contesto (in un cartellone fatto di reggaedub, crossover-rap e set elettronici ravey). Formazione asciugata a chitarra-basso-batteria con i bravissimi Auli Kokko alla voce solista (in dialetto) e Marzuk Mejiri alle percussioni (e al cantato in arabo). Sepe prende il microfono e ricorda al pubblico che è lì sì per divertirsi ma anche e soprattuto per sostenere un progetto pro-Palestina, una raccolta fondi per la costruzione di alcuni asili per bambini. Poi parte con la sua versione reggae-rock di Peaches En Regalia: "Zappa era un compagno e se lo merita". Vabbè, Frank Zappa compagno è un mito tutto europeo, e italiano soprattutto, vecchio di quarant'anni almeno. Meglio comunque suonare Zappa per il motivo sbagliato che non suonarlo affatto. E poi Sepe come musicista è una goduria e spazza via tutti i dubbi ideologici.
Un talking facile facile ma efficacissimo in cui aizza i giovani dediti "allo sballo e ai piaceri della carne" contro il perfido arabo Marzuk (c'è spazio anche per un breve duetto free tra sax e voce), una cover da Brancaleone, un accenno di The Chicken di Pastorius, Campagna dei Napoli Centrale (semplicemente trascinante), e poi soli sempre generosi, tantissimo funk e reggae in salsa mediterranea, e chiusura con la tostissima Bulls On Parade presa in prestito dai Rage Against The Machine.
A fine concerto Daniele è visibilmente stanco. In un'ora e mezza si è fumato mezzo pacchetto di sigarette, le trasferte a tappe forzate lo stanno macinando, tipo dormire sette ore in tre giorni, ci dice. Il suo nuovo Fessbuk - Buonanotte al manicomio è come sempre interessante e con guizzi notevoli, sicuramente poi è un disco che fotografa - come si dice - l'Italia contemporanea (con la famosa polemica contro Saviano), ma non ci ha fatto impazzire. Dal vivo è tutta un'altra storia. Però Zappa compagno no, Danie'.
Scheda: Daniele Sepe
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